Cassino non sarà un’altra Pomigliano

fiat cassino piedimonte sgda edicolaciociara.it, di ignaziomazzoli 9 ott 2010 – Aquino. E’ stata un importante centro dei Volsci e poi città romana posta sulla via Latina. Oltre che di San Tommaso è patria di Decimo Giunio Giovenale poeta satirico romano, di Pescennio Negro governatore della Siria e Imperatore d’Oriente nel 193 e di Rinaldo d’Aquino poeta della “Scuola Siciliana”.
Venerdì 8 ottobre ore 17,30. La sala del consiglio comunale di questa cittadina di così lontane tradizioni ha tenuto a battesimo la prima iniziativa esterna della Associazione PerAlternativadicentrosinistra, che ha voluto affrontare il tema dei contratti dei lavoratori dopo il prendere o lasciare che la Fiat ha imposto nello stabilimento di Pomigliano in Campania.
L’iniziativa si è avviata dopo una importante riunione di operai Fiat dello stabilimento di Piedimonte S. Germano, iscritti alla Fiom. C’è da dire che molti altri, già fuori, aspettavano per seguire la riunione dell’Associazione e questo ha dato subito il segno che la scelta del tema per questa iniziativa era stato azzeccato e rivestiva interesse.
Si è entrati subito nel vivo attraverso gli interventi di Enrico Ceccotti che per il dipartimento economico del Pd segue le aree di crisi, e in particolar modo dopo che ha preso la parola il segretario nazionale della Fiom Enzo Masini che ha ripercorso le tappe e le amarezze della vicenda di Pomigliano e la lacerazione fra sindacati che ne è seguita. Importante il suo dire che ancora una volta ha messo in luce come troppo si sia mistificata la posizione del sindacato da lui rapprersentato. La Fiom in tutti i contratti che ha firmato in questi anni mai si è tirata indietro rispetto ai sacrifici di orario e di retribuzione per affrontare la crisi, ma sempre è stata irremovibile rispetto ai diritti costituzionali e quindi sindacali dei lavoratori. Tutti gli interventi che sono seguiti si sono misurati con questi temi.
E mentre oggi Cisl e Uil, senza Cgil, hanno manifestato a Roma in piazza del Popolo per un fisco giusto, per «meno tasse e più lavoro» su cui c’è l’accordo di tutti e che per questo obiettivo i tre sindacati all’inizio avevano lavorato insieme. Alla domanda “perché arrivare divisi?” Bonanni ha risposto “Perché in questi ultimi mesi ci siamo allontanati così tanto, che credo sia meglio per tutti arrivare a una piazza tutta nostra con richieste tutte nostre”.
Ad Aquino invece ieri sera Fiom, Fim e Uilm erano tutte insieme e c’è da dire che tutte hanno compiuto uno sforzo di dialogo.
“Cassino non sarà un’altra Pomigliano”. Questa importante affermazione è stata di Mario Spicola della Fim-Cisl ed è stata molto apprezzata da tutti. Certo a nessuno sfugge che in un momento in cui si tenta di cancellare definitivamente un contratto nazionale di riferimento potrebbe essere una battufa facile da pronunciare e fors’anche scontata come Francesco Giangrande della Uilm non ha tardato a rammentare, ma lo spirito con cui l’impegno è stato dichiarato beneficiava del contesto di un clima che ha costantemente evocato come la sopravvivenza della Fiat di Cassino sia frutto di una duratura unità sindacale. Ed in questo quadro che il sindacalista della Uil ha rivolto un apprezzamento all’iniziativa che si stava svolgendo perchè a suo dire c’era particolarmente bisogno di una sede dove rappresentare liberamente e a tutti, non solo operai, le ragioni di scelte e decisioni prese.
Nelle conosciute diversità una nota è stata chiara e martellante. Quella di dubitare della Fiat, dei sui impergni e del suo reale interesse per “Fabbrica Italia”. In molti hanno sottolineato come il cuore degli affari della Fiat si fa sempre più lontano dal nostro Paese, dall’italia. Ermisio Mazzocchi del Pd ciociaro lo ha affrontato con forza questo problema, ma su di esso sono tornati il socialista Spiridigliozzi ed il comunista Orlando Cervoni. Non solo dirigenti politici e sindacali hanno occupato le oltre due ore di confronto. Particolarmente atteso e seguito è stato l’intervento dell’operaio Pompeo Rasi, responsabile Fiom Cgil della Fiat di Piedimonte S. Germano che ha esposto una ricostruzione lucida e puntuale delle condizioni di crisi e di lotta dei lavoratori che sono dominati da incertezze per il loro futuro e quello delle famiglie. Preoccupazoione si, ma nessuna incertezza a misurarsi con le difficoltà ed i rischi.
Tutto bene dunque? La voglia di parlarsi oggi è già molto. Guai a non apprezzarla. Almeno tre riflessioni sono opportune, tuttavia, e si possono fare con serenità proprio grazie alle novità positive che abbiamo citato.
La prima considerazione riguarda l’unità sindacale. In particolare per un aspetto molto importante che è quello relativo alla rappresentanza e quindi la democrazia fra i lavoratori. Il tema anche ad Aquino è stato evocato più volte e con sottolineature diverse.
