di Egidio Paolucci – L’estate declinante si porta via le grandi tradizionali FESTIVITA’ religiose del Territorio più legate al sentimento popolare come una significativa risorsa spirituale e culturale. A Sora Santa Restituta, S. Giovanni, S. Rocco; a Isola del Liri S. Antonio e il SS. Crocifisso; ad Arpino la favolosa Assunta di mezz’agosto. Infine la celebrazione di S. Domenico di Sora conclude l’articolata sequenza il 22 di agosto. Anche da questi eventi la gente della Media Valle del Liri trae elementi di conforto nella speranza e nella fede, di gratificante letizia di incontri e di amicizie, conferma di tenaci memorie identitarie. Ogni Festa ha i suoi riti, tempi e luoghi consacrati dalla tradizione e dalla consuetudine popolare e custoditi gelosamente dai fedeli. Ma da qualche anno proprio la Festa di S. Domenico rischia di perdere la sua integrità. Infatti la sera del 22, che costituiva il culmine dell’affollamento della storica Piazza e del Sagrato, si deve constatare con sgomento la visione di vuoto e di solitudine, nel contesto di un fitto ammasso di macchine parcheggiate nell’incerta penombra della notte. La gente si concentra nello spazio retro – absidale nell’esigua striscia del parcheggio abbaziale, dove svettano tendoni e gazebo al margine di lunghe serie di tavoli e panche. Così si svilisce a inflazionata sagra paesana una delle più ambite Festività popolari, solenne per significati mistico – religiosi, civici, sociali. Per il suo illustre geo – storico prestigio di medietà nella Valle, alla confluenza del Fibreno nel Liri, quasi sintesi del Territorio. Chi mi conosce sa che non sono annoverabile tra i ‘laudatores temporis acti ‘. Pertanto non prediligo sentimenti nostalgici per le serali passeggiate con amici e amiche del tempo giovanile, non la grata memoria olfattiva per gli ‘arrosti ‘ delle taverne sorane o le fresche cocomerate prima immerse nel gelido Fibreno. Sono mosso piuttosto dalla preoccupata consapevole amarezza per le disinvolte concessioni al consumismo e al sensazionalismo a detrimento di autentici valori culturali ed etico – religiosi. Che dovrebbero essere difesi ed esaltati strenuamente per conservare e arricchire un’esistenza di persone minacciate congiunturalmente sempre più da perdita e impoverimento di relazioni umane e responsabile pensosa spiritualità. Apprendiamo dalla stampa che la questione della utilizzazione commerciale e tecnologico – mondana di insigni Monumenti artistici e religiosi è stata posta nei mesi scorsi in innumerevoli occasioni. Si è ipotizzato ad esempio la realizzazione di un’aèrea piattaforma sul Duomo di Milano a fianco della ‘Madonnina’. A cui hanno reagito severamente esperti come Settis e Sgarbi, difendendo con forti argomenti di estetica artistica l’intangibilità di Monumenti preziosi. Come straordinariamente preziosa è la nostra Abbazia – Basilica, stupenda nella sua severa ed ascetica struttura architettonica del romanico – normanno. Peraltro già turbata gravemente dal canale cementizio del ramo del Fibreno, che confluisce alla centrale idroelettrica, e dalla aggressiva rotatoria, che incombe con la pesantezza incessante del suo traffico sulla imponente facciata. A cui pure bisognerebbe porre rimedio, avvalendosi della fitta rete stradale e autostradale ormai disponibile! Personalmente ho sperimentato più volte la gratificante partecipazione ai pic – nic del ristorante retro – absidale. Ed esprimo sincero apprezzamento per chi si impegna per la realizzazione di questa iniziativa parrocchiale. Non si tratta pertanto di eliminarla, ma di non enfatizzarla e ridurne la portata. Quindi considerarla una ulteriore opportunità. Però GIAMMAI sostitutiva della Piazza – Sagrato, designata provvidenzialmente mille anni fa dal Gastaldo Pietro Rainerio e dall’Abate Domenico di Sora. Facendo appello anche agli amici più sensibili dell’Amministrazione comunale e altresì per conto dei tanti che mi hanno interpellato in questi giorni, auspicherei che nei prossimi 22 gennaio e 22 agosto possa essere restituita alla Festa di S. Domenico la dignità di una Piazza libera, convenientemente illuminata, con un palco e un complesso orchestrale, magari proveniente da uno dei numerosi Istituti Comprensivi scolastici a indirizzo musicale. Concretante un repertorio classico o moderno, purché autenticamente d’arte, che entusiasma ed educa sempre chi lo ascolta. 28 AGOSTO 2014 egidiopaolucci@libero.it
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