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Senza doppiezze nel partito e nella società

Franco Assante 350 260

Franco Assante 350 260di Ignazio MazzoliCon orgoglio ho accettato l’invito a portare il mio ricordo di Franco Assante in questa sede che lo ha visto impegnato costantemente dal 1954 per tre lunghi decenni. Ringrazio questa Amministrazione, il suo Sindaco e il Presidente del Consiglio comunale che mi danno la possibilità di questa testimonianza.
Franco Assante è una persona importante nella vita del Pci e del PD da ultimo, ma molto anche nella mia formazione ed esperienza personali. Attraverso il suo impegno nel Pci tanto ha fatto per la sua città e per la società di questa provincia a cui ha dedicato i suoi sforzi e la sua intelligenza anche come consigliere provinciale eletto nel 1960 e come deputato eletto per la prima volta nel 1968.

Il rigore morale

Negli ultimi anni particolare ambasce gli ha procurato la progressiva mancanza di legalità negli atti pubblici dei partiti e delle istituzioni. La vicenda che oggi si chiama “mafia capitale” sarebbe stata la riprova della giustezza di tutte le sue denunce giornalistiche, della opportunità della polemica in primo luogo verso il suo stesso partito, ma anche l’occasione di un grandissimo dolore personale (basterebbe rileggersi solo alcuni numeri de L’Inchiesta del primo semestre 2014 ). Si può ritenere senza tema di sbagliare che di fronte a questa emergenza, nella lotta contro la corruzione, avrebbe preferito che il Governo scegliesse un decreto e non un disegno di legge che ne sposterà, probabilmente, alle calende greche la trasformazione in legge e quando essa avverrà risulterà essere un provvedimento devitalizzato. Oggi non avrebbe taciuto, perché il silenzio di uomini e donne, in queste circostanze, non può essere considerato una virtù.
Il rigore morale, il costante impegno, il senso di appartenenza sono state le caratteristiche della manifestazione politica della sua vita spesa in questa provincia senza remore, negli anni della ricostruzione e in quelli dello sviluppo, lasciando in eredità, per la sua parte, un’opera purtroppo incompiuta sull’identità di un popolo laborioso, ma privo di un orientamento sul suo incerto e nebuloso futuro. L’incompiutezza non è certamente addebitabile alla sua volontà.
L’uomo e il politico nei suoi comportamenti schietti, solidali con i più deboli, disinteressati, ci appaiano intrecciati e quasi inseparabili.
A Cassino, nel Cassinate, il PCI dopo la guerra non era riuscito a “sfondare”, c’erano pochi iscritti e malamente organizzati. Qui operò Franco Assante per la parte politica che aveva scelto. Con le elezioni amministrative del 1954 entra in questo consiglio comunale e per la prima volta vi porta anche il suo partito. Un grande risultato nel confronto teso a contrastare il monopolio politico della DC costituitosi dopo il 18 aprile 1948. Qualche numero da il quadro degli equilibri. Il Pci entra in Comune con 1179 voti e l’11,5%, mentre la Democrazia cristiana ne ha 5251 che è pari al 51,6%, non solo, ma il Msi con 3741 voti aveva il 34,8%. Che poderoso centrodestra doveva fronteggiare il Pci di Franco! La “battaglia” era dura in queste condizioni. Lo scrittore Osvaldo Sanguigni, che conobbe nel 1952 Assante, così descrive quegli anni: «Ricordo bene quella che era chiamata la “battaglia del Cassinate”, una battaglia democratica, non facile, fortemente contrastata e tutta politica. Sono trascorsi 52 anni, ma l’esperienza fatta a Cassino e nel cassinate, anche grazie alla conoscenza di persone come Franco Assante, dei giovani e delle ragazze che con me avevano partecipato alla “battaglia” e continua a essere una parte importante del mio bagaglio politico, umano e culturale.»

