
Vivevamo forse il momento piรน acuto della guerra fredda. Stalin era ancora vivo e stava saldamente alla testa del “campo socialista”, guidava il “campo imperialista” il presidente americano Truman, la sanguinosa guerra di Corea, iniziata nel 1950 forse dai coreani del sud ma forse da quelli del nord, era ancora in corso con la partecipazione di centinaia di miglia di volontari cinesi, schierati contro gli americani, che di tanto facevano balenare l’impiego della bomba atomica, mentre era quasi certo che facessero uso di armi batteriologiche. Contro l’impiego di queste armi le forze democratiche aveva lanciato una campagna di raccolta di firme. Non a caso, chi comandava le truppe americane, il gen. Ridgway veniva chiamato dai pacifisti “generale peste”. L’Italia governata dalla DC era schierata, ovviamente, dalla parte degli USA pur non partecipando direttamente alla guerra. Il terzo governo De Gasperi aveva preferito restarne fuori anche per timore di vaste agitazioni pacifiste nel paese e per non rendere ancora piรน tesa la situazione politica. Erano in corso un po’ ovunque massicci licenziamenti di operai nelle fabbriche, molti per motivi politici, la polizia alle dipendenze del democristiano Scelba assai spesso caricava i dimostranti e sparava uccidendo, c’erano tentativi di mettere il bavaglio alla stampa, ostacolare la diffusione dell’unitร , impedire l’attivitร dei partiti di opposizione. Inoltre, la DC stava pensando chiaramente di modificare la legge elettorale in modo da assicurarsi la maggioranza assoluta insieme o senza alleati. La guerra coreana aggravava lo scontro con l’Unione Sovietica sia in Asia che in Europa e ciรฒ spingeva ovunque milioni di persone a manifestare per la pace. In questo quadro anche le elezioni amministrative in Italia assunsero grande valore politico nazionale, sia per il PCI che le considerรฒ come un momento importante per consolidare le proprie posizioni e l’asse col PSI a livello locale, sia per la Dc che registrava una perdita di consensi sensibili, dovuta all’abbandono di una parte degli elettori che l’avevano votata nell’aprile 1948 e al conseguente rafforzamento del blocco di destra costituito da monarchici e missini e, anche, della sinistra.
La campagna amministrativa del 1952 ebbe un grande ruolo nella lotta del PCI volta a contrastare il monopolio politico della DC costituitosi dopo il 18 aprile 1948 e contribuรฌ alla sconfitta della legge truffa nel 1953. La Democrazia cristiana in difficoltร cercava il modo di impedire, innanzitutto, una vittoria della sinistra alle amministrative e tentava di ripristinare la propria centralitร messa in discussione anche dai suoi tradizionali alleati (PRI, PLI, PSDI ) e dal calo dei consensi. Il nemico era il PCI, erano i bolsheviki, che, come diceva la propaganda democristiana, erano pronti a portare i cosacchi ad abbeverare i propri cavalli alle fontane di Piazza S.Pietro. Esso andava quindi ostacolato ad ogni costo, soprattutto a Roma dove si tenevano le elezioni comunali. A tale scopo, fu ispirata e imposta dal Vaticano, fiancheggiato dai Comitati civici di Gedda e da altre organizzazioni cattoliche, l’idea della cosiddetta “Operazione Sturzo”, consistente nel formare un’alleanza appunto tra dc, monarchici e missini. L’obiettivo immediato di questa operazione era quello di impedire la vittoria delle forze di sinistra; quello strategico di proporre un simile schema a livello governativo e in altre cittร . Come รจ noto l’operazione fallรฌ per il rifiuto di De Gasperi. Ma, a distanza di nove anni, nel 1960, il dc Tambroni cercรฒ di attuarla su scala nazionale imbarcando i missini. La reazione popolare fu cosรฌ forte da impedire che, per la prima volta dal dopoguerra, i neofascisti tornassero al governo. L’uscita di scena di Tambroni il 26 luglio 1960 era costata la vita a molti giovani antifascisti.
