Incontri con le donne del PD

ilsecolodelledonne 680

ilsecolodelledonne 680dal PD di Frosinone – La battaglia delle donne è una battaglia di civiltà per l’Europa
La Costituzione italiana ha delle madri, oltre che dei padri.
Tra le Madri Costituenti, nove erano comuniste, tra cui cinque dell’UDI (Adele Bej, Nadia Gallico Spano, Nilde Jotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi )
Nove democratiche cristiane (Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Guidi Cingolani, Maria Nicotra, Vittoria Titomanlio).
Due socialiste ( Angelina Merlin e Bianca Bianchi) e una della lista “Uomo Qualunque” (Ottavia Penna Buscemi).
Tutte le Madri, con il loro impegno e le loro capacità, segnarono l’ingresso delle donne nel più alto livello delle istituzioni rappresentative.
Ma dopo sessnat’anni di battaglia anche dure, i diritti delle donne rischiano di arretrare.

Il rischio lo corrono oggi le donne spagnole che con lo slogan “Yo decido” hanno lanciato la protesta contro la legge Rajoy che limita fortemente l’autodeterminazione delle donne, in materia di interruzione della gravidanza.

Ma l’Italia non è certo distante da questi problemi. Sia per quel che riguarda il tema dell’aborto, con l’applicazione della 194 messa a rischio dal gran numero di medici obiettori, sia per quel che riguarda la violenza di genere o le scelte che rendano praticabili le scelte di libertà delle donne e delle giovani donne ancora di più.

Nel Lazio, ad esempio, oltre il 90% dei medici è obiettore e una struttura pubblica Mai più complicisu tre non esegue l’intervento. Sfiora il 70% invece la quota di ginecologi che si rifiutano di praticare l’aborto per una questione etica. Nel Lazio in 10 strutture pubbliche su 31, esclusi gli ospedali religiosi e le cliniche accreditate, non si eseguono interruzioni di gravidanza. Tra queste, 2 sono strutture universitarie (Tor Vergata e S. Andrea), che dunque disattendono anche il compito della formazione dei nuovi ginecologi, sancito dall’articolo 15 della legge 194″. denuncia la Libera associazione italiana dei ginecologi per l’applicazione della legge 194 (Laiga)

E non possiamo tacere sui numeri del femminicidio: 134 nel 2013 e 129 nell’anno precedente a testimoniare come non sia tramontata l’idea di donna “proprietà” dell’uomo.

Non aiuta certo la crisi economica. Sono impietosi i dati pubblicati da Repubblica sul “capitale umano” che rappresentano le donne: un valore pro-capite di 231 mila euro e cioè il 49% meno rispetto agli uomini. “Il differenziale è da mettersi in relazione alle differenze di remunerazione esistenti tra uomini e donne, ma anche al minor numero di donne che lavorano e al minor numero di anni lavorati in media dalle donne nell’arco della loro vita”, ha spiegato l’Istat. Tuttavia, “poiché le donne prevalgono di gran lunga nel lavoro domestico”, le differenze di genere si riducono sommando alle attività professionali tradizionali quelle di lavoro domestico. Un calcolo più equo che porta le donne a un valore pro-capite di 431mila euro (+12,3% rispetto ai maschi).

Le donne, ancora oggi, guadagnano meno degli uomini e fanno meno carriera. Come se non bastasse, soprattutto con le recenti riforme, le donne devono lavorare di più per andare un pensione con meno degli uomini. Un problema non solo italiano che ha spinto la le donne del PSE, Partito Socialista europeo a dar vita ad una battaglia per la parità salariale.

Dunque in questo momento, sono in gioco non solo i diritti delle donne, ma le condizioni di uguaglianza e le opportunità di crescita per tutti i cittadini e tutte le cittadine europee. Questo deve essere un punto chiaro della sfida nuova che ci attende il 25 maggio prossimo, giorno in cui eleggeremo il nuovo presidente della Commissione Europea.

Aborto, contrasto a stereotipi e linguaggi sessisti, lotta alla violenza maschile, valorizzazione del capitale femminile, percorsi di carriera e equa rappresentanza in tutte le posizioni apicali dei settori pubblico e privato, conciliazione dei tempi privati e di lavoro, condivisione dei carichi di cura, leggi elettorali paritarie: abbiamo di fronte, partendo dal punto di vista femminile, un programma largo di cambiamento.

Non si tratta di rivendicare spazi e occasioni solo delle donne, o di rilanciare quelle che sono state considerate da sempre, con uno sguardo miope, questioni femminili, ma di un cambio di paradigma culturale, che metta al centro le persone, l’uguaglianza, la democrazia.

L’Europa deve diventare un modello di sviluppo sostenibile, di convivenza democratica, dove ci sia una condivisione piena di valori che sono l’essenza stessa dell’essere europei, oltre che l’unica opportunità per ritrovare un posto nel mondo.

Per fare questo è decisivo che su alcune questioni si compia una battaglia dentro tutta la Ue senza confinare valori, libertà, diritti e opportunità ai singoli stati.

Il 2014, anno decisivo per l’Europa – con le elezioni e il rinnovo della Commissione – deve essere l’anno in cui si afferma, in modo coerente con lo spirito dei fondatori dell’Unione, un’idea di Europa della crescita, dell’uguaglianza, dei diritti delle persone, del benessere.

E’ per riflettere sui temi di questa campagna elettorale che le donne del Partito Democratico del Circolo di Frosinone, organizzeranno una serie di appuntamenti che vogliono accompagnare la campagna elettorale per le Europee 2014 con uno sguardo “di genere”.

I primi appuntamenti si svolgeranno a Frosinone questo mese, giovedì 13 marzo, alle 18.00 presso il cinema ARCI, con la prof.ssa Fiorenza Taricone sulla sui diritti delle donne e sugli stereotipi di genere, e poi il 27 marzo sul lavoro, la crisi economica e le donne.

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