La visione unitaria

Nella iniziativa politica Franco Assante investiva molte doti, ma quelle che mi appaiono oltremodo attuali sono due: la visone unitaria entro le quali avanzare le proposte e la costante ricerca di soluzioni percorribili che permettano risultati reali e tangibili per la collettività.
Franco vive in quello che definisce un “Pci fragile” in cui c’è “scarso attaccamento al partito da parte dei suoi iscritti”. Un giudizio duro ma che non lo fa arretrare di un millimetro dai suoi convincimenti. Riuscendo a trovare, secondo i momenti, le soluzioni utili ed opportune come quando invocò la necessità di un coordinamento specifico per il cassinate, non solo come risultato di ingegneria organizzativa, ma come punto di partenza per un dialogo con le forze politiche presenti nel territorio e per ricercare le opportune alleanze. Le alleanze; mai da soli; sempre il dialogo, perché occorrono grandi numeri, ma assolutamente nella chiarezza delle posizioni. Quasi un “credo”.
La vita interna di partito è stata vista e vissuta da Assante sempre ed esclusivamente in funzione della presenza credibile che esso doveva avere nella società. Egli opera con una visione unitaria dei problemi e del partito quando da segretario della Federazione di Cassino avvia il percorso per il superamento dell’esistenza di due strutture organizzate che gli apparivano un’eccezione, unico caso provinciale di un partito che divide la sua forza organizzata. La strada si rivelerà lunga difficile, ma nel 1964 si giungerà alla decisione definitiva che il Pci frusinate abbia una sola Federazione e si riconosca tutto in quella di Frosinone. Franco Assante già precedentemente aveva sostenuto che “l’esistenza di due Federazioni ha costituito una remora e un freno allo sviluppo di una politica di massa” e aggiunge che “è mancato il necessario travaso di esperienze di attività, di una politica che non può essere limitata alle zone, ma che trovi la sua sintesi in una politica a carattere provinciale” . “La Federazione a sud della provincia non aveva, in realtà, raggiunto i risultati politici e organizzativi che si era prefisso all’atto della sua costituzione, va da sé che l’esperienza compiuta non può essere dispersa”. Chiaro qui il messaggio perché nulla del patrimonio umano vada assolutamente disperso.
Chiaro, preciso e intellettualmente onesto era il nostro Franco Assante.

Il senso critico

Il suo senso critico si conferma anche in altra circostanza importante nella vita del suo e mio partito. Importante dal punto di vista dell’esercizio della democrazia interna. L’occasione è la discussione sulla nascita del “Manifesto” per il quale erano impegnati dirigenti di rilievo in dissenso con la direzione nazionale del Pci.
Franco non condivide le radiazioni dei dissenzienti e critica l’interpretazione di centralismo democratico “disatteso” a cui ci si appella. Sostiene che esso scade in “centralismo burocratico” quando costringe a valutare più sul metodo che sui contenuti politici sostenuti dal “Manifesto”. Assante ritiene opportuno non interrompere il confronto su temi che riguardano la vita organizzata e la politica del PCI per evitare spaccature e ampliare il confronto sulla democrazia interna. In questa circostanza, bisogna riconoscere, che Assante pone un problema ben più generale, molto grande: come deve essere vissuto e letto il rapporto fra rispetto delle regole e rispetto dei contenuti che sono alla base della contestazione, di ogni contestazione? Mancare questa valutazione, oggi soprattutto, sembra spingere inesorabilmente alla facile demonizzazione di ogni richiesta e rivendicazione rifiutando di capire.
Ma c’è una circostanza che io considero emblematica del suo pensiero politico. Il processo di industrializzazione della nostra provincia ed in particolare l’arrivo della Fiat, produttrice di automobili in questo territorio.
Credo che siamo in molti a ricordare quale attesa e quali interessi si svilupparono intorno all’insediamento FIAT. Lo dimostrarono le richieste che provenivano da più parti. Alcuni partiti, in particolare quelli dell’area del centro-sinistra, si fecero carico di avanzare indicazioni, con motivazioni spesso davvero campanilistiche. E’ di quella fase, fine anni ’60, primi anni ’70 che il comunista Assante denuncia in maniera esplicita le irregolarità nelle modalità d’assunzione e gli intrecci con alcune forze politiche e sindacali di destra che dovrebbero agevolare l’assunzione di lavoratori da loro segnalati. Si apre un fronte di lotte molto aspro per impedire che le attese di trovare un posto di lavoro in una così importante fabbrica siano strumentalizzate. Anche in questo caso non fa l’uomo di parte prevenuto, infatti la gravità di quanto accadeva spinge lo stesso Giulio Andreotti a intervenire per contrastare in modo fermo e deciso una speculazione politica che avrebbe messo in cattiva luce anche i rapporti dei dirigenti democristiani, in particolare dello stesso presidente del Consiglio, con la FIAT, interessata ad avviare rapidamente la produzione piuttosto che a esaudire richieste di interesse personale. E, ancora si rivolgerà a Ficco, dirigente dello stabilimento di Piedimonte S. Germano, con una lettera molto chiara in proposito per invitarlo a rispettare la priorità nelle assunzioni dei residenti nell’area dove sorge la FIAT.