Non era una novitร per la direzione del PCI inviare suoi rappresentanti a partecipare e dirigere campagne elettorali in zone particolarmente ostiche alla politica comunista, dove erano assai forti, di contro, i nostri avversari, innanzitutto la Democrazia Cristiana e nel Sud il Movimento sociale. L’intento di tali decisioni non era solo quello di cogliere un qualche successo elettorale, accrescere i consensi al partito ma anche di aiutare i compagni del luogo a rafforzare il partito, a farlo crescere politicamente e numericamente. A Cassino, nel Cassinate, il PCI dopo la guerra non era riuscito a “sfondare”, c’erano pochi iscritti e malamente organizzati. La Federazione del PCI di Frosinone, diretta da Tullio Pietrobono, non aveva forze sufficienti per “coprire” a dovere tutto il territorio della provincia, arrivare in tutti i numerosi comuni piccoli e grandi sparsi su questo territorio. Il Cassinate era cosรฌ un po’ trascurato. Il compito, quindi, del nostro gruppo fu quello non solo di dare una mano ma di organizzare e dirigere una campagna elettorale che nel Cassinate si presentava particolarmente difficile. Inoltre, la direzione del partito riteneva che un’ avanzata del PCI e delle altre forze di sinistra in questa zona poteva assumere un valore simbolico notevole, anche a livello nazionale. Innanzitutto, perchรจ Cassino era la cittร martire dell’Italia essendo stato quasi interamente distrutta dalla guerra, a causa della sua vicinanza con la linea del fronte sul quale si combatterono per molti mesi alleati e tedeschi. Nel cassinate si era, inoltre, avuta la tragedia delle marocchinate, di circa 60000 donne stuprate dai goumiers, militari marocchini inquadrati nell’esercito francese. In terzo luogo, il sindaco di Cassino Restagno era un esponente di primo piano della democrazia cristiana nazionale e una sua sconfitta in casa propria sarebbe stata assai significativa. Mi รจ impossibile descrivere nei dettagli la campagna elettorale del 1952 a Cassino. Di essa ho in mente solo alcuni momenti, riguardanti soprattutto la mia attivitร di dirigente giovanile. Ricordo, che, prima di recarmi a Cassino andai alla Federazione di Frosinone. Di qui partii in macchina per Cassino. L’auto apparteneva alla federazione e in quell’occasione era guidata da Gigi Caputo, viaggiava con noi due anche la moglie Adriana, responsabile femminile della federazione. Con entrambi ebbi poi frequenti incontri a Botteghe Oscure. Cammin facendo, i due compagni mi misero al corrente della situazione che avrei trovato nel cassinate. A Cassino incontrai gli altri componenti il gruppo. Essi erano: Delio Canderalesi, ex comandante partigiano delle Marche, se non erro, Aldo D’Alessio della Federazione del PCI di Latina e una compagna di Mirandola di cui non ricordo piรน il nome. Candelaresi era il responsabile della campagna elettorale, D’Alessio si occupava della propaganda, dell’organizzazione della campagna elettorale e aveva, anche, il compito di “tenere la cassa” ossia amministrare i soldi che la direzione del partito aveva stanziato per i bisogni elettorali. Io avevo il compito di “lavorare tra i giovani” e la compagna, ovviamente, tra le donne. Collocammo il nostro “quartiere generale” in un albergo del centro, di cui non ricordo il nome, sono passati troppi anni, ma la sede dove si svolgeva l’attivitร politica e organizzativa era la sezione di Cassino, il cui locale, composto da un ampio salone e da qualche stanza, si trovava in una scuola. Segretario della sezione era il compagno Selmi, una persona seria e un po’ burbera. La nostra “battaglia” durรฒ una quarantina di giorni cioรจ tutto il periodo della campagna elettorale e ebbe subito toni assai vivaci, sia da parte nostra che da parte dalla DC e dei missini. Eravamo, a loro dire, degli intrusi, non dovevamo permetterci di fare propaganda nella “loro” cittร . Particolarmente aggressivi nei nostri confronti furono i democristiani, forti anche della grande influenza e del potere che godevano in cittร grazie al sen. Restagno. I loro attivisti assumevano spesso nei nostri confronti toni intimidatori e chiaramente “fascisti”, col chiaro intento di impedirci di fare propaganda o di