
Le conclusioni della riunione del Comitato Provinciale sono al centro dell’attenzione degli ambienti politici cittadini. Come si sa il Comitato Provinciale di questo Partito ha votato le dimissioni della Segreteria e del Comitato Esecutivo con un documento di sfiducia alla Segreteria Costantni-D’Amata e all’intero Esecutivo accusati di aver portato avanti una linea politica che ha fortemente discreditato e danneggiato il Partito,al punto che esso ha ottenuto risultati elettorali considerati tra i più gravi che la DC ha raccolto nell’intero Paese. Dopo le conclusioni così clamorose e destinate senza senza dubbio a ulteriori sviluppi nella vita del Partito e nella stessa posizione della DC rispetto alla altre forze politiche si attende, ora, la prossima riunione del Comitato Provinciale che dovrà o eleggere la nuova Segreteria e il nuovo Esecutivo sulla base di quanto avvenuto nelle precedente riunione o convocare – si dice – un Congresso anticipato, sostituendo all’attuale Segreteria uscente un “Comitato di Garanti” da restare in carica sino al Congresso stesso. E’ comunque da tenere presente che la soluzione del problema non può ignorare quel che è stato detto e chiesto durante la già citata riunione del Comitato Provinciale e i duri attacchi politici sferrati contro il modo con cui il Partito DC è stato fino ad oggi gestito. Tra questi attacchi, di particolare rilievo vine giudicato quello dell’ex Segretario della CISL, Donato Galeone, non eletto Deputato malgrado avesse ottenuto garanzie precise dal suo Partito ed in particolare dalla Segreteria capeggiata da Costantini.
Galeone ha esordito rimproverando al suo Partito, in Ciociaria, la concezione profondamente errata con la quale si è sempre servito dell’elettorato: “non si può chiedere – ha detto in proposito – come DC il consenso popolare per poi gestire la cosa pubblica nell’angusto orto di conservazione personale del potere senza dar conto o minacciare crisi nell’ente locale, con riflessi polemici negativi e, magari fossero solo questi, verso il Partito che ci ha presentati candidati”. Galeone ha incalzato la Segreteria su questo terreno aggiungendo che “non c’è da meravigliarsi di quanto è avvenuto nella Comunità Montana di Lenola o dell’isolamento e delle difficoltà del Comitato Cittadino della DC di Frosinone per la lunga crisi politica-amministrativa del Capoluogo che, spesso, per l’arroganza personale della poltrona da tenere o da conservare ad ogni costo e per taluni personaggi – utilissimi ma non indispensabili – rende debole quando può essere forte – la posizione politica della DC verso l’elettorato”.
Con comportamenti del genere, con una visione profondamente errata della realtà della Provincia è accaduto che il 20 giugno, come ha detto Galeone “il PCI è riuscito a eleggere alla Camera dei Deputati l’ex Segretario della CGIL di Roma e l’ex Segretario di un Sindacato di categoria della CGIL ( e un Senatore quale il Generale Nino Pasti n.d.r.) mentre la DC di Frosinone e Lazio non ha eletto nessun candidato proveniente dal movimento sindacale”.
A Costantini che nella sua relazione sosteneva che la “DC ha tenuto e che non era il caso di drammatizzare” Galeone ha detto che, invece, il Partito in Ciociaria ” ha ottenuto un risultato peggiore di quello nazionale. La DC in Provincia di Frosinone – ha aggiunto – ha perso il 4,2% dei voti, rispetto al clamoroso successo del PCI, che è pari all’ 8,5% in più rispetto alle politiche del 1972 e che la Segreteria DC non può far passare come vittoria un recupero elettorale del 3% rispetto, però, alle regionali del 1975″.
La conclusione di Galeone è la seguente:”la DC in Provincia di Frosinone non ha recuperato rispetto alla politiche del 1972; la crescita del PCI in Provincia è maggiore di quella nazionale – inoltre – si può affermare che il 20 giugno, in Provincia, hanno tenuto per la DC i Comuni sotto i cinquemila elettori, ma dobbiamo rilevare con attenzione che la maggioranza assoluta dei voti validi – il 57,5% – nei quindici grandi Comuni della Ciociaria hanno tolto alla DC il 9,4% dei voti e dato al PCI l’11,4% in più rispetto alle politiche del 1972″.
Galeone ha, quindi, invitato il Comitato Provinciale a guardare con coraggio e con senso autocritico lo stato del Partito chiedendo che se ne discuta apertamente alla base per sapere, finalmente, che cosa essa chiede e vuole dalla DC, anche perché così facendo da essa si può avere”il ricambio necessario di gran parte del gruppo dirigente DC”.
Abbiamo bisogno – ha poi concluso Galeone – “di un Partito con un gruppo dirigente non logorato e componenti che spesso si contano e si scontrano non già sulle qualità delle proposte e delle iniziative politiche che servono al Paese e alla Provincia, ma si pesano (senza analizzare come ottengono il consenso dell’elettorato) sulle quantità delle preferenze che raccolgono i candidati più o meno capi corrente per poi trasformarli in un parametro rozzo di mera spartizione di potere”.
La DC per rinnovarsi deve fare piazza pulita di tutti i “poltronist” (dal settimanale di informazione e di attualità : Corriere di Frosinone n. 39 del 31 ottobre 1976). Unitarietà formale e sostanziale. Cosa stia a significare per Carlo Costantini, Segretario appiedato della Democrazia Cristiana, non riusciamo ad intuire. Perché il buon Costantini, con le calosce ben calzate, ha scritto nella pseudo relazione che ha letto in sede di Comitato Provinciale: “ritengo di poter affermare che mai impostazione di campagna elettorale politica è stata caratterizzata da unitarietà d formale e sostanziale di tutte le componenti del Partito, come quella del 20-21 giugno 1976”.
