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Uno spettro si aggira per l’Europa…

laltra verita di Odessa non incidente ma strage

Laltra verita di Odessa non incidente ma stragedi Alexander Höbel – Uno spettro si aggira per l’Europa… Purtroppo però non è quello del comunismo, ma quello del suo più radicale antagonista storico. È lo spettro del fascismo che, con modalità nuove ma anche in forme tristemente note, si sta riaffacciando sullo scenario politico del Vecchio continente. La forte e inquietante presenza di Alba dorata in Grecia, l’avanzata elettorale del Fronte nazionale della Le Pen in Francia, il consolidarsi di governi apertamente reazionari nell’Europa orientale, a partire dall’Ungheria di Orban e del movimento parafascista Jobbik, costituiscono segnali molto preoccupanti, sinora di fatto ampiamente sottovalutati dall’opinione pubblica e dalle forze politiche democratiche. Il problema, al contrario, ha solide basi strutturali nella crisi capitalistica globale che imperversa dal 2007, e più in generale in quel processo di deindustrializzazione e declino produttivo dell’Europa che si manifesta ormai da tempo, oltre che nelle mancanza di risposte politiche adeguate da parte delle forze progressiste, che hanno quindi lasciato ampi spazi per la crescita di movimenti populisti e xenofobi, quando non apertamente neofascisti. In alcuni contesti, anzi, tali movimenti sono stati incoraggiati e sostenuti con la stessa irresponsabilità con cui per anni gli Stati Uniti hanno foraggiato gruppi e forze dell’integralismo islamico (in funzione antisovietica, antijugoslava ecc.), salvo poi lanciare, dopo l’11 settembre, la “guerra globale al terrorismo”.
In questo senso, lo scenario in cui stanno accadendo le cose più gravi è senza dubbio quello dell’Ucraina. Qui un governo definito “filo-russo”, guidato dal presidente Janukovyč, figura discussa ma democraticamente eletta, è stato rovesciato dai moti di piazza Maidan, egemonizzati da forze di estrema destra, dai nazionalisti di Svoboda ai neonazistiStrage ad Odessa di Pravy Sektor (Settore Destro), fiancheggiati e probabilmente anche addestrati in ambito NATO (leggi).

