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Il Piave della lingua: non passa lo straniero…

Noalrazzismo 350 260

Noalrazzismo 350 260di Fausto Pellecchia – Ha fatto scalpore la protesta dei genitori in una scuola elementare della periferia di Cassino per il numero troppo elevato di alunni extracomunitari nelle classi dei loro figli, che rallenterebbe gravemente il lavoro degli insegnanti e il normale ritmo di apprendimento. La protesta, dapprima rivolta agli stessi ingegnanti e dirigenti scolastici, si sarebbe poi concretizzata nella minaccia di alcuni genitori di trasferire i loro figli in altre classi, presso scuole pubbliche o private, senza bambini stranieri. Particolarmente significativa la dichiarazione di un genitore riportata dalla stampa locale: «Preferisco pagare e fare sacrifici non perché non accetto il diverso, ma perché non concepisco questo tipo di gestione superficiale. Se un bambino rallenta tutta la classe e i nostri figli tornano a casa lagnandosi perché la maestra è troppo presa a gestire le crisi del compagno appena arrivato, allora io come genitore devo tutelare il mio bambino e offrire lui il meglio che posso». Dietro l’apparenza di una nobile preoccupazione pedagogica, è facile cogliere tra le righe le tipiche recriminazioni dell’intolleranza xenofoba. Da un lato, il grido “fuori gli immigrati dalle nostre scuole”, dall’altro, in perfetto stile salviniano, l’ipocrita rassicurazione “non siamo razzisti”. Mentre ci si oppone, con metodi sbrigativi e perentori all’arrivo dei bambini immigrati nelle istituzioni scolastiche, questi genitori non vogliono essere considerati “razzisti”. Probabilmente per falsa coscienza e ipocrisia dovute al fatto che, soprattutto nel nostro Meridione, ancora resiste, anche se malandato e lesionato, il tabù del razzismo. Ovvero, una residuo pudore, connesso a un divieto morale interiore, nei confronti di parole e comportamenti di discriminazione verso chi appartiene ad altre etnie, culture e religioni: triste memoria di un tempo in cui i nostri emigrati all’estero subirono analoghe vessazioni nei Paesi del nord Europa o d’Oltreoceano. Purtroppo, tuttavia, cominciano a manifestarsi anche da noi coloro che si dichiarano apertamente razzisti, sia perché appartenenti a sottoculture che li rendono vittime di una deliberata strategia di manipolazione politica, promossa dall’ideologia fascio-leghista, sia per pura ignominia personale. Del resto, non è un caso se, in vista della prossima campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale, è stata annunciata a Cassino la presenza della lista “Noi con Salvini”, promossa da personaggi che intendono sfruttare cinicamente l’onda xenofoba per scalare una nomination della Lega nei collegi dell’Italia centromeridionale.
Naturalmente, non si vuole negare che i processi di accoglienza e di integrazione dei flussi migratori sollevano ingenti problemi reali. I numerosi protocolli e le linee guida per l’integrazione degli alunni stranieri nella scuola dell’obbligo, diramati dal Ministero dell’Istruzione, in osservanza delle direttive comunitarie -e poi variamente articolati e diffusi dai Provveditorati agli Studi di numerose regioni d’Italia- hanno avuto molto spesso la sorte delle “grida” manzoniane: semplici tamponi declamatori, senza alcuna conseguenza operativa nella concreta organizzazione della didattica In mancanza di una legislazione scolastica coerente e adeguata alle nuove necessità, i dirigenti scolastici e i collegi d’istituto sono stati costretti a “inventare” soluzioni di emergenza dinanzi a situazioni di crisi di dimensioni straordinarie.
E tuttavia, per tornare al caso di Cassino, il problema dell’integrazione linguistica degli alunni stranieri è forse il meno drammatico, rispetto a quelli posti dalla mediazione interculturale e interreligiosa. La scuola, come il quartiere di residenza o il parco giochi, è anche un luogo d’incontro e di socializzazione privilegiato, che favorisce l’apprendimento linguistico Peraltro, se avessimo attuato, almeno per la scuola dell’obbligo, il tempo pieno, non sarebbe difficile istituire corsi integrativi di lingua italiana e di cultura generale per gli alunni stranieri. Analogamente, come da tempo si auspica, per gli alunni italiani, si potrebbero istituire corsi integrativi di lingua straniera (inglese, spagnolo, francese). Sarebbe un primo passo per fare della scuola una autentica agenzia di scambio di codici e di modelli culturali diversi, sollecitando la naturale curiosità dei giovani alunni.
Per colmo di paradosso, alcuni organi di stampa locali, a giustificazione delle apprensioni dei genitori cassinati, citano lo studio di Andrea Ichino dell’ Università di Bologna, in collaborazione con Rosario Ballatore e Margherita Fort dal titolo «The Tower of Babel in the Classroom», secondo il quale la presenza massiccia di bambini stranieri nelle classi indurrebbe i bambini italiani ad apprendere di meno e a far calare i loro risultati nei test. Naturalmente si tratta di una ricerca pubblicata -manco a dirlo- in lingua inglese nel 2013.
Proprio per questo, c’è da ritenere che l’allarmismo di quei genitori abbia ragioni più profonde e inquietanti di quelle supportate dallo studio di Ichino. Chiediamoci: avrebbero avuto le stesse preoccupazioni se gli alunni stranieri, anziché provenire dal proletariato nordafricano o albanese , fossero stati rampolli di famiglie scandinave o nordamericane benestanti, in grado di esprimersi soltanto in un perfetto inglese oxoniense ?

 

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