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Grazie tanto vituperato sistema proporzionale!

Il voto europeodi Ivano Alteri – Vola il Pd di Renzi, arretra Grillo, crolla Berlusconi, boccheggiano i berluschini, persistono i leghisti, tira un sospiro di sollievo la sinistra radicale. Gli astenuti vincono su tutti, ma il mondo va avanti senza di loro o contro.

 

 

 

 

  {tab=Renzi}

Il Pd di Renzi. Dire che ha vinto “il Pd” è una mezza verità. Affinché sia intera, bisogna necessariamente aggiungere “di Renzi”. Lo diciamo innanzitutto a noi stessi, per risparmiarci l’illusione che sia davvero accaduto qualcosa di sinistra. La sinistra, in effetti, qualcosa di grande l’ha fatta: ha preservato per l’Italia quel partito, l’organizzazione che era del Pci, senza il quale oggi non sarebbe possibile alcuna politica. Non è cosa da poco, se si considera che nessun’altra cultura politica ha saputo fare altrettanto: non quella cattolica, da cui proviene Renzi, non la socialista, tanto meno quelle repubblicana e liberale. Tuttavia, il gruppo dirigente ex comunista del partito non ha mai rivendicato questo merito. Allora lo facciamo noi, che del Pd non facciamo parte, e questa volta non lo abbiamo neanche votato.
Ma se aver preservato il partito è un gran merito, è un grave demerito averlo reso disponibile per scopi lontani dalla rappresentanza popolare, che non si manifesta soltanto nel voto, bensì nelle politiche tra un voto e l’altro. Aver gentilmente donato ottanta euro, con tanto di scritta “Renzi” sulla busta paga (immaginate cosa si sarebbe detto se l’avesse fatto Berlusconi) per poi procedere spediti con l’ennesima “riforma” del diritto del lavoro che rende perenni precarietà e sottomissione, somiglia troppo ad un tradimento di quella rappresentanza. Ciò è avvenuto anche a causa di quella classe dirigente ex Pci, ormai decotta, indecisa a tutto, imbelle, vergognosa della propria cultura politica, ormai rassegnata alla gestione dell’esistente, arresa al pensiero dominante del potere dominante.
Tuttavia, lo strumento c’è, e non è detto che un giorno non possa essere di nuovo utilizzato per gli scopi propri, come nelle intenzioni di chi l’aveva ben pensato, progettato e realizzato.

{tab=Grillo}

Grillo e il cambiamento. Con l’avvento di Grillo e dei grillini abbiamo assistito allo scontro Cambiamento vs Cambiamento. La romanticheggiante promessa di palingenesi, l’accusa reiterata del “siete tutti uguali”, il misconoscimento, quindi, di forze sinceramente e storicamente propense al cambiamento, hanno indotto il movimento allo scontro con tutto e tutti, favorendo (al di là delle intenzioni e perlomeno fino ad ora) soltanto la Conservazione.
Ora che è avvenuto il cedimento che temevamo, il primo cambiamento dovrebbe apportarlo innanzitutto a se stesso, iniziando a darsi un’organizzazione “reale” sui territori, cercare alleanze sociali e politiche, e tutto quell’armamentario della buona politica, che non è vecchia paccottiglia ma antichità pregiata.

{tab=La fine di B.}

La fine di Berlusconi. Berlusconi è finito. La favoletta che abbiamo ascoltato per anni, ripetuta fino al parossismo, secondo cui per lui non era mai possibile pronunciare la parola fine, col suo medico personale a definirlo perfino “tecnicamente immortale”, non è più vera, ammesso che lo sia mai stata. L’immagine che più efficacemente ne ha fornito la prova storica è l’intervista in cui Bruno Vespa, come sottolineato da Crozza, sembrava un “giornalista vero”. Se non fosse effettivamente finito, Vespa sarebbe stato il “giornalista” di sempre; questo è sicuro. Ora Berlusconi vedrà il suo mondo progressivamente sgretolarsi, le sue “intraprese” disperdersi in mille rivoli, quelli che l’hanno aiutato a costruirle riprendersi il proprio e, se tutto andrà bene, i suoi figli vegetare nella loro esistenza parassitaria.
Ma ci terremo il berlusconismo ancora per qualche tempo, con le sue fregole leaderistiche, corruzione, illegalità e immoralità diffuse, rapporti umani degradati, totale disprezzo per il bene comune, egoismo a go go, e tutti gli accidenti che da esso, o attraverso esso, ci sono pervenuti.

{tab=Berluschini}

I berluschini. La destra italiana, che su Berlusconi aveva riposto tutte le sue speranze, ora dovrà ricominciare tutto daccapo, di nuovo. Incapace di produrre una classe dirigente decente, sin dalla nascita dell’Italia, ha sempre cercato di trovare riparo dietro le spalle del duce di turno, nella speranza che preservasse i suoi esclusivi interessi di parte, non riuscendo mai a concepire quelli del Paese. I berluschini di Alfano, a quanto sembra, non sono la sua nuova via. Speriamo che non ne trovino una peggiore che ci avvii verso qualche altra catastrofe.

