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Il voto rafforza il no alle riforme di Renzi

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matteo-renzi-maria-anna-madiadi Gianni Ferrara da il manifesto – La vit­to­ria del Par­tito demo­cra­tico e del suo lea­der, meglio, la vit­to­ria di Renzi, lea­der del Par­tito demo­cra­tico e Pre­si­dente del con­si­glio, per gli effetti luci­da­mente indi­vi­duati da Norma Ran­geri su que­sto gior­nale, è stata indub­bia­mente straor­di­na­ria. Renzi ne ha dedotto che «ora non ci sono alibi per le riforme». A comin­ciare da quelle costi­tu­zio­nali. Intende così trarre dal voto la legit­ti­ma­zione popo­lare a farle. C’era da aspet­tar­selo come c’è da aspet­tarsi che a dar­gli ragione accor­re­ranno in molti. Ma que­sta legit­ti­ma­zione non c’è stata. Le ragioni per negare che sia avve­nuta non sono poche.

Le più attuali, per­ché mani­fe­state all’opinione pub­blica, sono quelle ripe­tu­ta­mente dichia­rate dallo stesso Pre­si­dente del con­si­glio. Renzi ha più volte affer­mato che il signi­fi­cato poli­tico dell’elezione per il Par­la­mento euro­peo era quello di otte­nere che l’Ue abban­do­nasse la poli­tica dell’austerity per adot­tare quella della cre­scita, ed in via gene­rale, che, con l’elezione, si doves­sero rap­pre­sen­tare e far valere gli inte­ressi dell’Italia in Europa. Negli ultimi giorni della cam­pa­gna elet­to­rale aveva poi insi­stito sulla irri­le­vanza del voto quanto ad atti­vità e durata del governo. Di con­se­guenza, durante tutta la cam­pa­gna elet­to­rale, cor­ret­ta­mente, non si è fatto alcun cenno alle riforme costi­tu­zio­nali. Il loro iter par­la­men­tare d’altronde era stato inter­rotto dopo l’approvazione di un ordine del giorno che impe­gna la prima Com­mis­sione del senato a tra­sfor­mare ampia­mente, nel pro­sie­guo dell’esame, il testo pro­po­sto dal governo. Inter­ru­zione dovuta al pas­sag­gio ad un altro tema, ad un altro punto dell’ordine del giorno della poli­tica ita­liana. Baste­reb­bero que­ste con­sta­ta­zioni per esclu­dere ogni sorta di auto­riz­za­zione, man­dato, con­senso del corpo elet­to­rale a Renzi di imporre al Par­la­mento l’approvazione delle sue pro­po­ste di “riforme” della Costituzione.

A que­ste ragioni se ne aggiun­gono comun­que ben altre. Una di esse è della mas­sima evi­denza. A deter­mi­narla è la dimen­sione della sua vit­to­ria. Una vit­to­ria che deve far riflet­tere per­ché pone sul banco di prova l’accoppiata legge elettorale-riforma del Senato, inve­stendo niente meno che la forma di governo e coin­vol­gendo la forma di stato. Ebbene, la prova con­ferma inte­ra­mente le ragioni dell’opposizione già ripe­tu­ta­mente moti­vata all’una e all’altra riforma e a tutte due insieme.

Una mag­gio­ranza come quella risul­tante dall’elezione del Par­la­mento euro­peo incre­men­tata dal pre­mio, più o meno modu­lato, pre­vi­sto dal dise­gno di legge già appro­vato della Camera ed ora al Senato (A S. n. 1385) darebbe al Pre­si­dente del con­si­glio un potere che non esito a defi­nire asso­luto. Per­ché, incom­bente sulla fun­zione legi­sla­tiva, la assu­me­rebbe, ridu­cen­dola a tra­du­zione dei dik­tat del Pre­si­dente del con­si­glio in norme di legge. Con effetti che potreb­bero essere anche irre­ver­si­bili per­ché la fun­zione legi­sla­tiva sarebbe con­cen­trata in una sola Camera con l’altro ramo del Par­la­mento ridotto a simu­la­cro di assem­blea parlamentare.

A tale potere se ne aggiun­ge­rebbe un altro. Quello ampia­mente con­di­zio­nante la com­po­si­zione degli organi costi­tu­zio­nali di garan­zia, Con­si­glio supe­riore della magi­stra­tura, Corte costi­tu­zio­nale, oltre che l’elezione del Pre­si­dente della Repub­blica. Si metta poi in conto che, in quanto lea­der della mag­gio­ranza, un Pre­si­dente del con­si­glio ha già sele­zio­nato i par­la­men­tari nel for­mare le liste dei can­di­dati alle ele­zioni, stante la ridu­zione dei par­titi a comi­tati elet­to­rali dei leader.

La straor­di­na­ria vit­to­ria del lea­der del par­tito demo­cra­tico di dome­nica scorsa si col­loca così all’opposizione delle riforme costi­tu­zio­nali che que­sto lea­der intende rea­liz­zare. Affer­mare che que­sta vit­to­ria è fonte di legit­ti­ma­zione di tali riforme è affer­mare il falso. Que­sta vit­to­ria non lo è. Dome­nica scorsa il corpo elet­to­rale non ha defe­rito nes­suna delega costi­tuente, non ha cele­brato nes­sun ple­bi­scito preventivo.

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