Frosinone provincia meridionale

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Sapere da dove si parte è conoscenza essenziale


di Ivano Alteri

Frosinone provincia meridionale
Frosinone provincia meridionale

FROSINONE. Non capita di rado sentire affermare con rammarico, da politici e commentatori nostrani, che la Provincia di Frosinone sarebbe ormai una provincia del Profondo Sud, dati i problemi che l’assillano; da ultimo, Ermisio Mazzocchi nel suo stimolante articolo su l’Inchiesta del 25 agosto u.s.

In effetti, le statistiche cui egli e gli altri generalmente si riferiscono, evidenziano problematiche che del Sud sono ormai caratteristiche: bassa occupazione, alta disoccupazione, giovani parcheggiati in famiglia, scarsa qualità dei servizi, della classe politica e amministrativa, illegalità e corruzione diffuse, delinquenza tollerata ecc. ecc.

Tuttavia, ci chiediamo se la definizione di Provincia del Sud, nel caso di Frosinone, sia davvero esaustiva; ovvero, se le statistiche non siano, come al solito, un po’ avare, riguardo l’”anima” dei problemi, e non si limitino a darci quel che possono, e cioè numeri.

Riteniamo, infatti, che tutt’altro che esaustiva, quella definizione sia invece ingannevole e quasi consolatoria; e che, in quanto tale, non ci aiuti affatto a comprendere il “nostro” problema, condizione minima per la sua soluzione, bensì ci allontani, invece, dalla sua stessa comprensione.

Vorremmo prendere spunto da quell’affermazione, dunque, per vedere se non sia il caso di sbarazzarsene, per meglio approfondire e trovare una migliore definizione della nostra reale condizione.

Frosinone provincia meridionale. Paliano veduta
Frosinone provincia meridionale. Paliano veduta. ©frosinone.italiani.it

Aver sempre presente la storia di questa terra, nella nostra riflessione collettiva, potrebbe essere un buon inizio. All’uopo, proprio in questi giorni ci è tornato fra le mani un libro di Costantino Jadecola (“Nascita di una provincia”, ed. Le Tre Torri, giugno 2003) che ci è stato molto utile allo scopo, facendoci rivivere le temperie del tempo in cui la Provincia di Frosinone fu costituita nel 1926-27, ormai quasi novant’anni fa.

La narrazione sua e delle sue fonti (che qui riassumiamo molto sommariamente, rinviando per il resto alla lettura del libro) c’informa che contestualmente a quella di Frosinone, vennero create da Mussolini e dal suo governo altre 16 province, “per meglio ripartire la popolazione; perché questi centri provinciali abbandonati a se stessi producevano un’umanità che finiva per annoiarsi e correva verso le grandi città dove ci sono tutte quelle cose piacevoli e stupide che incantano coloro che appaiono nuovi alla vita” (discorso di Benito Mussolini del 26 maggio 1927).

Dopo aver descritto la situazione topografica e amministrativa dei territori prima e dopo l’unificazione d’Italia, fino al Fascismo, Jadecola giunge quindi al punto cruciale, e ricorda che “Il decreto (del Consiglio dei Ministri. NdA) istitutivo della provincia di Frosinone del 6 dicembre 1926 prevedeva che il suo territorio comprendesse anche la fascia costiera tirrenica, ovvero l’intero circondario di Gaeta e parte di quello di Velletri, cosicché essa avrebbe dovuto essere costituita da 117 comuni… appartenenti agli ex circondari di Frosinone (43), Velletri (7), Sora (41) e Gaeta (26)”.

