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Leggere oggi Walter Benjamin con Fausto Pellecchia

W.Benjamin 350 260da Vincenzo Del Brocco riceviamo e pubblichiamo – L’Associazione culturale Pequod e la Biblioteca di Ceccano ospitano il prof. Fausto Pellecchia per leggere e discutere insieme un frammento denso e complesso, per certi versi sorprendente, scritto da un intellettuale profondo e atipico, asistematico, balenante, di grande sensibilità. Un uomo cui interessa l’uomo e la sua vicenda tragica, melanconica, catastrofica, espropriante, mercificante, ma al contempo un uomo che cerca speranza, che tende oltre la catastrofe almeno con lo sguardo attivo e critico che innanzitutto intende spezzare la catena, presunta inossidabile, di una storia letta con gli occhi dei vincitori che poi sono gli stessi che la rendono piena di drammi ideologicamente spacciati per necessità storiche, definitive, conseguenziali entro la logica mezzo-fine che è il portato stesso della Modernità e, eccoci al punto, dello stesso Capitalismo.
Perchè leggere oggi Walter Benjamin? e per di più un frammento da lui scritto nel 1921? sembra preistoria, che c’entra più con noi donne e uomini del XXI secolo? ci interessa perchè così come Benjamin stesso è stato “un pescatore di perle”, come ce lo descrive Hannah Arendt, noi possiamo essere i suoi pescatori e scoprire la sua perla.
E nel caso specifico di questo frammento possiamo scoprire quanto Benjamin, già nel 1921, abbia presagito gli esiti del capitalismo, quello che noi oggi viviamo sulla nostra pelle.

Cos’è il capitalismo per Benjamin

Il capitalismo è essenzialmente un fenomeno religioso: questa la tesi di Benjamin, ma cosa vuol dire? Il capitalismo nasce addossandosi e innervandosi entro il cristianesimo, entro le sue categorie, il suo orizzonte di senso. come un parassita cresce e si potenzia. Ma il suo movimento è così pervasivo e inarrestabile tanto da inglobare il suo stesso ospite: il capitalismo fagocita il cristianesimo e ogni altra religione. diventa cosi esso stesso il totalizzante: assurge al livello di religione, prende il suo posto. Ma essendo mondano, è il mondano che diviene Assoluto, un Dio non trascendente ma immanente, intramondano: e come tale non è più il Dio che salva, che perdona. E’ un Dio incluso nel mondo e dunque ingabbiato nella stessa condizione di insufficienza che è il mondo. non può salvare: la colpa non è mai espiata, il debito mai estinto. il culto mai arrestato: nessuna pausa ma una inarrestabile corsa al rituale del consumo, della soddisfazione del desiderio, dell’intensificazione di sè mediante acquisti, accumulo di merci che hanno perso il loro “valore d’uso”; il rituale del debito per far crescere il profitto, del credito per far crescere il profitto; il rituale del denaro che fa crescere il denaro.
E’ inevitabile? stretti nel vortice del consumo e della ricerca forsennata del profitto non abbiamo scelta? non c’è alcuna via d’uscita? Sarebbe cosi se il capitalismo fosse, come vuole raccontarsi, un fenomeno naturale e immutabile; inarrestabile perchè non c’è forza che possa opporglisi. Benjamin dice che si arresta se si opera una Umkehr: un’inversione, una rottura, un’eccedenza che spezzi il continuum della sua avanzata trionfante.
Se il capitalismo non è naturale e immutabile, e non lo è se ne intravediamo la “nascita” e lo sviluppo, abbiamo sempre un’altra possibilità, non siamo necessitati al culto. Nell’agire abita un “di più”, un’eccedenza, una tensione, e questo è il segno della non definitivita’ dell’azione stessa, del suo poter esser altro. Tale eccedenza, apertura di senso, potrebbe “salvare” dal capitalismo avviluppante, onnipervasivo, religioso: non più LA risposta alle domande di senso, alla speranza, ma UNA risposta. Mettiamola in tensione con le eccedenze che l’agire umano porta dentro di sé.

 
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