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Anagni. Per Assemblea Democrazia Uguaglianza

anagni 25nov17
Anagni. Per Assemblea Democrazia Uguaglianza 25nov17
Anagni. Per Assemblea Democrazia Uguaglianza

ANAGNI. L’Inchiesta Quotidiano e UNOeTRE.it ad Anagni, insieme ai lavoratori di Vertenza frusinate, per parlare di politiche occupazionali. Nei locali della biblioteca Comunale “A. Labriola” sono stati affrontati temi che questa provincia non deve assolutamente mettere in secondo piano.

Della disoccupazione si dovrà si dovrà continuare a parlare anche se qualcuno vuole ancora spazzare la polvere sotto lo zerbino.

I mali di quest’area geografica sono sicuramente la malasanità, l’ambiente ecologicamente compromesso e la disoccupazione. Il frusinate, il nord in particolare, hanno conosciuto la crisi prima ancora dell’arrivo della depressione a livello globale. Il tessuto industriale ha iniziato a vacillare già fina dalla fine degli novanta. Le politica neoliberiste e il mercato globale hanno solo assestato il colpo di grazia alla nostra provincia.

Non solo ex Videcon o ex Marangoni. Ci sono migliaia di lavoratori che erano impiegati in queste aziende e anche in alcune più piccole, o nell’indotto delle grandi aziende. Quel che è rimasto oggi è un territorio spoglio, senza possibilità occupazionali e con una questione ambientale compromessa. C’è inoltre un nuovo fenomeno migratorio in uscita: i giovani lasciano la provincia di Frosinone per andare al nord, ma soprattutto all’estero.

Nonostante una politica disattenta alle esigenze del territorio e dei lavoratori, gli aderenti a Vertenza Frusinate (organizzazione che tra l’altro è nata proprio ad Anagni), hanno ottenuto risultati inaspettati anche a loro stessi. Gramsci sosteneva che la società avrebbe avuto bisogno dell’impegno dell’intelletto dei singoli, che avrebbero dovuto impegnarsi studiando. Ed è quello che hanno fatto i lavoratori di Vertenza Frusinate: hanno studiato vari modi per riuscire ad ottenere un riconoscimento per la loro dignità di lavoratori disoccupati.

Sono riusciti ad arrivare a tavoli di concertazione molto in alto, in regione e al ministero del lavoro. Sono riusciti a far rinnovare per un altro la mobilità e, tra non molto ci dicono, saranno in grado proporre addirittura un progetto per una economia alternativa in questa provincia. “Ci hanno detto che sappiamo lamentarci ma che non siamo propositivi – spiegano – ma presto si ricrederanno”.

Il risultato di Vertenza Frusinate è unico nel suo caso: sono riusciti a far riconoscere l’area di Frosinone come area a forte complessità per la crisi economico lavorativa (senza questo riconoscimento non sarebbe arrivata neanche la nuova mobilità), si sono confrontati con alti funzionari dello stato, senza che vi fosse intercessione né di politica né di sindacati.

In barba a quello che il burocratico e macchinoso reddito di cittadinanza, che probabilmente sarà riconosciuto a pochi, considerate le clausole e i paletti che contiene, stanno iniziando una petizione per la presentazione di una legge di iniziativa popolare per il reddito minimo garantito. I lavoratori però non vogliono essere pagati senza lavorare. “Dopo la chiusura delle nostre aziende – ha spiegato uno di loro – se ci avessero detto: da domani non avrete più questo lavoro ma andrete a fare lavori più umili, noi ci saremmo andati, ma non ci è mai stata data alcuna possibilità”.

Nel chiedere il reddito minimo garantito comunque fanno riferimento ai modelli del nord Europa, dove c’è la flexsecurity, una sorta di mobilità in cui i lavoratori rimasti inoccupati, percepiscono comunque un reddito, frequentano corsi di formazione per essere riconvertiti nel mondo del lavoro con altre mansioni.

Il lavoro è un diritto, ma per molti politici questo concetto, sancito dalla Costituzione, è morto da anni. I politici di spicco in questo territorio sono stati più volte coinvolti nelle questioni del lavoro e della disoccupazione, ma hanno dimostrato di essere completamente disinteressati e, a volte, anche poco competenti. Di fatto non hanno tutelato la dignità umani di questi lavoratori senza occupazione.

Chi si è opposto al reddito minimo, non ha fatto i conti con queste persone: ci sarebbe da chiedere se sono riusciti a guardare mai negli occhi un disoccupato, a percepire le ferite alla dignità di queste persone, se sono mai riusciti a comprendere quale umiliazione sia per un padre di famiglia non riuscire a sostenere i propri cari. Evidentemente no, altrimenti la politica in questo territorio avrebbe dato risposte, mostrando almeno un minimo di interesse… per le competenze, beh… non si possono fare miracoli.

Continueremo a parlare di lavoro e di numerose altre questioni il 1° dicembre a Frosinone nell’Assemblea per la Democrazia e l’Uguaglianza (convocata per le ore 17 nel salone dell’Amministrazione provinciale), non nascondendoci e non nascondendo i fatti. La disoccupazione è un problema e come tale va affrontato per essere risolto. Per quel che ci riguarda: guai a non divulgare informazioni su questioni così delicate per questo territorio.
25 nov 2017


Lavoro e Lavoratori su UNOeTRE.it

Disoccupazione


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ByValerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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