{tab=La Lega}

La persistenza dei leghisti. Le sembianze trogloditiche della politica della Lega non dovrebbero riuscire a nascondere alcuni meriti che pure la Lega ha, come il voto segnala. Noi glie ne riconosciamo almeno due. Il Primo. Un paese come l’Italia, i cui territori e città hanno prosperato per mille e cinquecento anni nella separatezza, avrebbe dovuto fare molta più attenzione alla loro cura, dopo l’unificazione. Essi hanno prodotto nei secoli storia, arte, scienza, cultura, tradizioni, sapori che sono peculiari del nostro Paese, e che dovrebbero essere messi al riparo dalla famelica globalizzazione che tutto sta annientando. La Lega ha saputo porre al centro dell’attenzione di tutti noi tali valori, pur nei modi che conosciamo; e ciò non può essere sottaciuto. Secondo. La consapevolezza ora diffusa di un processo risorgimentale accidentato, caratterizzato da una discussione politica strozzata e incompiuta, spesso da atti di predazione anche truculenti ad opera del Nord ai danni del Sud, lo dobbiamo all’esistenza di una forza disgregatrice come la Lega, che ci ha indotto a riflettere sulla gracilità della nostra convivenza nazionale. Tale consapevolezza, perciò, è anche suo merito, ed è la premessa necessaria, per quanto insufficiente, per la nascita, finalmente, di un vero Paese con un vero popolo.

{tab=Tsipras}

La sinistra “radicale”. Nonostante la persistente tendenza al frazionismo, una visione idealistica della lotta politica, i malcelati personalismi, gli ostacoli frapposti da arbitrari sbarramenti elettorali, la sinistra radicale c’è ancora, per quanto minoritaria. Ora si tratta di vedere se, quella minoritaria, è soltanto una condizione contingente o una vera e propria vocazione ineliminabile. Innanzitutto, dovrebbe iniziare a darsi finalmente una vera struttura organizzata. Sappiamo che ciò preoccupa qualcuno, perché potrebbe rimettere in discussione le posizioni conquistate dai vari personaggi, ma noi non condividiamo tale preoccupazione. Intanto, perché non è detto che accada; e poi, se anche dovesse accadere, dovrebbe essere un sacrificio necessario, per evitare di condannarla alla perenne inefficacia politica, rendere davvero inutili i voti dei suoi tenaci elettori e dare la definitiva impressione di essere un’iniziativa del tutto personalistica. Forse, allo scopo, le sarebbe utile riflettere proprio sul suo carattere radicale, che per molti di noi che per la prima volta l’abbiamo votata, non significa una presunta purezza di spirito o la spinta irrefrenabile a rispondere sempre no a tutto ciò che si muove, ma l’irrevocabile scelta di stare sempre dalla parte della povera gente, cioè del Lavoro in tutte le sue espressioni storiche. Questa è l’unica radicalità che riusciamo a concepire per una forza politica di sinistra. Dovrebbe recuperare i ferri del mestiere di un’antica tradizione che nel corso del Novecento ha consentito a milioni di esseri umani di trasformarsi da plebe indistinta, carne da cannone, massa asservita, in classe capace di produrre Storia, in cittadini liberi e consapevoli. Dovrebbe, infine, tenere sempre presente di non essere l’unica sinistra possibile.

{tab=Astenuti}

Gli astensionismi. Sbaglierebbe la politica se non tenesse nel dovuto conto che quasi il cinquanta per cento dei nostri concittadini ha disertato le urne, o le ha frequentate per imbucarvi una scheda bianca o nulla. Tra essi ci saranno anche i famigerati e detestabili indifferenti, ma anche altri che invece sulla politica avevano riposto fondate speranze, e indifferenti non lo sono affatto. Essi sono stati espulsi a calci dalla politica, rendendo inutile ogni loro gesto, dal voto alla manifestazione di piazza; e ora si ritrovano ad affogare nella frustrazione e nella rabbia, oltre a soffrire quelle condizioni materiali pessime da cui la propria classe politica non ha saputo preservarli.

Alla luce di queste riflessioni, infine, bisognerebbe notare che il tanto vituperato sistema proporzionale utilizzato alle elezioni europee, sarà magari incapace, come dicono, di garantire la governabilità, ma intanto ci ha dato la possibilità di constatare e misurare quali siano effettivamente i bisogni strutturali del nostro Paese, così come si sono manifestati nel voto: l’esistenza di partiti, in generale, e di un grande partito progressista, in particolare; una massiccia partecipazione individuale, anche per mezzo degli strumenti virtuali, ma non solo, che vivifichi costantemente la democrazia a tutti i livelli; una destra che produca finalmente una classe dirigente degna, non para mafiosa, non fascista, non berlusconista, non egoista, che conosca almeno l’abc del bene comune; una cura pedissequa dei territori e della loro autonomia, arte, cultura e tradizione, da parte di tutte le istituzioni pubbliche; una sinistra, dentro e fuori il pd, che rifugga come la peste ogni tendenza alla frammentazione, recuperi gli strumenti organizzativi e d’analisi fornitele dalla propria tradizione, che renda irrevocabile la propria vocazione popolare, che torni a riporre una nuova fiducia in se stessa e recuperi la consapevolezza di essere utile alla propria gente e al Paese; un urgente recupero di quei cittadini che hanno disertato il voto, chiamandoli energicamente ad esserci di nuovo, politicamente, in tutto quel che accadrà tra un voto e l’altro. Non è poco, per essere soltanto un sistema elettorale.

Frosinone 26 maggio 2014

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Ivano Alteri

ByIvano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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