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Loffredi e il telelavoro a domicilio. Era il 1997

telelavoro 350 minNel 1997 era una speranza nel 2020 una necessità imposta dal Covid 19

Nella rubrica Fabraterni di loffredi.it c’è questo scritto del 1997. Quante speranze, ma anche quante delusioni, commenta il suo autore

telelavoro 350 mindi Angelino LoffrediAvviate anche in Italia le prime sperimentazioni riguardanti questa nuova modalità di lavoro (il titolo di allora)

Telelavoro a domicilio
Migliorerà la qualità della vita con maggior tempo libero, minor pendolarismo e più spazio per la famiglia (l’occhiello di quella pubblicazione)

Fra le 17 e le 18.30 la circolazione automobilistica attorno a Piazza Berardi è caotica. I mezzi procedono a passo di lumaca. Centinaia di persone, dentro tanti pezzi di lamiera, nervose e frementi, quasi isolate dal mondo, avanzano inevitabilmente con lentezza. Lo stesso scenario si ritrova. o meglio, prosegue a pochi chilometri di distanza lungo il raccordo auto-stradale e nella parte bassa di Frosinone.
Tutti siamo in grado di capire che ciò avviene quando fabbriche ed uffici chiudono simultaneamente e tante automobili quasi impazzite tutte insieme si mettono a circolare.

E’ risaputo che da qualche tempo ingegneri, architetti, progettisti da paesi lontani quali la Corea del Sud, Malesia, Singapore attraverso le più sofisticate tecnologie telematiche sono in grado di inviare in tempo reale i loro progetti o soluzioni urbanistiche in uffici o aziende presenti a Roma, Londra o New York. Pensiamo allora al tecnico orientale sicuramente sottopagato, alle spese di trasporto annullate, alle spese notevolmente ridotte, alla competizione economica internazionale o me-glio a quella che con enfasi viene chiamata la globalizzazione.

Ma ragioniamo in particolar modo sulle possibilità di sviluppo del telelavoro a domicilio. Quanti inconvenienti si eviterebbero e quanti problemi si risolverebbero!
Eppure non è un sogno, non è una illusoria speranza in quanto il futuro è già a portata di mano.
Negli Stati Uniti, paese che sulle que-stioni informatiche e sulla razionalizzazione del lavoro è all’avanguardia, le statistiche ufficiali dicono che otto milioni di lavoratori svolgono il telelavoro a domicilio. Una bella cifra, dunque! Sufficiente per farci riflettere.
In Europa le esperienze che si muovono in questa direzione sono circoscritte e riguardano la Svezia ed il Regno Unito. In Italia la situazione, tanto per usare un termine sportivo, è ai nastri di partenza, anche perché pesano negativamente alcune condizioni oggettive che fanno capo ad una diffusa ed insufficiente preparazione tecnologica connessa ai limitati personal computer esistenti nelle abitazioni. Questo giudizio va ovviamente rapportato alle situazioni esistenti negli altri paesi industrializzati, ma come concausa negativa forse dovrebbe. aggiunta anche una certa rigidità del mercato del lavoro.

In questa situaziòne di ritardo va però precisato che la Stet attraverso le proprie aziende sta sperimentando nel concreto soluzioni che si muovono nella direzione del telelavoro a domicilio. Gli addetti impegnati in questa interessante sperimentazione sono mille. Non si conoscono fino ad ora gli esiti.

A tutto ciò merita di essere aggiunta ed evidenziata anche ‘una ricerca di mercato’ commissionata dalla Telecom che ipotizza in Italia uno sviluppo del settore capace di assorbire circa sette milioni di addetti.

Certo la cifra può sembrare inverosimile, eccessiva ma comunque a me sembra molto indicativa delle possibilità che si aprono.
La considerazione che mi sento di fare parte dal fatto che la simultaneità degli orari di lavoro non corrisponde più alle esigenze della produzione ed inoltre determina costi e danni alla società ed alla stessa economia. Insomma questa situazione è irrazionale. Se parto da questa valutazione mi sento dì essere fiducioso poiché oggi c’è una coincidenza di interessi fra mondo economico é produttivo e chi chiede di migliorare la qualità della vita in termini di aumento del tempo libero, di riduzione di tempi di pendolarità e di un miglior rapporto con la propria famiglia.

Ma l’altro dato ancora più significativo riguarda il fatto che risulta essere sempre più che evidente una convenienza per le aziende stesse perché lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie informatiche costa sempre di meno permettendo così di evitare o comunque di ridurre i costi per l’organizzazione e la manutenzione degli uffici aziendali o professionali. L’insieme di queste situazioni mi permette di guardare più serenamente verso un futuro prossimo in cui il traffico sarà meno intenso e meno caotico con meno inquinamento nell’aria e più tranquillità e sicurezza sulle strade.

da loffredi.it
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Angelino Loffredi

ByAngelino Loffredi

Angelino Loffredi: nato il 2 Luglio 1941 è stato collaboratore di Edicolaciociara.it dal 2000 e poi ha collaborato e collabora con UNOeTRE.it. Diplomato presso l'Istituto Superiore di Educazione Fisica del L'Aquila, è stato dirigente del Pci fino al suo scioglimento con i seguenti impegni nelle Istituzioni: Consigliere Provinciale dal 1970 al 1981, consigliere comunale a Ceccano dal 1970 al 1993, Sindaco di Ceccano dal 1981 al 1985.

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