
Le più recenti mobilitazioni dei cittadini, che hanno dato vita a diverse iniziative dalla manifestazione spontanea contro le esalazioni nauseabondi del depuratore ASI, gli Stati Generali dellāAmbiente e la manifestazione del primo Dicembre, hanno avuto una progressiva crescita, fino ad arrivare allā attuale visibilitĆ del movimento ambientalista a seguito della comparsa della schiuma sul fiume Sacco. Queste pongono, a chiunque vuole avere un ruolo nella battaglia per il risanamento della Valle del Sacco, la questione del recuperare la distanza forte che esiste, ed ĆØ innegabile, tra movimenti ambientalisti e istituzioni di cui le organizzazioni politiche sono inevitabilmente parte.
Per tentare una via si potrebbe, come stiamo facendo, interrogarci sulle iniziative da intraprendere ma è necessario che proprio le istituzioni e i partiti dentro e fuori di esse riconoscano la necessità di assumere decisamente un atteggiamento più umile e cominciare per davvero a confrontarsi con le richieste, gli argomenti ma anche il dolore e le paure che vengono dalla gente.
Per fare un esempio: bene ha fatto la Muroni ad inserire nella interrogazione parlamentare la richiesta di una moratoria per assicurare una industrializzazione compatibile con l ambiente ma ĆØ altrettanto vero che non può essere questo lāunico punto di partenza.
Deve semmai costituire una meta da raggiungere! ascoltando i movimenti ambientalisti che nel processo di recupero ambientale non possono e non devono avere solo una funzione consultiva.
Il Comitato Interprovinciale dellā Ambiente e Salute della Valle del Sacco e Bassa Valle del Liri e la Task Force Allerta Fiume Sacco stanno indicando la strada da percorrere: sollecitare la riapertura della vertenza valle del sacco per ottenere immediato utilizzo dei fondi che per diverse motivazioni fanno tutti riferimento alle aree da bonificare.
Rinviare tale riapertura fa aggravare il sentimento di sfiducia e la rabbia dei cittadini, aumenta concretamente il pericolo di ādissolvimento illegaleā dei fondi e rischia di rendere inattivi quegli stessi movimenti ambientalisti che hanno, e dobbiamo riconoscere, ridato per esempio, vita e senso allā accordo dei sindaci con la riperimetrazione delle aree di bonifica ora previste dal SIN.
Detto questo sarà anche più chiaro quello che sto per dire.
La sinistra, che a Frosinone vuole parlare di ambientalismo con gli ambientalisti, deve discutere sul come riattivare le relazioni con il popolo vero, i cittadini che sono senza sanitĆ , spesso disoccupati, sempre più avvelenati dal traffico e dalle polveri sottili prodotte dalle raffinerie che nel capoluogo sono fin dentro la cintura urbana e soprattutto ora che anche tra gli industriali, dopo aver spolpato lāosso, si sta facendo strada, la convinzione che il modello di sviluppo prodotto dalla Cassa per il Mezzogiorno ĆØ fallito, sarebbe il caso di avviare una seria riflessione sugli strumenti di analisi che abbiamo e con i territori rielaborare proposte ed indicazioni per lo sviluppo che non può ripercorrere vecchie strade puntando al Prodotto Interno Lordo ma orientarci verso il Benessere Equo Sostenibile.
Riattivare dunque relazioni per un confronto vero e relazioni con quanti ancora sono attivi per sollecitare il mantenimento degli impegni per il recupero ambientale della valle del Sacco.
Forse non ci piacciono gli attuali leader dei comitati che sono nati negli ultimi anni e qualcuno nelle ultime settimane?
Forse abbiamo ragione ma per andare avanti dobbiamo dirci quanta responsabilitĆ ha la sinistra nellāaver anteposto ragioni personali ad ogni possibile confronto e lacerato quel tessuto connettivo che poteva invece far crescere un dibattito, competenze e leader allāaltezza degli impegni che una lotta complicata e di lunga durata richiedeva.
Allāinizio ho fatto riferimento ad un sistema di potere che sta implodendo perchĆ© sono convinta che in questa fase in questa provincia, lāintero gruppo dirigente, in tutte le sue articolazioni politiche, individuali e collettive (leader e partiti), si stanno facendo le prove generali per riorientare filosofie e visioni per darsi una nuova immagine e per accedere a quelle risorse che solo lāEuropa può ancora garantire.
Hanno bisogno, i partiti ed i leader, di quelle risorse per ricostituire un potere politico ed il controllo del territorio che gli si sta sciogliendo sotto i piedi.
Se perdiamo ancora una volta il rapporto con la realtĆ ci ritroveremo con un sistema sociale governato dagli stessi soggetti che lo hanno messo in crisi con le loro scelte. E, lāimplosione dovuta allo scontro tra il vecchio ed il nuovo farĆ solo vittime collaterali, gli ultimi, i deboli ed i senza potere.
Queste le questioni che la sinistra non può esimersi di affrontare se vuole avere un ruolo in questa provincia.
Mi rendo conto che con questi presupposti chiamare allāunitĆ può alimentare diffidenze e riproporre protagonismi antagonisti. Ma a dire il vero sono personalmente disgustata di tanto infantilismo ancora presente. Se vogliamo essere allāaltezza dei tempi potremmo, a partire da questa occasione, evitare di giocare allo sgambetto per superare in curva e brillare solo di vecchie meschinerie. Non dimentichiamo mai, cioĆØ ogni giorno, che viviamo nel presente e che nel presente dobbiamo essere in grado di prefigurare il futuro che penso come voi debba essere di fratellanza, fiducia e condivisione.
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