La Sinistra deve ripensarsi. Ma come?

Parlamento 460 47k

Parlamento 460 47kdi Ermisio MazzocchiE’ lecito pensare, in questo nostro secolo, a una sinistra della globalizzazione che rompe e supera le categorie e i confini della sua cultura novecentesca, per rinnovarsi e confrontarsi con il nuovo mondo. Costruire una nuova identità della sinistra presuppone una revisione del ruolo della politica.
Il sistema economico ha assunto una complessità e una dimensione non più riconducibile a meccanismi territoriali, ma amplia la sua funzione in un area globale. Un processo che ha segnato una più marcata differenza sui livelli delle condizioni sociali, in cui emergono le grandi questioni in termini di libertà e di progresso e soprattutto quelle di soddisfare i bisogni elementari della vita umana.  (per

Un nuovo orizzonte non porta automaticamente verso un mondo migliore

Non possiamo non riconoscere che siamo in presenza di fenomeni che producono inediti cambiamenti nell’assetto geopolitico globale.
Occorre considerare che questo nuovo orizzonte non porta automaticamente verso un mondo migliore, obbligando la sinistra a liberarsi di schemi di classificazione delle categorie sociali adottati nel ‘900 e, allo stesso tempo, pena la sua atrofizzazione, rimodulare un suo nuovo pensiero culturale – politico, irto di pericoli e deviazioni.
Una sfida aperta e incerta nello sforzo per raggiungere tale obiettivo.
In un mondo di circa otto miliardi di persone in cui masse sterminate sono alla miseria e sfruttati, da cui emerge la schiavitù moderna, si aprono conflitti incalcolabile.
Cresce a dismisura una manodopera a basso costo per produrre beni di consumo destinati ai mercati giapponesi, australiani, nordamericani ed europei. E sono per di più donne e bambini le vittime di un lavoro forzato e di sfruttamento sessuale.
L’Europa, quella dell’Unione, pur avendo la più bassa incidenza di schiavitù moderna rispetto al resto del mondo, può contare un milione e duecentoquarantamila schiavi, complici il recente massiccio afflusso di rifugiati, le restrittive misure di sicurezza applicate dagli stati europei e la conseguente ricerca di vie di fuga (da guerre e conflitti interni), facilmente battute da reti criminali europee per “facilitare” il passaggio dei migranti.
L’Italia non è immune da queste nove forme di sfruttamento, fuori da ogni legalità, sono tutti fenomeni legati alla pessima globalizzazione iniziata negli anni Novanta, che attuò una immigrazione incontrollata con l’effetto di abbassare sia le retribuzioni sia le garanzie sociali dei lavoratori.Pizza a domicilio 350 260 min
Sono aspetti evidenti di un processo che si sta traducendo in un’esplosione esponenziale della dinamica dello sfruttamento che si scarica sugli esseri viventi e sulle risorse naturali, con la creazione di profitti smisurati che non generano alcuno sviluppo per gli abitanti di questo mondo, ma solo il dilagare della diseguaglianza e della sofferenza.

In questa immensità di ingiustizie, prevalgono l’assenza di tutele e di stabilità lavorativa, creando disuguagliane e la cancellazione di diritti su cui si fonda il neoliberismo, nello smantellamento della funzione regolatrice dello Stato sociale.

Si espande il lavoro subordinato mascherato dalle collaborazioni, prevalentemente attuate nella logistica, nella grande distribuzione e nei servizi pubblici, sino ad arrivare ai lavoretti della gig economy, al lavoro gratuito, al lavoro a chiamata e al sistema dei buoni lavoro, che rappresentano gli esempi più significativi della ristrutturazione del capitalismo dove la frammentazione del lavoro segue la frammentazione del processo produttivo.
La precarizzazione esistenziale, fondata sullo sfruttamento delle esistenze che sono sostanza dei processi di accumulazione del capitalismo finanziario, porta a un declino della società del lavoro salariato e generalizzazione della remunerazione simbolica.