Ma nel giro di ventisette giorni accadde qualcosa di assai rilevante, per quanto non ancora chiarito, tale da sconvolgere completamente quella decisione. Infatti, con regio decreto del 21 gennaio 1927, n. 1, “la provincia di Frosinone fu privata della costa tirrenica, che venne, appunto, attribuita a Roma, cosicché, quanto ai comuni, il neo capoluogo non poté annoverare tra i suoi quelli di Campodimele, Carpineto, Castelforte, Castellonorato, Elena, Fondi, Formia, Gaeta, Gavignano, Gorga, Itri, Lenola, Maenza, Maranola, Minturno, Montelanico, Monte San Biagio, Piperno, Prossedi, Roccagorga, Roccasecca dei Volsci, San Felice Circeo, Santi Cosma e Damiano, Segni, Sonnino, Sperlonga, Spigno Saturnia e Terracina la cui popolazione assommava a circa 140 mila unità”, che con il resto del circondario di Velletri andarono a finire in provincia di Roma.

Frosinone provincia meridionale
Frosinone provincia meridionale

Cosicché “alla fine, dell’ex-circondario di Gaeta andarono alla nuova provincia soltanto 11 comuni che, uniti ai 37 dell’ex-circondario di Frosinone… ed ai 41 dell’ex-circondario di Sora (tra cui Cassino. NdA), in totale 89 (più Amaseno, Castro dei Volsci e Vallecorsa riassegnati alla provincia nel 1927, come riportato da Jadecola. NdA), ne costituirono l’effettiva ossatura con una popolazione complessiva di 424.634 abitanti che la ponevano, fra le 92 province italiane, al 35.mo posto per numero di abitanti e al 39.mo posto per superficie del territorio”.

Le ragioni di una tale, radicale, modifica dei confini, nel passaggio dal decreto del consiglio dei ministri a quello del re, restano inspiegate.

Qualcuno ipotizza, come riportato nel libro, che esse siano legate alla mancanza di collegamenti viari e ferroviari tra Frosinone e la zona costiera, ma qualcun altro smentisce quest’ipotesi, ricordando che dei collegamenti c’erano già, ed altri erano stati già progettati e approvati dalle autorità competenti (la ferrovia Roccasecca-Formia di 44 Km); e comunque, tale condizione non poteva certo essersi modificata in quei pochi giorni. Jadecola, da parte sua, fa riferimento a una non meglio precisata “grossa pressione romana o chissà cosa”.

In ogni caso, come vedremo in seguito, questo stravolgimento dei confini, e la loro infelice definizione finale, produrrà effetti devastanti, tali da condizionare l’intera vicenda politica, economica, culturale e umana della nostra provincia, probabilmente fino a soffocarne ogni pur minima potenzialità.

Certo, essa non era nata sotto i migliori auspici. Della sua istituzione “se ne cominciò a vociferare, più che a parlare, solo agli inizi del mese di dicembre del 1926” (cioè, solo pochi giorni prima della decisione del consiglio dei ministri), e senza che vi fosse alcuno particolarmente impegnato a caldeggiarla se non il periodico La Ciociaria con una vaga campagna di stampa; mentre ve ne erano molti altri che vi si opponevano decisamente, prima e dopo la sua istituzione: Ferentino, in primo luogo, che si aspettava d’essere, essa, elevata al rango di città capoluogo; ma soprattutto Cassino, che aveva ricevuto la notizia (doppia: dello smembramento della Terra di Lavoro e del proprio accorpamento alla provincia di Frosinone) con incontenibile costernazione.

“A cosa fatta, o quasi, ovvero proprio quel 6 dicembre 1926, mentre il consiglio dei ministri era in corso”, dice infatti Jadecola, “partirono da Cassino, alla stessa ora, le 10.05, due telegrammi, uno indirizzato al ‘S.E. il Primo Ministro, Roma’, l’altro al ‘Ministro Interni’”, recanti l’accorata richiesta di non procedere all’istituzione della provincia di Frosinone; con queste parole: “Cittadinanza tutta Cassino centro naturale settentrionale Provincia di Caserta centro naturale comunicazioni equidistanza Roma-Napoli costernata notizia smembramento Terra Lavoro preoccupata sua sorte prega devotamente E.V. provvedere accertamento reale situazione economica topografica nuova provincia” (firmatarie, le autorità locali, amministrative e politiche). Il governo non diede affatto ascolto a tale richiesta e procedette, come sua consuetudine, con determinazione assoluta.