affiggere manifesti. Una volta io e la compagna romagnola fummo attaccati frontalmente da un gruppo di dc facinorosi che ci dissero di andarcene via dalla cittร , pena…. La DC non era cosรฌ solo a Cassino: mi accadde di essere stato invitato a lasciare la cittร di Gaeta nel 1954 dove dirigevo per conto della Federazione di Latina la campagna elettole amministrativa. Ricordo che allora era sempre a nostra disposizione un giovane avvocato cassinese, un certo Di Mambro, che dovette darsi molto da fare per la nostra difesa legale. In queste condizioni, per il PCI era molto difficile avviare un dialogo con la popolazione del Cassinate. Un terreno di incontro ce lo offriva la questione delle donne violentate dai marocchini. Era una questione che mi era nota sin dai giorni della liberazione, quando a Sonnino dove la mia famiglia si era rifugiata a causa dei bombardamenti americani, circolava la voce su ciรฒ che stava accadendo sulle vicine montagne dove combattevano i marocchini. Ma fino ad allora non avevo una chiara comprensione delle dimensioni del fenomeno e la conoscenza diretta della tragedia di cosรฌ tante donne. Su questa questione il PCI si era impegnato a livello parlamentare, agli inizi della campagna elettorale, durante una seduta notturna del 7 aprile 1952 nella quale si chiese al governo di provvedere alla liquidazione dell’indennizzo alle donne. Cercammo di affrontare anche i problemi della ricostruzione materiale di Cassino che andava allora assai a rilento, come testimoniavano i cumuli di macerie non ancora rimossi. Da parte mia, cercai di organizzare il maggior numero possibile di giovani a Cassino ma anche in altri comuni. Io e i miei compagni partimmo dall’idea che le difficoltร del partito erano dovute, anche, a un difetto di comunicazione, alla mancanza di iniziative adeguate, a una scarsa propensione a andare tra la gente, insomma a “fare politica”, come diceva Togliatti. L’idea di organizzare feste da ballo approfittando della disponibilitร di una vasta sala fu accolta con grande entusiasmo da moltissimi giovani, alcuni dei quali si dettero da fare per mettere insieme anche un’orchestrina e comunque trovare un giradischi e i relativi dischi. A ognuna di queste feste partecipavano decine e decine di giovani e, purtroppo, poche ragazze e io coglievo l’occasione per fare primo dell’inizio il mio “pistolotto”, col quale esortavo i giovani a farsi partecipi della nostra campagna elettorale e davo anche una sorta di informazione politica.
Nella campagna elettorale ebbe un posto di primo piano il problema della pace. Nel mese di maggio, in una splendida giornata primaverile, un lungo corteo di giovani e ragazze, partendo dalla sezione del PCI sfilรฒ coraggiosamente per le vie della cittร , alla presenza anche di democristiani allibiti per quello che ritenevano un affronto, per andare a scalare la montagna su cui si erge la Rocca Janula, che avevamo preso a simbolo delle rovine provocate dalla guerra e della nostra lotta per la pace. Ricordo bene anche il giorno dell’apertura della campagna elettorale in una piazza di Cassino. Parlarono Candelaresi e Franco Assante, forse anche D’Alessio a un pubblico che a dire la veritร non era proprio numeroso. A Picinisco a me era andata ancora peggio: una domenica mattina nella piazza centrale ad ascoltarmi c’era una vecchietta attorniata da tre-quattro ragazzini e un paio di adulti. Erano tempi difficili e nello stesso tempo entusiasmanti per tutti coloro che volevano rendere piรน forte il PCI, anche laddove per tradizioni storiche, culturali, sociali e anche a causa di nostre manchevolezze non lo era. Sono trascorsi 52 anni ma l’esperienza fatta a Cassino e nel cassinate, anche grazie ai giovani e alle ragazze che con me avevano partecipato alla “battaglia” e alla conoscenza di persone come Franco Assante, Tullio Pietrobono, Selmi, continua a essere una parte importante del mio bagaglio politico, umano e culturale.
26 agosto 2014
La riproduzione di quest’articolo รจ autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
Sostieni il nostro lavoro
unoetre.it รจ un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrร sicuro attraverso PayPal. Grazie
ย