I rider (consegna pizze e altro con biciclette e motorini, organizzati da Deliveroo, non l’unica nel genere, il gigante londinese, che ha visto crescere il suo fatturato del 600% nell’ultimo anno, con 35mila fattorini che lavorano per lui in ben 12 paesi) sono un esempio di queste forme di sfruttamento, considerando che il loro datore di lavoro non è un uomo in carne e ossa, ma una piattaforma, che sa bene analizzare chi è sempre disponibile e chi no, chi nel lavoro ci mette l’anima e chi lo fa solo in modo occasionale. Così può selezionare.
E non sono prevalentemente giovanissimi come dimostra un sondaggio della Uil, esteso però a tutti i lavoratori delle piattaforme (compresi quelli che operano da casa con il computer) che rivelava che il 45% aveva più di 35 anni. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

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 Le nuove forme di sfuttamento del lavoro

La gig economy è ancora ai suoi primi passi. Ma se guardiamo a quel che succede in America, dove solo in California ci sono più di un milione di platform worker. Un nuovo mondo che è privo di regole e sono le nuove forme di sfruttamento, in cui primeggia il soggetto della multinazionale.
Si è aperta la vera questione del governo della globalizzazione e a oggi non è chiaro come sarà possibile governare, e chi dovrà farlo, un mondo senza frontiere, non quelle geografiche, ma della finanza, dell’informazione, delle tecnologie (dalle armi ai sistemi informatici), dell’ambiente, delle risorse energetiche e quelle alternative (il petrolio si calcola si esaurirà verso il 2050), delle diverse culture, delle storie dei popoli.
E’ pensabile di accettare che il governo della globalizzazione possa essere esercitato da un centro di potere strategico, finanziario e informatico, al punto da “determinare” gli andamenti dell’economia reale e l’orientamento delle coscienze.
Di fronte a questo nuovo ordine, che ha ridisegnato le differenze sociali e rimesso nel circuito categorie inedite nel rapporto uomo – lavoro, si (ri)propongono i valori della libertà e delle democrazia.
Dobbiamo essere altrettanto consapevoli che quei valori non possono avere la stessa accezione del secolo scorso, in cui erano stati più delle conquiste che strumenti.
La globalizzazione ha rafforzato le libertà per giustificare le nuove forme di dominio, prima di tutto quelle economiche, ma anche quelle culturali (scientifiche, ambientaliste, pubblicistiche).
La logica del mercato senza frontiere, ha rimesso in discussione, se non cancellate, le regole, o meglio, gli strumenti che intervengono nei rapporti tra libertà, democrazia, sovranità politica e identità nazionale.
Google, multinazionale, ha un prodotto (fatturato da 110 miliardi di dollari, un utile da 12 miliardi di dollari e circa 90.000 dipendenti sparsi nel mondo) gig economy 350 260 minche supera il prodotto nazionale di gran parte delle nazioni del mondo.
Un cambio di prospettiva che ha prodotto una crisi della sinistra, che fatica a darsi un nuovo pensiero in grado di leggere le mutazioni socio – economiche dell’intero pianeta.
Se ne è avuto una consapevolezza, ma gli effetti non sono ancora del tutto evidenti ed efficaci, nel convegno organizzato dal Partito del socialismo europeo (PSE), svoltosi nell’ottobre del 2017, per una rifondazione del PSE, scommettendo su politiche di sinistra su welfare, ambiente ed economia, con lo slogan “Costruire un futuro progressista in Europa”.
L’idea è quella di chiudere la fase costituente per una nuova sinistra europea al Congresso del 2018. Una corsa contro il tempo per innovare la sinistra a livello nazionale ed europeo che altrimenti rischia l’estinzione.
L’Internazionale socialista, composta da 350 partiti e movimenti della sinistra, prende coscienza del dilagante populismo e il suo XXV congresso svoltosi dal 2 al 4 marzo 2017 a Cartagena de Indias, in Columbia, rappresenta una occasione per rivedere le politiche della sinistra mondiale con all’odg “Bisogna fare da diga contro il populismo, evitando di cadere nell’isolazionismo di muri, dogmi e violenza”.
In ambedue le organizzazioni non emerge con chiarezza quali siano gli obiettivi e gli strumenti per raggiungerli.
Proprio perché tutta la sinistra è di fronte al dilemma di come riqualificare i contenuti della sua cultura proiettata in uno spazio di giustizia, di democrazia, di diritti, che non ha confini.
Valori che si dilatano sul terreno del conflitto tra la potenza dei mercati e di chi controlla la conoscenza e quello che dovrebbe essere il potere della politica volto a svolgere un ruolo unificante di quelle che sono le aspettative e le speranze per milioni di uomini, di popoli e di gente delle diverse realtà territoriali.
Su questo terreno si misura la prova di una sinistra che ha abbandonato i condizionamenti del passato ed è in grado di affrontare una sfida su un terreno inesplorato, ma seminato di sabbie mobili del populismo e di un sistema finanziario spietato, di modalità di lotta alle disuguaglianze e di ridefinizione dei principi etici di solidarietà e cooperazione.  (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)
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Saper leggere nei nuovi conflitti e respondere ai nuovi bisogni

