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Scuola e famiglie torneranno a incontrarsi?

scuola famiglia 460

scuola famiglia 460La scuola e la famiglia
Le famiglie sono entrate nella scuola come membri del Consiglio di Istituto, dei Consigli di Classe allargati alla componente dei rappresentanti dei genitori. Oggi con la cosiddetta “buona scuola” i genitori sono parte attiva anche per quanto riguarda la valutazione del merito dei docenti. Infatti la legge 107/2015 ne sancisce la presenza anche nel cosiddetto “comitato di valutazione” dei docenti, allo scopo della assegnazione del cosiddetto bonus premialità.
Inoltre, le famiglie possono interagire con la scuola tramite il registro elettronico, cui accedono con le credenziali che la scuola mette loro a disposizione. Possono conoscere in tempo reale se il proprio figlio è entrato in orario oppure in ritardo; quale lezione o attività sta facendo in quel momento; se viene interrogato può conoscere il voto; sa se sta svolgendo una verifica scritta; può leggere gli argomenti svolti dai docenti e i compiti assegnati.

Porte aperte

La famiglia entra nella scuola con le porte aperte e accoglienti della legge che prevede anche un patto di corresponsabilità. C’è però un aspetto quanto meno da rilevare che accompagna questo ingresso: la famiglia itUna costosa contraddizionealiana che ha figli nella scuola secondaria superiore si trova nella condizione di pagare il cosiddetto “contributo volontario”: dunque la scuola non è gratuita, ma chiede alla famiglia un bonifico da effettuare per l’iscrizione in quello o quell’altro istituto. A volte il contributo è oneroso, altre volte lo è meno, ma in ogni caso chiede uno sforzo economico alle famiglie. La richiesta di contributi dalle famiglie si inserisce in un quadro dove vediamo i Governi che non finanziano la scuola pubblica, ma al contrario offrono bonus fiscali per le iscrizioni nelle scuole private paritarie, e inoltre garantiscono il credito d’imposta a quei privati che investono fondi nelle scuole: come sponsor, come elargizioni, o altre forme di finanziamento. Al contributo volontario si aggiunge altro: sappiamo tutti, forti delle nostre esperienze quotidiane, che la scuola pubblica, specie primaria e secondaria di primo grado, chiede alle famiglie l’acquisto di diversi prodotti di cartoleria, che ovviamente hanno dei costi che andranno a gravare sulle condizioni economiche delle famiglie stesse (a volte anche la stessa carta igienica).

Una costosa contraddizione

Insomma ci troviamo di fronte ad una grave contraddizione: da una parte i Governi degli ultimi 20 anni hanno tagliato finanziamenti alla scuola pubblica, determinando la necessità per le famiglie di contribuire alle spese che le scuole devono comunque sostenere; i Governi hanno introdotto riforme che hanno determinato la necessità, per le scuole, di aprirsi alle famiglie dei loro territori con “offerte formative” per attrarre iscrizioni, “offerte” che devono prevedere progetti e attività varie che significano, ancora una volta, spese, che però le scuole non possono sostenere, e per le quali si chiede appunto il contributo alle famiglie stesse, che iscriveranno i loro figli. Inoltre i Governi hanno operato una scelta politicamente orientata in ordine alla parità delle scuole private. Ma il costo delle rette è alto, allora i Governi hanno fatto passare per garanzia di parità di opportunità, per tutti i cittadini italiani, di potersi iscrivere a quegli istituti parificati, detrazioni fiscali alle famiglie e finanziamenti veri e propri alle scuole private stesse. Dunque si finanziano le scuole private e si tagliano finanziamenti alla scuola pubblica. La quale scuola pubblica chiede poi contributi alle famiglie. Perché questo metodo? Perché scelte tali da avvantaggiare il privato piuttosto che il pubblico? La scuola pubblica gratuita della nostra Costituzione che fine ha fatto? E perché mettere in difficoltà le famiglie sostenendo che “non ci sono i soldi”, ma poi scrivere leggi che danno fondi alle scuole private, contraddicendo l’articolo 33 della Costituzione, ove è scritto chiaramente che se privati vogliano aprire scuole, ciò deve accadere “senza oneri per lo Stato”?
Le famiglie partecipano alla vita scolastica, ma tale partecipazione ha significato demandare alle stesse famiglie la sopravvivenza economica delle scuole pubbliche? Dove sta più il principio del servizio pubblico quando la pratica quotidiana è questa?

Invertire la tendenza alla crescita dei costi per garantire il diritto allo studio

Occorre una inversione netta di tendenza; occorre ritrovare lo spirito sostanziale della Costituzione e garantire la Scuola come Istituzione della Repubblica, come servizio pubblico a tutta la cittadinanza (e non a domanda individuale, come sta diventando ad esempio la scuola dell’infanzia, e come sembra già ormai essere il nido d’infanzia); occorre garantire la Gratuità della Scuola pubblica, investire in essa, rafforzarla con assunzioni di insegnanti, tagliando, non i finanziamenti, ma il numero di alunni per classe, al fine di ristabilire un equilibro, perso da tanto tempo, fra alunni e insegnanti, in modo che la didattica possa essere più attenta alle esigenze individuali, al tempo dell’apprendimento, agli aspetti anche più personalizzati rispetto a studenti diversi e non omologati, non assoggettati alla logica della standardizzazione che toglie via, appunto, le individualità di ciascuno. Occorre che il trasporto scolastico sia gratuito, che le mense siano accessibili a tutti e che, perciò, non si verifichino più le aberrazioni, che abbiamo denunciato anche noi su Unoetre.it, a proposito della scuola in provincia di Arezzo, dove i bambini, i cui genitori non avevano potuto pagare la retta, sono stati emarginati dagli altri compagni, e gli è stato dato da mangiare del pane con olio. Occorre che i libri e i materiali scolastici siano gratuiti. Occorre cioè ripensare una scuola pubblica che davvero non lasci indietro nessuno, specialmente in un’Italia tanto impoverita, tanto esclusa, tanto abbandonata a se stessa.

La scuola antidoto alla violenza

Colgo l’occasione per ricordare che gli adolescenti che hanno aggredito il ragazzo di Napoli, dicono le forze dell’ordine, erano alla stazione della metro di Chiaiano perché “non avevano altro da fare”. Bene: diamo loro la scuola, il tempo pieno, le scuole aperte, ma non ad attività per cui aziende e altro paghino gli affitti, ma scuole aperte per essere punti di accoglienza, di recupero, di socializzazione. E per far ciò assumiamo personale specializzato. Riusciremmo a raggiungere due obiettivi: dare un senso alla vita di giovanissimi che si ritrovano per strada; dare lavoro a chi non ce l’ha, e che non fa altro che far crescere il numero dei senza reddito.

 
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Daniela Mastracci

ByDaniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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