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Art. 18: il vero conflitto sta nel valore della certezza

Al lavoro in fabbrica 350 260

Al lavoro in fabbrica 350-260di Antonella Necci – Matteo Renzi ha svelato i programmi del governo sull’articolo 18, finora coperti da dichiarazioni vaghe o contraddittorie sul Jobs Act. Un’altalena che dura da mesi, sul cosiddetto «contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti»: una volta pare predominare la “versione Ichino” (dopo i 3 anni non si matura l’articolo 18 pieno, con la reintegra, ma si ha diritto solo a un indennizzo economico) e un’altra quella di Boeri-Garibaldi (il percorso si conclude con un 18 completo). Il presidente del consiglio propende per la prima ipotesi, che cancella l’articolo 18 così come lo conosciamo, per sempre e per tutti: e lo ha rivelato ieri in un’intervista al direttore del Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria.
Ecco le parole di Renzi, precedute dalla domanda del direttore Roberto Napoletano (l’intervista era ieri in apertura del giornale, e occupava le intere pagine 2 e 3). Domanda: «Contratto a tempo indeterminato flessibile vuol dire anche superamento dell’articolo 18 e della reintegra obbligatoria?». La risposta del premier: «Quella è la direzione di marcia, mi sembra ovvio. Sarà possibile solo se si cambierà il sistema di tutele».
Per Renzi l’art. 18 è un totem ideologico. Basta aver visto qualche film di cow boys e indiani o aver letto i fumetti di Tex Willer per ricordare che spesso i totem avevano due facce. Non sempre uguali. Così mentre Renzi parla di” totem ideologico, inutile discuterne adesso”, il ministro della maggioranza, Ncd, Maurizio Lupi, dice ”è un totem, sarebbe meglio modificarlo”. Di certo la battaglia si scalderà presto, prima della legge di Stabilità. Già in settimana riparte il dibattito in commissione Lavoro e presto il provvedimento approderà in aula al Senato. La riforma punta a diventare legge prima della fine dell’anno. Ma per meglio capire di cosa stiamo parlando, qui di seguito ecco quattro punti determinanti che cercano di chiarire i termini di questo “Totem ideologico:
1) L’ART.18.dello statuto dei lavoratori (LEGGE 300 DEL 1970) NON RIGUARDA TUTTI. Esso e’ la norma che regola le modalità di licenziamento di singoli dipendenti e in particolare regola il caso di licenziamento illegittimo di un lavoratore. Fissa limiti e diritti ai licenziamenti prevedendo eventualmente il reintegro o un indennizzo. Non si applica alle unità produttive con meno di 15 dipendenti (5 se agricole).

2) E’ GIA’ STATO DEPOTENZIATO. La riforma Fornero per la parte relativa al Lavoro haMatteoRenzi straparla 4set14 cancellato due anni fa il reintegro automatico per alcune tipologie di licenziamento, prevedendo un’indennità risarcitoria sui licenziamenti per motivi economici e restringendo le possibilità di scelta del giudice sui licenziamenti disciplinari richiesti per giusta causa o per giustificato motivo. Si dovrà, in questi casi, tener conto di quanto previsto dai contratti collettivi di lavoro dei singoli settori. Resta nullo, invece il licenziamento discriminatorio, deciso per ragioni di credo politico, fede religiosa o attività sindacale.
3) IL VERO CONFLITTO STA NEL VALORE DELLA CERTEZZA. In realtà, proprio dalle cifre fornite dal premier, emerge la possibile lettura bifronte dell’art.18. Di fatto riguarda 80 mila cause e non sono poche. Da una parte i lavoratori e dall’altra i datori di lavoro rivendicano il diritto ad avere certezze. Questo è vero per i dirigenti che, affrontando una causa di lavoro per art.18, non possono prevedere i costi che dovranno sopportare (e per questo chiedono che ci siano degli indennizzi fissi e non il reintegro) e temono il rischio di dover riprendere un lavoratore riportando all’interno della propria azienda una conflittualità che si dilata nel tempo. D’altro canto, inutile dire, l’effetto reale di ”garanzia” per i dipendenti va ben oltre il numero delle cause: l’effetto deterrente dell’art.18 non è misurabile ma certamente serve a dare certezze di prosecuzione dell’impiego al lavoratore. E questo – anche se nessuno ne parla – è elemento che favorisce la crescita e i consumi.
4) C’E’CHI SOFFIA SUL FUOCO. Se l’art.18 e’ un totem e a rullare i tamburi erano, nel passato, i sindacati, ora invece sono gli imprenditori. Ovviamente una riforma del mercato del lavoro è un’occasione unica per modificare l’art.18. Confindustria l’ha capito subito e il 21 maggio, in un incontro con il ministro del lavoro Poletti, senza nominare espressamente l’art.18, ha chiesto al governo di avere ”il coraggio di rivedere il contratto a tempo indeterminato” e anche le regole anacronistiche del settore, compresa la disciplina dei licenziamenti.
Solo Domenica il presidente Squinzi ha rilanciato l’idea di un contratto unico ma senza la formula delle tutele crescenti, sottintendendo che non va bene nemmeno una graduazione di crescita di garanzie.
Nell”intervento all’assemblea di Confindustria, invece, Squinzi non ha proprio toccato il tema ma chiesto solo la riforma dei contratti. Il messaggio più forte? La richiesta di legare i salari ai risultati aziendali. Una richiesta che ora viene anche dal governatore della Bce Mario Draghi.

Odore di bruciato, comunque,lo hanno sentito anche i sindacati. Durissima la reazione del segretario della Fiom Maurizio Landini, che annuncia un autunno rovente: se il governo pensa di cancellare l’articolo 18, «si aprirà un conflitto molto pesante non solo con la Fiom ma con tutti i lavoratori». «Come dicono a Napoli,”accà nisciuno è fesso”, ha poi aggiunto.
Il segretario Cgil Susanna Camusso in una intervista all’Espresso ha parlato di ”autunno caldo”,e il più tranquillo segretario Cisl, Raffaele Bonanni, sollecitato sul tema non è indietreggiato, ricordando che ci saranno molte iniziative sindacali.

Insomma, si rischia di nuovo il muro contro muro, e non è facile prevedere il risultato finale.
04/09/2014

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ByAntonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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