Nel novecento la sinistra, i suoi partiti, si afferma come interprete di una nuova epoca industriale e come organizzatrice della lotta per una giusta retribuzione del reddito e per garanzie dei diritti dei lavoratori.
La sinistra, oggi, deve riposizionare la sua funzione in modo da essere in grado di “vedere” i nuovi conflitti, i nuovi bisogni e rigenerarsi per essere strumento necessario nella realizzazione di una comunità dei diritti e delle democrazia.
Non possiamo illuderci che i conflitti per affermare una uguaglianza globale, non saranno aspri e violenti, meno appariscenti di quelli che hanno dominato il novecento, ma certamente saranno di maggiore consistenza e durezza.
Una sinistra ripiegata su se stessa, che esiste dentro un recinto angusto, perde la percezione della realtà del XXI secolo, in cui i parametri di valutazione sono cambiati rispetto al secolo precedente.
La stessa Chiesa di Papa Francesco coglie le nuove sofferenze e le nuove speranze, operando su un terreno non più di conflittualità tra le contraddizioni che sono emerse nel secolo scorso, ma una nuova caratura del valore umano quale l’accoglienza, la solidarietà la lotta alla miseria e alla povertà senza confini e senza alcuna distinzione. Una Chiesa che rispetta le differenze e unisce in un messaggio di misericordia. Disoccupato vado via dallitalia 350 260
E il suo confine non è la sua Sede, non trova forza nelle realtà di forte ispirazione cristiana né si contrappone ad altri.
Non esiste più “l’incontro” tra culture, e se si vuole, tra ideologie diverse, come potrebbe essere quelle tra cattolici e laici. Esiste una sofferenze globale, milioni e milioni di uomini che patiscono la miseria, lo sfruttamento, la povertà.
Questa visone richiede un approccio diverso, costantemente ricercato da Papa Francesco, verso un mondo in trasformazione, in cui sono necessarie tutte le energie e le forze per sconfiggere i mali che affliggono l’intera umanità. Unisce più che dividere.
La Chiesa di Papa Francesco offre una risposta ed è disposta a confrontarsi, a dialogare non a “scomunicare”.
Una sinistra che deve realizzare una nuova e riconosciuta capacità di guida, ha bisogno di ricercare nuove forme di rappresentanza.
Il PD sarebbe dovuto essere, per quanto riguarda l’Italia, l’erede di quelle culture che hanno costruito lo Stato democratico e repubblicano.
Si sarebbe dovuto orientare nella costruzione di un nuovo modello di costruzione dell’assetto socio -. economico con la consapevolezza di essere dentro un nuovo corso della storia del mondo, che avrebbe richiesto un partito di sinistra orientato ad adeguare gli strumenti utili a rigettare e a fronteggiare le spinte liberiste e le maglie soffocanti della globalizzazione.
La sua spinta iniziale protesa verso quelli che sarebbero dovuti essere gli obiettivi di una sinistra progressista e dai forti contenuti innovativi, si è esaurita.
La sinistra del novecento non c’è più e non possiamo ritenere che ritorni.
La crisi della sinistra è globale, quanto meno internazionale ed europea, visti anche i risultati elettorali in Francia e in Italia, in cui il PD è parte, proprio perché non supera le difficoltà a produrre una nuova cultura capace di affrontare le dinamiche economiche e sociali.
Non possiamo pensare a una sinistra slegata dal contingente che non affonda le sue radici nell’humus della storia di questa epoca.
Il problema della redistribuzione della ricchezza e del funzionamento dei livelli sociali, ma soprattutto quello della classificazione e del rapporto con le inedite forme organizzative del capitale finanziario, non è stato risolto.
Si potrebbe affermare che si sono aggravati in quanto regolati dalla globalizzazione più che dagli Stati nazionali.
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Partiti DEMOCRATICi, di MASSA e ORGANIZZATI