Roba da infarto e da “pernacchioni” giganti. Tanto è vero che l’ex Senatore Emanuele Lisi e l’ex Segretario della CISL, Donato Galeone, si sono guardati in faccia ed hanno mormorato; ma questo c’è o ci fa ?
Evidentemente il “buon” Costantini non ha analizzato bene i risultati elettorali oppure non ha recepito la portata della “sonata”: perdita del Collegio senatoriale nord e mancata elezione del candidato unitario del Partito alla Camera dei Deputati.
Povera Democrazia Cristiana che non è più in grado di fare i conti.
Costantini diventa anche ipocrita allorché ha la spudoratezza di scrivere e ripetere “da parte del Segretario Provinciale, della Segreteria Amministrativa e di tutti gli altri dirigenti c’è stato il più pieno e leale sostegno nei confronti dei candidati del Comitato Provinciale”.
Roba non da infarto, ma da………………..schiaffi. Quattro schiaffi, sul suo faccione se li è meritati anche per la successiva affermazione:” si impone,peraltro, un approfondito esame delle cause che hanno impedito un maggior successo(sic) e che sono di natura politica (vivaddio che stia attraversando una crisi mistica e chieda l’assoluzione ? n.d.c.), sociale ed anche organizzativa (piano piano ricorda il completo assenteismo suo e di tutto il Comitato Provinciale ed anche lo squallore degli uffici di Piazza della Libertà in periodo pre-elettorale ove sostavano solo Galeone, Baiocco ed i commessi di segreteria n.d.c.). “La campagna elettorale ha visto in molti centri attorno alla Democrazia Cristiana il rinnovato impegno dei giovani e dei lavoratori, ciò è particolarmente significativo e sollecita la continuazione, dopo il 20 giugno, di una presenza del Partito più incisiva e qualificante”. E’ stato questo il “do di petto” dell’ex Segretario Provinciale. “Continuazione…………più incisiva e qualificante”. In che modo? Continuando a offrire squallidi spettacoli di spartizione del potere ? Cacciando via i giovani dal Partito ? Rimanendo sempre assenti da tutti i problemi qualificanti ? Una riposta alle parole in libertà di Carlo Costantini è stata subito data da Donato Galeone che, nel contesto di una controrelazione, ha messo il dito nella piaga.
“Ad esempio – ha detto Galeone – non si può chiedere come Democrazia Cristiana il consenso popolare per poi gestire la cosa pubblica nell’angusto orto di conservazione personale del potere senza dar conto o minacciare crisi nell’Ente locale con riflessi politici negativi”. Analisi vera. Galeone ha anche mostrato di saper far di conto. Indubbiamente le sue somme sono più oneste di quelle di Costantini.
Ed allora “risulta che la Democrazia Cristiana in Provincia non ha recuperato rispetto al 1972 come ha ricuperato a livello nazionale; la crescita del Partito Comunista in Provincia è maggiore di quella nazionale; il recupero del 3% rispetto alla regionali del 1975, oltre ad essere quasi pari alla percentuale di recupero a livello nazionale, non può considerarsi un dato di confronto omogeneo per un’attenta valutazione politica.”
Le cause, che Costantini non ha elencato: ” un Partito a rimorchio delle iniziative politiche altrui; un Partito con un gruppo dirigente logorato tra correnti e componenti che spesso sim contano e si scontrano, non già sulle qualità delle proposte e delle iniziative politiche che servono al Paese ed alla Provincia, ma si pesano (senza analizzare come ottengono il consenso dall’elettore)sulle quantità di preferenze che in Provincia raccolgono i candidati più o meno capi corrente, nazionali o locali, per poi riversarle in sede di Partito e trasformarle, di volta in volta, in parametro rozzo di mera spartizione di potere che nel tempo e la DC a subire la negatività di questa assurda logica politica per un Partito a base democratica. Ne consegue, quindi, un discredito verso l’opinione pubblica della immagine di una DC non come Partito di servizio delle comunità ma di potere per il potere e con i risultati che tutti rileviamo sulla crisi politica e morale che va energicamente combattuta e vinta”.
E il grido di allarme di Donato Galeone cosa ha portato ? Zero. In condotta, al termine, a Carlo Costantini. Tanto è vero che la relazione dell’ex Segretario Provinciale è stata respinta. In conseguenza ci sono state le dimissioni collettive. Ed era ora. Soltanto che crediamo poco alla volontà di rinnovamento. Abbiamo scarsa fiducia in questi uomini. Addirittura incollati alla poltrona. La Democrazia Cristiana, per risorgere, deve cercare nuova vitalità confrontandosi con al base. Lo vedete voi con Costantini o un altro degli attuali membri del Comitato Provinciale a “confrontarsi” con gli iscritti ? Cosa potrebbe raccontare che non sappia di “vecchio” e di “superato”? Un discorso difficile, dunque, e una ripresa sempre più problematica. La soluzione migliore sarebbe quella di arrivare a un Congresso Straordinario e fare, letteralmente, piazza pulita degli attuali cervelli. E ancora prima di tentare di riannodare i contatti con la base per trovare, finalmente, il nuovo ruolo che deve giocare la Democrazia Cristiana. Ciò, però, dopo il ritiro per pensionamento dei dirigenti di oggi.
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