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Frosinone provincia meridionale Arpino, arco a sesto acuto

Ma, date le premesse, evidentemente il peggio doveva ancora arrivare; e infatti arrivò, col regio decreto di qualche settimana dopo, che non solo confermava lo smembramento della Provincia di Terra di Lavoro, non solo confermava l’accorpamento di Cassino alla provincia di Frosinone, ma procurava anche una mutilazione alla neonata provincia, privandola della zona costiera, con tutto ciò che poteva significare per quella “reale situazione economica topografica” di cui si chiedeva già prima l’accertamento.

Così, mentre a Frosinone si continuava a registrare un non eccessivo entusiasmo per l’inaspettato onore, spinti dai nuovi fatti i Cassinati qualche mese dopo tornano di nuovo all’attacco; questa volta, avendo alla testa nientemeno che l’abate di Montecassino, Mons. Gregorio Diamare.

“Lo si evince”, continua Jadecola, “da una nota del 27 agosto 1927 scritta di suo pugno dal segretario agli interni Giacomo Suardo nella quale si legge: ‘S.E. l’Arciabate di Montecassino, che ho ricevuto per incarico di S.E. il Capo del Governo, ha chiesto l’interessamento di questa Presidenza per l’accoglimento dei ministeri interessati del voto concernente’, tra l’altro, ‘la costituzione della provincia di Cassino comprendendovi i vecchi circondari di Sora e Gaeta’”.

Alla nota è allegato un promemoria anonimo che “si ritiene consegnato dall’abate al suo interlocutore”, spiega Jadecola, in cui è meglio precisata la proposta dell’altra nuova provincia.

In sostanza, vi si dice che essa avrebbe dovuto essere formata dal bacino medio e basso del fiume Liri, fino e non oltre il Garigliano; facendo notare al destinatario che “geograficamente e geologicamente essa costituirebbe una realtà ben definita risultando composta dalla catena del Meta, con le sue diramazioni, la pianura del Liri, i gruppi dei monti Ausoni e Aurunci. Lo sbocco naturale della vallata, ed il centro principale, sarebbe Cassino, posto sulla linea ferroviaria Roma-Napoli e nodo di tutte le strade rotabili della regione”.

A riprova di quanto fosse sentito il problema da quelle parti, l’ambasciatore protempore dei Cassinati non si limitava a perorare la propria causa; ma, prevenendo prevedibili obiezioni da parte del governo, e volendo concorrere alla soluzioni dei probabili problemi che la proposta di cui era latore poteva a quello procurare, si spingeva molto più in là delle proprie istanze, suggerendo anche i necessari, e ulteriori, aggiustamenti territoriali della deprecata provincia di Frosinone.

Infatti, nel promemoria si suggerisse che ad essa “si potrebbero aggiungere i comuni di Sezze, Cori, Cisterna di Roma, Sermoneta, Bassiano, Roccamassima e Terracina con tutta la zona delle Paludi Pontine”; il tutto, in applicazione di un criterio governativo che, nella creazione delle nuove provincie, “è stato quello di ridurre la superficie e la popolazione di ciascuna per una migliore amministrazione e per una maggiore sorveglianza politica da parte dell’Autorità Prefettizia”.

Frosinone provincia meridionale Ceccano panorama
Frosinone provincia meridionale Ceccano panorama

Criterio che però, conclude il promemoria, “nel Lazio non è stato seguito”. Tuttavia, nonostante l’autorevolezza del latore e l’ottimo argomentare, l’iniziativa capeggiata da Mons. Diamare non ebbe alcun esito, e tutto rimase come deciso il 2 gennaio 1927.

I timori dei Cassinati, già chiaramente espressi nelle scarne parole dei telegrammi inviati al governo e ancor più dai suggerimenti dell’abate, ma stranamente scarsamente percepiti nel nord della provincia, erano destinati ad avere amara conferma. Dopo aver descritto il contesto storico in cui la provincia era nata, tutte le peripezie che ve l’avevano condotta e i malumori che questo aveva scatenato, Jadecola infatti apre un capitolo dal significativo titolo: “I nodi al pettine”.