Secondo fonti del settimanale polacco “Nie”, rilanciate dal sito Voltairenet.org, già nel settembre 2013, 86 membri del Pravy Sektor furono invitati in Polonia dal ministro degli Esteri polacco Sikorski e addestrati presso il centro di formazione della polizia Legionowo. D’altra parte, nel febbraio scorso l’intercettazione di una conversazione telefonica tra l’ex portavoce del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland, e l’ambasciatore statunitense a Kiev, Geoffrey Pyatt, aveva rivelato l’attivismo USA sullo scenario ucraino, confermato dall’impegno sul campo del vicepresidente Joe Biden. All’epoca aveva fatto scandalo la frase pronunciata dalla Nuland riguardo a possibili riserve dell’Unione europea (“vada a farsi fottere!”), ma la sostanza politica della conversazione era stata di fatto accantonata.
Né meno eloquenti sono stati il viaggio a Kiev del capo della CIA Brennan, a poche ore dall’avvio dell’operazione speciale delle forze armate ucraine contro i separatisti filo-russi, o la presenza in Ucraina di numerosi mercenari, tra cui i contractors della Greystone Ltd – una società, spiega Ennio Remondino, “sussidiaria della Academi, a sua volta erede della discussa società Blackwater. Scatole cinesi che secondo alcune fonti coprirebbero comunque l”esercito privato’ del Dipartimento della Difesa e del Dipartimento di Stato americani”.
Dal canto suo, il nuovo governo ucraino, quello autoproclamatosi guidato da Turchynov, dopo la presa del potere, si è distinto subito per una linea apertamente nazionalista e russofoba e per una serie di provvedimenti a danno della consistente minoranza russofona del paese, ingenerandone la forte preoccupazione e stimolandone le istanze separatiste; ma la preoccupazione e il dissenso sono andati presto ben oltre i russofoni, riguardando di fatto tutti gli antifascisti e i progressisti ucraini. Le aggressioni a sedi ed esponenti del Partito comunista ucraino, alcuni dei quali sequestrati o uccisi dalle squadracce neonaziste, hanno costituito un segnale d’allarme che ben pochi in Occidente hanno voluto cogliere, così come l’aggressione nello stesso Parlamento del leader comunista Symonenko.
Quanto alle istanze separatiste nei confronti di uno Stato ormai nelle mani di queste forze, esse si sono rivelate largamente maggioritarie in Crimea e tali appaiono, alla luce dei risultati del referendum, anche nelle zone orientali dell’Ucraina. Qui però la reazione della “giunta” insediatasi a Kiev è stata violentissima. I movimenti indipendentistici sono stati repressi nel sangue e ancora una volta, a dar man forte a esercito e polizia, ci sono stati i nazifascisti di Pravy Sektor. È soprattutto a loro che si deve l’orrenda strage di Odessa, dove – dopo alcuni scontri tra una minoranza di russofoni e una massa di nazionalisti ben equipaggiati di armi e bastoni – gli antifascisti filo-russi si sono rifugiati nella Casa dei sindacati, che è stata data alle fiamme dai neonazisti, i quali hanno finito a sprangate coloro i quali uscivano dall’edificio o si lanciavano dalle finestre. Secondo alcune ricostruzioni, anzi, all’interno stesso dell’edificio decine e forse centinaia di persone, tra cui molte donne, “sarebbero state picchiate a morte, accoltellate, stuprate, strangolate od oggetto di esecuzioni sommarie”.Ucraina
Al di là dell’esatta dinamica degli eventi, quella di Odessa è stata in ogni caso una strage orribile, che ricorda episodi avvenuti in Europa all’affacciarsi del nazifascismo, dagli incendi delle Camere del lavoro in Italia al rogo del Reichstag in Germania. E anche a Mariupol si sta assistendo a episodi gravissimi, con decine di morti provocati dalla repressione condotta assieme da esercito e gruppi fascisti.
Quello in corso in Ucraina, dunque, si va manifestando sempre più come uno scontro tra forze nazionaliste e neofasciste da un lato, e antifascisti e russofoni dall’altro. Rispetto a tutto questo, la reazione delle forze democratiche e degli antifascisti europei è stata vicina allo zero, quando non segnata dall’aperto appoggio ai golpisti di piazza Maidan. Del resto, l’opinione pubblica è stata fortemente orientata dai grandi mezzi d’informazione, quasi tutti impegnati a diffondere la retorica dell’Orso russo che minaccerebbe la piccola Ucraina, con pochissime eccezioni, tra cui Pandora TV, il sito internet Marx21.it o la pagina Facebook “Con l’Ucraina antifascista”.
Si tratta di una scelta politica particolarmente miope e irresponsabile, di cui alcuni in Europa cominciano a rendersi conto. Anche in altre fasi della storia, settori delle classi dirigenti hanno pensato di poter usare movimenti fascisti per i loro disegni, ma quasi sempre la cosa è sfuggita loro di mano. Si potrebbe parlare di “apprendisti stregoni”, ma mi pare più adatta la metafora usata da Ingmar Bergman, che in un suo straordinario film, parlava di “uova del serpente”. Sono uova che, se covate e protette, possono schiudersi del tutto, facendo emergere forze che la coscienza democratica europea dovrebbe respingere senza esitazioni di alcun tipo. Spetta dunque a democratici, antifascisti e progressisti europei “battere un colpo” in questa vicenda, evitando di favorire, con la propria inerzia o peggio, il riaffacciarsi del fascismo e della guerra (per ora, della guerra civile) nel cuore del Vecchio continente.

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Alexander Höbel

ByAlexander Höbel

Alexander Höbel (Napoli, 1970) è dottore di ricerca in Storia presso l’Università “Federico II” di Napoli e studioso di storia del movimento operaio. Curatore de Il PCI e il 1956 (La Città del Sole, 2006), ha pubblicato La strage del treno 904. Un contributo delle scienze sociali (con Gianpaolo Iannicelli, Napoli, Ipermedium, 2006) e Il Pci di Luigi Longo (1964-1969) (Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 2010). Ha collaborato con la Fondazione Di Vittorio e l’Istituto per la storia del movimento di liberazione in Italia. Borsista della Fondazione Luigi Longo, è autore di Luigi Longo, una vita partigiana (1900-1945), Roma, Carocci, 2013. Collabora con la Fondazione Istituto Gramsci, per la quale cura il lavoro di redazione della rivista “Studi storici”.

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