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Occorre smantellare i centri di potere dal centro alla periferia

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Mafia capitale pd da huffingtonpost.it 350-260di Danilo Collepardi – L’ultimo clamoroso scandalo esploso in questi giorni a Roma, ripropone, in tutta la sua gravità, il tema della selezione dei gruppi dirigenti politici nel nostro Paese. Si è passati dalla prima alla seconda e terza repubblica, ma il nodo non è stato ancora sciolto.
Mi riferisco in particolare al PD, non perché sia il più implicato, ma perché è oggi l’unico grande partito democratico esistente in Italia; non mi riferisco a partiti in cui c’è una sola persona a decidere ogni cosa.

Nel passato la selezione dei gruppi dirigenti avveniva, nella maggior parte dei casi, sul campo: nel territorio, nella società, nelle organizzazioni di massa,nelle lotte a difesa del lavoro, dell’ambiente, in quelle studentesche o per l’emancipazione delle donne, nell’impegno nelle strutture organizzative di base, o nelle amministrazioni locali, nel volontariato ecc…
Oggi non è più così, la selezione è tutta interna, oggi si è cooptati nelle correnti e dai capi corrente. Non conta che tu sia bravo, competente, onesto, quello che conta è che tu sia organico ad una corrente (non al partito) e, in particolare, che tu sia fedele al capo della corrente (a tutti i livelli da quello comunale a quello nazionale). Ovviamente con tutte le dovute e necessarie eccezioni.

E’ del tutto evidente che un meccanismo di selezione così congegnato non può che portare al continuo scadimento dei gruppi dirigenti. Non ci si può pertanto meravigliare che accadano fatti miserrimi come quelli avvenuti a Roma. Mi si dirà: in un grande partito ci possono stare delle mele marce. Questo è certo e non lo discuto, quello che metto in discussione è il meccanismo di selezione che considero pericolosamente sbagliato e che può guastare l’intero corpo del partito. Perciò il livello di allarme deve essere massimo.
Un partito organizzato in gruppi di potere che nel territorio sono più potenti che al centro, perché spesso fuori controllo, perché lontani dai riflettori dei media e dove spesso la politica, quella con la P maiuscola , è latente, non può che produrre quello che è emerso a Roma. Non sarà Orfini commissario che potrà risolvere un problema che va al cuore stesso del PD se, nel contempo, non ci sarà una presa di coscienza da parte dell’intero corpo del partito. Da Renzi all’ultimo iscritto.

Occorre smantellare i centri di potere che si diffondono dal centro alla periferia e viceversa. Si conoscono benissimo. Non c’è nulla di arcano da scoprire. Lo Statuto e i Regolamenti dettano norme chiare, ma non vengono rispettate, salvo quando poi avviene il fattaccio.
Le Commissioni di Garanzia andrebbero svincolate dal giuoco (o giogo) delle correnti, intanto eleggendovi persone specchiate e di grande esperienza che non hanno nulla da chiedere al partito, ma solo da dare. Perché non pensare anche a personalità iscritte ma esterne, fuori dai giuochi, ma conosciute e stimate?

Le primarie possono essere una grande esperienza democratica, ma possono anche essere pericolose se non si controllano le spese. E’ il partito che deve gestirle, non i singoli candidati. E’ solo il partito che deve organizzare gli incontri e i confronti, anche sui media, in cui tutti sono perciò alla pari. Altrimenti vince chi ha più soldi da spendere. Il tesseramento che esplode solo in concomitanza dei congressi, perché non pensarlo collegato al finanziamento del partito tramite IRPEF? Si avrebbero, probabilmente, meno iscritti, ma più certi e poi, forse, qualche soldo in più per le esangui casse del PD.

Perché, finalmente, non si fissa un limite invalicabile alla rieleggibilità, a qualsiasi corrente si appartenga ? Lo Statuto, se non sbaglio, inutilmente lo prevede. Renzi l’ha più volte accennato, ma solo accennato. Appunto!
Frosinone 4/12/14

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