La sua fonte in questo caso è la “Rassegna del Lazio”, del febbraio-marzo 1929 (a due anni dall’istituzione).

Nell’articolo che vi si trova, già all’inizio si può leggere che “il difficile compito d’impiantare e di gestire l’Amministrazione Provinciale di Frosinone… venne svolto in maniera non conforme a quelli che erano gli interessi della nuova provincia, per molte e complesse ragioni…”.

E continua dicendo che già “il bilancio preventivo per il 1927 (primo anno di vita dell’Amministrazione! NdA) fu compilato senza tener conto della reale consistenza delle entrate e della verità e sincerità degli elementi attivi, mentre le spese furono previste oltre i limiti delle potenzialità del bilancio, con l’effetto di indebitare l’Amministrazione, causare disavanzi finanziari, forse perché si ritenne che una successiva, rigida amministrazione, o il Governo, avrebbe trovato rimedio”.

L’articolo continua descrivendo i tentativi di far pareggiare tale bilancio aumentando le tasse sui terreni e sui fabbricati fino al massimo consentito; ma conclude constatando che neanche in questo modo si potrebbe riuscire nell’impresa.

Frosinone provincia meridionale Municipio di Anagni
Frosinone provincia meridionale Municipio di Anagni

E qui si arriva al punto cruciale dell’intera vicenda: perché una provincia appena costituita si trovava già in così gravi condizioni finanziarie? La risposta dell’articolista è drammatica e illuminante: per il “modo in cui essa fu costituita. La Provincia di Terra di Lavoro con i redditi elevati dei terreni dei Circondari di Nola, di Caserta e di Gaeta, riusciva a compensare quelli scarsi o infruttiferi dei Circondari di Sora e di Piedimonte di Alife (poi passato alla provincia di Benevento, ricorda Jadecola. NdA)”, imponendo una tassazione media modesta, sia sui terreni sia su i fabbricati;

“così la Provincia del Lazio (da cui proveniva Frosinone e il suo Circondario. NdA), con la massa enorme dei redditi da fabbricati della Capitale e dei redditi di pianura, compensava i redditi scarsissimi delle zone montuose e incolte, riscuotendo una sovrimposta eguale a quella della Provincia di Terra di Lavoro.

I Circondari di Sora e Piedimonte di Alife erano passivi per la Provincia di Terra di Lavoro, e quello di Frosinone parimenti lo era per la Provincia di Roma”.

Cosicché, la Provincia di Napoli “ha tratto guadagno dalla soppressione della Provincia di Terra di Lavoro, perché ad essa furono aggregati tutti i comuni della pianura dei Circondari di Caserta e di Napoli. La Provincia di Benevento ha avuto uno svantaggio finanziario dalla annessione del Circondario di Piedimonte di Alife” tanto che è stata costretta ad aumentare le tasse sui terreni e sui fabbricati fin quasi al massimo consentito; “la Provincia di Roma ha conseguito un doppio vantaggio: si è liberata di un territorio passivo, quello del Circondario di Frosinone, e si è arricchita di un territorio attivo quello del Circondario di Gaeta, che prima apparteneva alla Provincia di Terra di Lavoro”.

Insomma, “data la natura degli elementi di costituzione, non occorre un lungo studio per trarre il preciso convincimento che la Provincia di Frosinone non può assolutamente provvedere ai suoi servizi provinciali, con la sovrimposta che nel 1926 riscuotevano le Province del Lazio e di Terra di Lavoro, ma ne ha bisogno di una molto superiore”.

Tuttavia, “la sovrimposta al limite massimo che si può avere in Provincia di Frosinone è di L. 1,203 per Kmq, le altre entrate danno un gettito di L. 559,70 il Kmq. In complesso le entrate ammontano a L. 1.802,70 al Kmq: le spese, commisurate all’assoluta necessità, ed in alcuni casi previste in somme molto inferiori al fabbisogno dei servizi, corrispondono a L. 2.590 al Kmq; il deficit non può essere quindi colmato con l’aumento della sovrimposta”.