Attento a ciò che si muove

Ma non solo di questo voglio dare memoria. Mi preme un aspetto che considero più importante mettere in luce, la lungimiranza di Assante in quel periodo e che credo poco conosciuta perché fu esternata soprattutto nelle discussioni di partito e in quelle sedi di discussione, li si confrontò, li fu contrastata o apprezzata, ma lì si tradusse in decisioni di lavoro politico.
Mi riferisco all’idea che aveva Franco relativa alla necessità di sviluppare una iniziativa di ampia visione di interventi. «Occupiamoci subito, come fanno, ad esempio, i giovani della Val di Comino – diceva – che si mobilitano perché non venga meno l’obiettivo di aiutare le zone svantaggiate garantendo l’occupazione di operai del posto ed evitando il pericolo che siano occupati lavoratori provenienti da fuori provincia, ma dobbiamo anche prevedere cosa cambierà in questo territorio, nei singoli comuni in termini di nuove esigenze per i trasporti, di assistenza sanitaria, di formazione professionale seria e non copertura di assunzioni clientelari, di sviluppo di una edilizia utile e non speculativa. Insomma – aggiungeva – arriva nuovo lavoro, ma arriva anche un nuovo modo di vivere. Insieme alla irrinunciabile tutela dei diritti personali e del lavoro prevediamo e progettiamo le novità che dovremmo introdurre nella realtà territoriale che nascerà e non dimenticare che la nuova disponibilità economica porterà anche la malavita». Attento e lungimirante, mi sembra di dover sottolineare.
La provincia di Frosinone ha avuto un’evoluzione che ha determinato modificazioni profonde. Mancano tuttavia una stabilità economica e una forte coesione sociale. Non è raggiunto ancora l’obiettivo di gettare le fondamenta di una società moderna caratterizzata dall’industria, da un diffuso terziario e da efficienti servizi volti a migliorare la qualità della vita dei cittadini. Questa stagione che viviamo ne è una testimonianza, a tratti dolorosa. Chi governa e chi si oppone, ha di fronte il compito di assicurare almeno questo obiettivo.
Sono certo che nel frusinate, per le cose che esistono, con certezza, c’è anche il contributo del comunista Franco Assante.
Chiedo a tutti voi di ricordarlo anche con affetto insieme a Paola e Maurizio, i suoi figli che stasera sono qui con noi.

intervento di Ignazio Mazzoli al Consiglio comunale di Cassino in ricordo di Franco Assante – 15 dicembre 2014

 
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ByIgnazio Mazzoli

Nato nel 1943. Fondatore e direttore di UNOeTRE.it. Risiede a Veroli in provincia di Frosinone. Lazio. Italia.

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