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Aiutare il prossimo è un atteggiamento antieconomico e quindi antisociale?

mensasociale h260di Daniela Mastracci – Ho scritto un post sulla Sinistra che dice No al Codice Minniti, e un’amica di facebook mi chiede cosa ci guadagnerebbe la Sinistra che dice No al codice Minniti a dire, appunto, No.

A me ha stupito la domanda. E guarda caso oggi esce un post di Curzio Maltese che ripropone la stessa questione dicendo così “Si parte dal presupposto che voler aiutare il prossimo sia un atteggiamento antieconomico, quindi antisociale, immorale, oltre che presuntuoso. Perché questa gente, invece di trascorrere il tempo libero negli outlet o a immergersi nei rancori di Internet o a cercar soldi, si dedica invece a soccorrere dei disgraziati? Cui prodest?” Ovvero comportarsi bene, soccorrere, salvare, senza tornaconto è immorale, perché antieconomico, antisociale.
Certo antisociale rispetto a quale società? La nostra? Esiste una nostra società? Oppure essa, qualunque cosa sia, è un prodotto storico intessuto di relazioni fra popoli diversi?
Certo antieconomico, ma cioè? Occorre spesa sociale insostenibile? Ebbene allora mi si dica perché si accetta la enorme spesa sociale militare; oppure mi si spieghi perché si ritiene pro-economico salvare banche; oppure ancora detassare i ricchi con la flat tax, e via di questo passo
E, per finire, sarebbe morale o immorale perché discende da sociale e economico? Sul morale connesso a sociale ci sto: ma allargo l’orizzonte, e soprattutto non presuppongo alcuna fissità identitaria, e rifiuto ogni rimozione ideologica per cui io sarei “noi” e l’Altro da me sarebbe “loro”: una volta per sempre sarebbe bene interiorizzare la relazione. E se lo dice un credente come Buber può andare bene? “Il principio dialogico” argomenta la reciprocità dell’Io – Tu: non c’è alcun Io senza il Tu, e viceversa. Non serve scomodare filosofi come Hegel, o tanti altri. Il “noi” di contro a “loro” ci fa irrigidire e sclerotizzare dentro scatole categoriali fittizie, astratte, al punto di scivolare nel razzismo, nella xenofobia, nel fascismo. Anche chi non lo fosse, cadrebbe nella trappola di un lessico che chiude, che separa, che divide. Pensiamoci bene alle parole: esse dicono chi siamo; cosi come gli atti dicono chi siamo. Non è pensabile assieme chi dica sì ai diritti, e però metta avanti una cosa, che non si capisce cosa sia, come l’identità nazionale, il sovranismo, la sicurezza che diventa securitaria. Delle due l’una: o si sostiene il diritto, oppure si è sostenitori del privilegio, ossia i diritti, solo per alcuni ma non per tutti, discriminano e perciò sono, nei fatti, sentiti e vissuti come privilegi, escludenti coloro ai quali si dice un no in piena faccia, che suona come un giudizio inappellabile. Si chiamano diritti universali non per niente.

Rifiuto proprio questa logica venale, economicista

Non ci riusciamo più perché siamo schiacciati da affanni, disagio socioeconomico, esistenziale, paura dell’altro? Ma è proprio qui che dobbiamo pensare, fermarci e riflettere se giovi a qualcuno questa nostra paura, questo malessere, questa povertà e precarietà. Perché se donne e uomini e bambini fuggono dalle loro terre non lo fanno per piacere, svago, tanto meno per occuparci e minacciare la nostra libertà. Nemmeno chi si fa esplodere vuole questo. Ne sono convinta. Vedo disperazione. Vedo rabbia. Vedo forse vendetta. Ma soprattutto vedo un vero esproprio di umanità: rivolto a “noi”, come a coloro che vengono da noi. Siamo soggetti a questo esproprio di sentimenti e di ragione che cerchi relazioni, incontro, solidarietà. No, restiamo secchi e aridi come senza linfa, senza aria, senza vitalità. Solo fasci di nervi con dentro inoculata la ferocia dell’odio. Non è che la Sinistra che dice No al codice Minniti abbia da averci un tornaconto solo essa: il tornaconto sarebbe per tutti e si chiama umanità, si chiama riconoscimento, si chiama Pace. E non gli uni contro gli altri, azzannarci come quelle formiche che si dividono in due, e lottano l’una parte contro l’altra, quando le risorse scarseggiano. Cerchiamo di domandarci perché scarseggiano, dove stanno confinate, chi le protegge innescando proprio quel conflitto nel quale cadiamo.
Sul punto, poi, se morale abbia a che fare con economico, mi pare oltremodo rischioso operare questo passaggio: si monetizza l’esistenza umana? Mi si dirà: già fatto, perciò l’economico è morale, perché l’essere umano costa, oggetto quantificabile, acquistabile, vendibile, così come espungibile se i “conti non tornano”. Qua morale si confonde con parsimonia, con risparmio, con austerità, anche se però solo dal lato dei deboli, perché tanto non possono opporsi, data proprio la debolezza, che li rende crudelmente ricattabili.

Ecco, allora la rifiuto proprio questa logica venale, economicista, da homo oeconomicus quale ci hanno fatto diventare. E lo so che è proprio la logica che ci governa tutti: forse è il caso di pensarci bene e di uscirne. Perché la Terra è rotonda, prima o poi tocca a tutti scappare se l’andazzo è quello della estrazione indiscriminata di valore. Allora almeno per autoconservazione forse è il caso di dire basta. Perché ha ragione Ivano Alteri quando scrive “..davvero pensano sia possibile alzare un muro intorno all’intero Occidente e tenere fuori cinque-sei miliardi di persone in cerca di vita? Davvero ritengono di essere, loro, quelli che praticano un sano realismo politico? Ma sono proprio sicuri? A noi, piuttosto, pare che i soli che ragionino con realismo politico siano esattamente coloro che s’interrogano sulle ragioni profonde del fenomeno, sulle responsabilità e sui responsabili di quella disperazione; perché solo da loro potrà arrivare una qualche soluzione a quel problema…”

 
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Daniela Mastracci

ByDaniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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