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Frosinone provincia meridionale Montecassino

Probabilmente sensibile alla temperie del tempo, l’articolista procede poi nelle sue considerazioni, rilevando che “con la deliberazione del Consiglio dei Ministri del 6 dicembre 1926, su proposta del Capo del Governo, Ministro dell’Interno, la Provincia di Frosinone fu costituita in modo razionale, perché ai terreni montuosi si associavano quelli redditizi del Circondario di Gaeta e dei comuni della Provincia del Lazio in pianura, sino a Terracina. Con simile circoscrizione, si poteva avere una salda finanza con un’imposta bassa. Ora ciò è impossibile. Per poter vivere, la Provincia di Frosinone ha bisogno di un ampliamento di territorio corrispondente a quello della sua primissima costituzione”.

Ma poi è costretto ad ammettere che “la circoscrizione Provinciale deve rispondere oltre che ad esigenze demografiche, etniche e storiche, anche a quelle finanziarie”.

Però delle une e delle altre non si era tenuto alcun conto, posto che le rimostranze dei Cassinati alla creazione della provincia erano arrivate ben prima della mutilazione operata dal regio decreto, proprio all’atto della “sua primissima costituzione”.

Insomma, una provincia già raffazzonata assemblando territori storicamente divisi per secoli, aveva subito un irrimediabile ed ulteriore danno, per ragioni ancora oggi quasi del tutto sconosciute.

È la storia di una provincia mai nata, di un concepimento abortito, di un arbitrio perpetrato sulla pelle di centinaia di migliaia di persone, di un cinismo e una superficialità deprecabili; cause, insieme, di un disastro perpetuato di generazione in generazione.

Perciò, siamo ancora convinti che la nostra condizione sia definibile come quella di una terra del Sud? Ci sembra ancora esaustiva e consona, quella definizione? Ci è davvero sufficiente per capire chi siamo e dove vogliamo andare?

Già novant’anni fa, ci si era posto con chiarezza il problema di come far vivere questa provincia, a partire dalle sue funzioni amministrative, nonostante i gravi vizi d’origine; nessuno, tuttavia, vi aveva posto rimedio, ed anzi aveva proceduto imperterrito, non si sa bene con quali intenti, nonostante tutto.

Frosinone provincia meridionale Municipio di Veroli comune 350 260
Frosinone provincia meridionale Municipio di Veroli comune

Oggi, noi che ancora subiamo le conseguenze di tali scelte (ripetiamo, di quasi novant’anni fa), sembriamo avere una consapevolezza assai più limitata di allora, col rischio di desiderare soluzioni che invece ci nuocerebbero.

Sapere da dove si parte, perciò, è conoscenza essenziale; l’analisi concreta della situazione concreta è assolutamente necessaria per decidere dove andare, quali obiettivi perseguire, con quali ordinamenti, con quali energie e col contributo di chi.

E questo compito non dovremmo delegarlo a nessuno; anzi, dovremmo con forza impedire che alcuno operi ancora sulla nostra testa, senza la nostra partecipazione attiva alle decisioni, e senza il nostro consenso.

Ma limitarsi ad affermare che siamo una Terra del Sud (per altro, infondatamente) solo per dire della cattiva condizione generale in cui versiamo, risulta assai riduttivo, insufficiente allo scopo, troppo vago per capire e prendere provvedimenti ed iniziative oculati.

Ed anche offensivo per il Sud, in verità; il quale, oltre a poter lamentare nei confronti del Nord un brutale e ripetuto saccheggio durato secoli, con annesse distruzioni, uccisioni e stupri di massa, ha anche da vantare un’identità culturale, attuale e storica, che la nostra disgraziata e bistrattata terra può soltanto vagheggiare.

Perciò, semmai, dovremmo umilmente e sommessamente dirci, in via del tutto confidenziale, che sarebbe un onore per noi essere Terra del Sud, se il Sud ci volesse.

*Redattore di unoetre.it

Frosinone 29 agosto 2015


Provincia di Frosinone

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Ivano Alteri

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Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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