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Ma stiamo vivendo uno storico passaggio?

e.mazzocchi 350 260

e.mazzocchi 350-260di Ermisio Mazzocchi – Dobbiamo avere la consapevolezza, prima di altri come Partito Democratico, che quello che stiamo vivendo è un passaggio storico. Da questa constatazione deriva la necessità di una grande svolta. Una svolta vera, senza sognare “regni che non esistono”. Il voto europeo ha modificato i rapporti di forza tra i partiti, consentendo al PD di accelerare la politica riformatrice che dovrebbe prefigurare un nuovo modello di sviluppo. Un processo non secondo schemi tradizionali, appartenenti al secolo scorso che sono inadeguati rispetto alla difficoltà e alla grandezza dei problemi confinati nell’orizzonte europeo e in quello della globalizzazione. Significa la rottura di un vecchio “ordine” per aprire all’elaborazione di una visione più alta e più moderna dell’Italia capace di ridefinire un nuovo “ordine” nell’interesse nazionale. Si tratta di fare in modo credibile una grande operazione di rinnovamento che sia in grado di sconfiggere le resistenze conservatrici e liberare il paese da pesi che ne frenano la crescita e la sua modernizzazione. Mettere il paese nelle condizioni di reggere alle sfide sempre più complesse rimane l’obiettivo di una politica rivolta alla riforma delle istituzioni e a quella della società. Non mi soffermo su la riforma del Senato che in questi giorni è oggetto di un aspro confronto. Ritengo utile riportare le considerazioni fatte ad alcuni episodi che hanno investito il nostro territorio. La modernizzazione e la rifondazione dello Stato passa anche attraverso una revisione delle sue articolazioni sul territorio. Si è aperto un confronto accompagnato da proposte e da progetti su una revisione di tutta l’articolazione istituzionale. La vicenda Cosilam/ASI è stata è quella più dirompente per avere posto al centro una ristrutturazione di enti doppioni nelle loro funzioni e nelle loro formazioni amministrative (CdA). Il PD ha dimostrato coerenza e responsabilità perseguendo l’obiettivo di un nuovo “ordine” che non risponde solo alla spending review ma si inserisce in una logica di ricerca di un nuovo modello dell’assetto organizzativo delle istituzione che deve rispondere alle considerazioni che abbiamo fatto. La questione Cosilam sarebbe riduttiva se circoscritta a una semplice operazione di “risparmio economico”, ma acquista valore se ad essa segue una formulazione di un “unicum” referente per la programmazione della crescita economica dl territorio. La proposta di legge del consigliere regionale Daniela Bianchi di una riforma degli enti industriali è dentro questo progetto. Il fronte di una revisione di un alleggerimento delle articolazioni territoriali direttamente di competenze della regione o di una loro migliore funzionalità ASL, SAf, si è esteso sino a lambire le Camere di Commercio (di competenza del governo nazionale), le Comunità montane, i Consorzi di bonifica per arrivare a una ipotesi di “città metropolitana” che avrebbe dovuto avere a mio parere maggiore considerazione per le implicazioni che comporta di ribaltare una tradizione consolidata della funzione dei “Comuni” nella loro solitudine territoriale di stampo medioevale. Una rottura profonda di portata storica degli equilibri economici, sociali e politici sui quali si era incardinato l’assetto complessivo del territorio da oltre cinquanta anni. E’ indubbio che siamo entrati in una fase in cui l’intero processo riformatore non può essere arrestato. Sono processi graduali, contrastati, difficili. Il PD resta la forza politica determinante nelle future prossime scelte. Il suo gruppo dirigente deve assumere una forte capacità di orientare una politica di confronto nelle sedi competenti in un ruolo propositivo e progettuale. Si prospetta una rifondazione dello Stato italiano, un cambio della geografia territoriale, che richiede in questa provincia un PD consapevole di essere protagonista di questo rinnovamento e di non potersi attardare in dispute correntizie. Occorre andare oltre e affidarsi anche in questa provincia a quel grande processo di rinnovamento avvenuto negli organismi dirigenti e nelle amministrazioni. Spetta ormai a una nuova generazione, anche a quella di questa Federazione PD di Frosinone, di fare qualcosa di simile a quanto fece quella sia comunista che cattolica, dopo il fascismo e la Liberazione. Quella generazione ridisegnò l’Italia democratica e repubblicana, scrisse la Costituzione, trasformò l’Italia in un grande paese industriale, gettò le basi per l’unione europea. Oggi i problemi hanno la medesima dimensione sostanziati da contenuti riformatori di una nuova Italia di prestigio in Europa e nel mondo. Queste sono le sfide che devono essere accolte anche dal PD di questo territorio.
Ermisio Mazzocchi
Direzione PD

Frosinone 1 agosto 2014

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Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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