Sono cambiati i paradigmi e i destinatari della politiche della sinistra, la quale proprio in presenza di questi mutamenti ha dimostrato di non riuscire ad adeguarsi e a rispondere in termini di alternativa o quanto meno di difesa di garanzie di equità e di giustizia.
Il PD, ma si potrebbe estendere tale considerazione ad altri soggetti della sinistra italiana, dovrà necessariamente approdare a nuove sponde della sua identità e della sua stessa rappresentanza organizzativa.

La sua qualifica di partito di sinistra dovrà essere certificata dalla sua tipologia in rapporto agli avvenimenti mondiali e alle disuguaglianze territoriali, anche interne ai paesi più ricchi o di un singolo paese.
Rigenerare l’identità del PD porterebbe, assodato conclusa questa fase della sua storia, a rivisitare la sua funzione e la sua stessa organizzazione, aprendo una fase costituente che dovrebbe approdare inevitabilmente a un nuovo partito (nel simbolo e nelle struttura), i cui contenuti sono ricomposti in corrispondenza delle modificazioni prodotte dalla globalizzazione e dal cambio nei rapporti nella struttura organizzativa del lavoro.
Il PSE e l’Internazionale socialista, come si è visto, non definiscono i percorsi politici su i quali dovrebbe essere realizzata una struttura organizzativa capace di collegarsi con il mondo reale delle società su la base di un comune denominatore, quale giustizia, uguaglianza, diritti, e di sollecitare la partecipazione del “Uomo globale” a un movimento di pressione e di orientamento per contrastare le storture sociali, sfruttamento moderno e impoverimento dei livelli di vita, e i governi “invisibili” del capitaleIl lavoro prima di tutto finanziario e delle nuove frontiere dell’informatica.
La costruzione piramidale dei partiti, in particolare quelli della sinistra, di scuola ‘800 e ‘900 non è più adeguata.
Evocare un socialismo in prospettiva di una giustizia sociale diverrebbe inutile se la sinistra non adegua, anzi non rivoluziona dalle fondamenta, la sua capacità di coinvolgimento, di orientamento, di partecipazione con modalità che richiedono una flessibilità nei rapporti e che costituiscono una rete di coinvolgimento la più ampia possibile, superando le rigidità della piramide.
Questo non esclude, al contrario lo rafforza, il vincolo di appartenenza degli aderenti a un progetto di governo della sinistra e allo stesso tempo legittima le scelte proposte.
In Germania, per rimanere al tema, si è svolto un referendum tra gli iscritti della SPD per aderire al programma di governo concordato con la Merkel, in cui i sistemi di comunicazione sono stati fondamentali per garantire partecipazione e confronto, ma anche vincolanti a una comune decisione.
Rimane del tutto aperto il problema di come sia possibile riorganizzare la sinistra nelle sue strutture rappresentative. Un partito della sinistra non può che essere di massa, nel senso moderno di partecipazione della più ampia comunità nazionale, che eserciti la sua funzione in modo democratico e organizzato, le cui forme strutturali sono del tutto da ricercare e definire.
Per quello che ci attende non ci sono ricette precostituite. C’è un mondo in continua trasformazione, in cui si ampliano le differenze e si affinano le regole di governo dei processi di sviluppo.
La sinistra dovrà essere capace, pena la sua emarginazione, di essere referente di quel mondo che si trova dalla parte più debole e meno protetta dalle violenze dei diritti umani sia nei paesi di assoluta miseria, Asia e Africa, sia in quelli progrediti e di maggiore ricchezza, Europa e America del Nord.
In Italia la sinistra dovrà approdare a una piattaforma si troverà a fare queste scelte, che dovranno compiere quei partiti, come quello che sarà il PD, che vogliono essere rappresentativi dei valori insostituibili della dignità degli uomini, il lavoro e la democrazia.

lì 18 maggio 2017

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Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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