Non pare a noi che la Cgil si rifiuti di discutere di democrazia sindacale e di rappresentanza. Ci potrebbero essere anche altri temi comuni: la legalità, ad esempio. C’è una gran voglia di buone notizie, ma abbiamo dovuto aspettare per sapere dal segretario della Cisl Bonanni quando riprenderanno a discutere insieme. E’ importante saperlo per tutta l’Italia, dal momento che il sindacato è una solida barriera allo sfascio di questo paese. Abbiamo letto oggi su l’Unità la risposta a questa domanda: «Aspetto il nuovo segretario della Cgil per riaprire questo discorso e spetterà al nuovo segretario riaprire questo discorso…». Molto garbo verso Susanna Camussi. Ma non dovrà farsi tardi, perchè intanto si continuano a scavare profonde trincee.
A proposito di sindacato ci piacerebbe riprendere la discussione appena accennata da Giangrande su sindacato riformista e sindacato antagonista. Con l’aggettivo riformista in questi anni ci si è fatto a palla. Tutti erano riformisti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Forse vale proprio la pena di riparlarne ed anche presto avendo idee chiare di cosa riformare e in che modo. Non come per la riforma della Magistratura.
La seconda riflessione riguarda le forze politiche. Ieri oltre un dirigente sindacale nazionale quale Enzo Masini, c’erano anche altri due dirigenti impegnati in attività che li proiettano su tutta l’Italia, Enrico Ceccotti del Pd e Franco Argata della presidenza nazionale dell’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra (ARS). Insieme a loro dirigenti provinciali di altre forze del centrosinistra.
L’Associazione PerAlternativadicentrosinistra nasce con lo scopo di sollecitare costantemente una visione unitaria fra le forze del centrosinistra facendo conoscere tutte le proposte positive utili ai cittadini ed alla società; favorendo la presenza dei cittadini sui problemi, insegnando l’indispensabile indignazione contro le ingiustizie e la lotta democratica conseguente; svolgendo corsi di formazione per gli eletti (costituzione, leggi, normative e procedure) per una presenza nelle istituzionie sempre più all’altezza delle situazioni sociali, economiche e giuridiche.
Questo compito che si ritiene utile e importante per tutta la società proviciale deve veder i rappresentanti dell’Associazione assolutamente imparziali nelle iniziative unitarie. Che senso ha avuto far aprire e chiudere il dibattito al rappresentante del Pd? Sicuramente questa scelta viene interpretata come la vololntà di imporre un interlocutore e quindi denota una atteggiamento subalterno di chi ha promosso e costruto l’iniziativa. Ma così si fa un danno anche al Pd al quale va un grande apprezzamento per gli sforzi del suo segretario generale Pier Luigi Bersani, ma che qui non vengon apprezzati perchè la traduzione ciociara di questo partito è considerata responsabile di infiniti danni, di malcostume e della sconfitta del centrosinistra. Basta? Il giorno che si vorrà conoscere le posizioni di un singolo partito l’Associazione, in un’apposita iniziativa incontrerà pubblicamente dirigenti di quel partito e svolgerà, alla luce del sole, l’approfondimento necessario.
La terza ed ultima riflessione riguarda la donne e gli uomini di questa Associazione. Molti l’hanno già fatto notare: nei comportamenti bisogna fare sforzi in più per metter in luce questa organizzazione e per farla apprezzare. Non c’è da mimetizzarsi dietro altre sigle. Qualcuno iersera ha detto nel suo intevento “che bellissimo nome Associazione Per l’Alternativa di centrosinistra”. Forse gli richiamava alla mente l’Ulivo 2 o Nuovo Ulivo? Forse! Ma certamente per noi che l’abbiamo pensato significa voglia di far misurare, crescere, convivere, tutte le forze del centrosinistra italiano partiti e associazioni e questa è la nostra bussola. L’Italia ha bisogno di tutte queste forze. Questi anni di vuoto artificiale prodotti dalla veltroniana vocazione maggioritaria ci pesano mortalmente sulle spalle. Ciò non significa disconoscere i rapporti di forza fra i diversi partiti, anzi mi sento di dover augurare a Pier Luigi Bersani ogni successo per riuscire a fare grande il suo partito, ma ciò che dico significa che dobbiamo rispettare le organizzazioni tutte come soggetti egualmente importanti del patrimonio politico della sinistra italiana. Un invito mi sento di dover fare a ognuno di noi: dimostriamo sempre nei nostri impegni di essere preparati, di aver studiato, di sapere cosa vogliamo dire e a chi vogliamo dirlo. Tutti capiranno quanto li rispettiamo.

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ByIgnazio Mazzoli

Nato nel 1943. Fondatore e direttore di UNOeTRE.it. Risiede a Veroli in provincia di Frosinone. Lazio. Italia.

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