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Risanamento naturalistico del Viadotto Biondi

frana-viadotto-biondi frdi Giuseppina Bonaviri – Proposta operativa per un risanamento naturalistico del Viadotto Biondi. Negli ultimi 30 anni, gli abitanti di Frosinone hanno assistito al susseguirsi di interventi di ricostruzione della zona attigua al Viadotto Biondi che – al di là del monitoraggio che alla fine degli anni ’80 era stato condotto scientificamente dalla Italtekna con prescrizioni precise che, se seguite, avrebbero apportato miglioramenti a tutta la zona alta del capoluogo- hanno invece solo aggravato la condizione idrogeologica della parte interessata facendo franare terra, sogni, desideri, suggestioni deposti, con speranza ,nelle mani di amministratori dimostratisi distratti, incapaci, miopi. Non ci si è attenuti alle regole, nel rispetto dell’ambiente e del conseguente miglioramento della qualità di vita del cittadino, si è proceduto invece solo pensando a garantirsi rendite personale e poteri padronali.
La nostra proposta, che oggi condivideremo tramite questo dibattito aperto alle forze sociali e politiche, parte dal presupposto che solo rispettando la natura si è garanti dell’uomo e del suo conseguente benessere.
La valle, come buona parte della collina, è costituita da un terreno di arenarie e di argille che proprio per le caratteristiche organolettiche possedute non può sopportare carichi e pesi. Una condizione questa che richiede un rinforzo costante che può essere creato direttamente utilizzando gli stessi materiali di cui si compone il terreno tramite il rinsaldamento dei legami elettrochimici esistenti in natura. Per contrastare l’eccesso di acqua che si produce nel tempo, per cause antropiche oltre che naturali, si procede con sistemi non gravosi per la stabilità già tanto precaria del pendio: l’elettrosmosi che prevede il semplice inserimento di elettrodi nello stesso terreno franoso e che consente alla corrente elettrica di passare ininterrottamente appare il metodo più naturale e meno invasivo. La corrente si produce tramite l’utilizzo di semplici coppie galvaniche, composte di ferro-alluminio che vanno inserite direttamente nei punti critici del terreno o, anche, con l’utilizzo di panelli solari che, una volta terminato il risanamento, saranno dirottati agli ospedali, scuole, enti pubblici (ciò favorirebbe la riduzione dei gravosi oneri comunali al cittadino).
Il risanamento superficiale farà capo alla ricreazione delle superfici alterate dalla frana utilizzando lo stesso terreno franato, miscelato a calce idraulica. A copertura finale ci si avvarrà di un intervento di ingegneria naturalistica con la riproposizione della flora autoctona come la robinia- che nel 1984 fu completamente estirpata dalla amministrazione comunale “per migliorare la visibilità del panorama del Piazzale Veneto” velocizzando, così, lo smottamento del terreno che franò l’anno dopo- e con piante arboree ad ampio apparato radicale di tipo arbustivo come la ginestra dei carbonai e lo spinello odoroso che potranno essere donate direttamente dalla forestale e piantate dalla protezione civile senza aggravio economico alcuno. Ci si riserva di produrre, qualora l’amministrazione lo richiedesse, un piano di intervento articolato e dettagliato con costi e benefici.
In ultimo, perché la cittadinanza sia seriamente partecipe dal basso al processo di innovazione dei governi locali, proponiamo la creazione, su base meritoria, di una task force di esperti e tecnici locali che supervisioni e condivida dall’interno e da subito il percorso di risanamento che ci auguriamo decolli nell’immediato.

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ByGiuseppina Bonaviri

Giuseppina Bonaviri: Mi racconto. Mi chiamo Giuseppina Bonaviri, ho 54 anni e vivo a Frosinone.La mia storia inizia quando, mio padre Giuseppe, siciliano, uomo e poeta straordinario candidato nella terna del Nobel per la letteratura italiana per circa un ventennio, narratore della metà del "900 italiano più tradotto al mondo, innamorato di mia madre Raffaella, napoletana, decide di sposarla seguendola in Ciociaria.

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