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Mazzocchi: riflettendo sulla chat di Loffredi

votoNO 350 260

votoNO 350 260di Ermisio Mazzocchi – Interessante questa conversazione tra Loffredi e l’amico di Loffredi, noto alla redazione di unoetre.it (giusta la riservatezza di anonimità) che ha riportato questo confronto. Interessante perché è un dibattito vero, senza schermi e consente di conoscere le convinzioni dell’uno e dell’altro in una tribuna aperta anche se si tratta di una chat privata.
Questo colloquio, sintetico, offre spunti di riflessione che mi inducono a osare qualche personale considerazione. Ritengo un errore classificare gli interlocutori tra amici (che significa in politica, in cui l’amicizia non esiste, ma è solo scelta razionale su una scala di valori condivisibili o meno?) e nemici (idem) di Renzi. Partire con questa impronta significa far deragliare il confronto su la riforma costituzionale che deve, a pochi mesi dal voto, rimanere nel merito dei 47 articoli che vengono modificati. L’amico di Loffredi, forse eccessivamente affascinato dallo spirito pioneristico dei sostenitori della riforma, sostiene che in campo abbiamo una resistenza al cambiamento (presumo quelli del NO) e il bisogno di nuovo (presumo quelli del SI). In un referendum costituzionale pregno di valori politici, da cui dipende il futuro di un intero popolo questo assioma non significa assolutamente nulla. Se si vuole usare la parola “cambiamento” per risvegliare i sentimenti di antipolitica si intraprende una strada pericolosa e piena di insidie. Se si intende “cambiamento” per essere più corrispondenti alle modificazioni della società, non vedo dove sono le resistenze. E anche in questo caso si deve comprendere per quali obiettivi si compiono i cambiamenti che non avvengono per “simpatia” e non sempre sono sinonimo di “nuovo”, ma rientrano nella logica razionale delle convenienze politiche (non dei sentimenti). Sarei molto cauto, ma molto cauto a usare le categorie del “cambiamento” e del “nuovo”. Consiglierei all’amico di Loffredi di leggere la storia della “Riforma e della Controriforma” del 1500, in cui abbondarono i termini “cambiamento e nuovo”.

Precarietà e lavoro senza diritti sono il male di oggi

Tanto più che nel secolo della globalizzazione le categorie sociali sono cambiate ma non sono state annullate quelle del lavoro e quindi dei lavoratori che non sono più i soli operai, ma tutti coloro che prestano una attività alle dipendenze di altri e percepiscono un salario. E questo rapporto oggi ha alzato il livello di conflittualità perché la globalizzazione ha aperto le porte della precarietà, certamente non quella inesistente di Marchionne, se pur citata come similitudine. Vorrei ricordare che proprio la questione del diritto al lavoro, indipendentemente dalla qualifica, è stata posta al centro dell’impalcatura della Costituzione e la proposta di riforma non ne tiene per nulla conto. Qualunque sarà il risultato referendario il problema “lavoro” resta interamente nella sua gravità, anche se inventiamo nuovi nomi per definire il “lavoratore”.
Loffredi risponde al suo amico con un puntiglioso orgoglio dei momenti di storia vissuti nel PCI, preso a riferimento dal suo amico epistolare, in merito alle preferenze con un ritorno all’argomento del cambiamento e del nuovo. Certamente si consideravano essenziali questi aspetti, ma avvenivano in un contesto culturale politico e istituzionale in cui maturavano le scelte delle candidature e delle preferenze. Consiglierei all’amico di Loffredi di leggere i verbali del Comitato federale (organismo politico della Federazione PCI di Frosinone), consultabili presso l’Archivio di Stato di Frosinone, in cui sono trascritte le numerose e affollate, nonché le vivaci discussioni per le candidature.
Non sono d’accordo con l’affermazione dell’amico di Loffredi che egli preferisce rischiare, come se fossimo a una partita di poker, dove l’azzardo, il rischio, è la regola di questo gioco. In politica si programma, si ragiona freddamente su i percorsi e le scelte da compiere (condivisibili o no), e a maggior ragione in questo referendum perché sono in gioco il futuro di 60 milioni di persone: il Popolo italiano.
Avrei preferito l’abolizione del Senato, la riduzione dei parlamentari della Camera, perché senza ricorrere alle populistiche denuncie su i costi della politica, con questa riforma non si taglia proprio nulla in quanto, tolto gli “stipendi” dei senatori, rimane in piedi tutto l’apparato burocratico – amministrativo e tutti i contributi ai senatori – consiglieri regionali – sindaci. La dinamicità di Renzi non c’entra proprio nulla. Sono altre e da altri condotte le dinamicità veloci o lente di tutto il sistema dello Stato italiano. Sarebbe da chiarire, ma richiederebbe altro tempo, per chi e per che cosa. Forse in questi si annida la vera lotta tra conservatori e progressisti. Non quella sollevata a mò di slogan dall’amico di Loffredi o forse egli ricorre involontariamente a categorie politiche in vigore nel paese anglosassone, ma certamente non applicabili al contenzioso su la riforma costituzionale.
Sono per il NO. Non ho da difendere nessun privilegio e rendita di posizione, argomento usurato e di un vecchio codice politico. Rispondo alla mia coscienza e alle mie ragioni razionali e ponderate di fronte a una scelta che riguarda lo strumento più alta della democrazia: la Costituzione. E credo che questo valga per tutti.

Frosinone 18 settembre 2016

 
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Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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