
La rappresentazione della società che, nei giorni scorsi, è emersa poi dai dati resi noti da Bankitalia conferma lo stato della diseguaglianza socio-economica che rallenta il passo all’economia e ai processi di democrazia e di inclusività . Crescita della diseguaglianza, povertà , restringimento della partecipazione elettorale, appaiono le regole del gioco perverso che “viaggia parallelo alla indifferenza verso la politica e alle sue attuali procedure verticistiche” scenario, quest’ultimo, che ben si coniuga con l’immagine di una società sempre più diseguale e divisa. I dati di Bankitalia confermano, anche, il “progressivo peggioramento del reddito familiare medio e di un allargamento della forbice tra chi può e chi non può come i poveri relativi, gli impoveriti e a rischio di povertà ”.
Si assiste da un lato alla crescita della concentrazione dei redditi e dall’altro alla aumentata povertà di chi già non ha essendosi raddoppiata, negli ultimi quattro anni, la fascia di coloro che sono caduti in povertà . La ricchezza si è così concentrata nel 64% della popolazione: poco più di due terzi dentro, tutti gli altri fuori. E’ evidente che l’andamento della forbice sociale abbia ricadute, allora, anche sulla politica. Avendo, così, la partecipazione subito un declino progressivo negli ultimi 20 anni alle ultime consultazioni politiche hanno votato circa il 75% alla Camera e 70% al Senato “cifre che rispecchiano quelle relative al numero delle persone nelle mani delle quali sta la ricchezza”. A conferma rimare un dato: la politica è praticata da chi meglio si posiziona nella società perché, non avere la propria voce rappresentata non comporta migliorie in termini di diritti e uguaglianza. ” Il divario che nasce tra classi sociali, elettori, cittadini e politici corrisponde ad una società sempre più divisa, con pesi sociali sempre meno proporzionati e sempre più ineguali”.
Per quanto ci riguarda, poi, il nostro entroterra sta anche facendo i conti con un alto tasso di dispersione scolastica –epifenomeno che stiamo studiando- mentre appare sempre più chiaro che non si può continuare a ragionare solo in termini di emergenza compromettendo servizi essenziali come scuola, sanità , lavoro. Restituire trama e protagonismo alla nostra Provincia ci pare l’atto più alto e generoso che si possa fare. Le nostre istituzioni locali possono lavorare meglio di quanto possa fare lo Stato centrale.
E, in questa direzione, va il Patto di Solidarietà Sociale istituito dalla Provincia di Frosinone. Si sta lavorando ad interrompere le accresciute disuguaglianze e l’indebolimento del tessuto sociale. Il nostro percorso intende favorire la valorizzazione dei talenti di ognuno, rilevarne le competenze mettendo a frutto progetti equi a garanzia di giovani, donne, aree svantaggiate, rilanciando in condizioni di pari opportunità coesione sociale, competenze aggiornate, capitale umano. Il lavoro provinciale che abbiamo avviato è a garanzia di quel benessere che, passando dall’istruzione, rappresenta il vero investimento per le giovani generazioni. Stiamo rimettendo in moto speranze individuali e collettive a vocazione territoriale.

