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Il manifesto di Ventotene è sempre più lontano

von der leyen e orban 350 min Von Der Leyen Vergognosamente debole con Orbàn

Un dittatore s’avanza nel cuore d’Europa

von der leyen e orban 350 minViktor Orbàn e il potere delle meraviglie. Un piccolo capolavoro all’ombra dell’emergenza Covid-19, mascherato da volontà di intervento mentre mira all’archetipo del sovranista in tutto e per tutto. Il premier ungherese oltrepassa il confine della forma di governo, ottenendo nuovi poteri straordinari: proroga dello stato di emergenza sine die, sospensione dell’attività parlamentare e carcere fino a 5 anni per chi riporta false notizie.

La merkeliana Ursula Von der Leyen, presidente della commissione europea, lo bacchetta, lui fa spallucce e non sembra afflitto dai rimproveri giunti dall’Unione. Dopotutto lo standby dei suoi nel Ppe si protrae da marzo 2019, dettato proprio dalla mancanza di rispetto dei valori fondamentali dell’Unione.

Già al tempo per “l’amico Orbàn”, era sceso in campo Silvio Berlusconi, con la volontà di evitargli l’espulsione dopo gli attacchi personali a Junker. L’Europa oggi profuma di destra; una destra che nulla ha a che vedere con le ideologie nazionali e si trasforma in un sovranismo edulcorato. La mossa del premier ungherese, rischia di trascinarsi dietro i mal di pancia di mezza Europa, con ogni stato impegnato sul proprio fronte a raccogliere i cocci della debacle interna. La debolezza attuale sarà pagata cara, più della lotta per i coronabond.

Il torto di Orbàn oggi non è all’Unione, è contro il suo stesso popolo. L’asburgica memoria, l’oppressione della forza sovietica, richiamano la storia che scuote e non perdona. Non sono bastati decenni di sudditanza e sottomissione a spezzare certe catene. Ora non è un potere terzo a frantumare la libertà, è l’anima interna di un paese che borbotta ma non scoppia. È l’Ungheria dei muri, del potere centralizzato, della libertà di stampa amputata. È un’Ungheria che saluta lo stato di diritto, avendo ancora inciso a pressione l’emblema di democrazia parlamentare. Ed è proprio sul parlamento che cala il velo più buio di questo deriva politica. L’assemblea nazionale ha declinato l’istituzione accordata per elezione consegnando il proprio dovere nelle mani del primo ministro.

138 voti in favore del provvedimento che suonano quasi profetici. Un anelito di libertà dismesso, mentre Orbàn si erge a protettore dal virus straniero. Un richiamo che non sembra certo riferito al Covid-19, che in Ungheria conta pochissimi casi. E allora dove finisce la cessione volontaria e inizia il golpe? Una nebulosa di difficile soluzione, che non decreta nessun vincitore, ma un solo sconfitto: il popolo ungherese. Il primo ministro ha calcato la mano, ma i parlamentari hanno accettato la proposta, abbassato la testa e regalato la chiave. Sì perché, tra il ventaglio di possibilità che Orbàn si è assicurato, si annovera anche la facoltà di sciogliere la Camera. Un attentato coscientemente deliberato, con soli 53 dissensi.

Un pugno duro che costringe anche la stampa. Disertori della logica iniettata, i giornalisti dovranno sottomettersi alla realtà raccontata da altri senza poterla riscrivere. Nessuna traduzione di lettura, soltanto mera esecuzione della volontà proclamata.

La politica di oggi in Ungheria, racconta una storia di velleità e dissoluzione che riecheggiano su tutti noi. Un regresso storico, dove la Società delle Nazioni è seppellita, il manifesto di Ventotene sempre più lontano, e anni di studi sulle dottrine politiche scavalcati per tornare agli albori del sovranismo.

 

 

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Maria Giulia Cretaro

ByMaria Giulia Cretaro

Maria Giulia Cretaro, nata ad Alatri il 17 Settembre 1992. Cresciuta a Veroli, dove vivo ancora oggi. Ho il diploma del Liceo classico, ed ora sono iscritta alla Facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso la Sapienza. E' stata volontaria di Servizio Civile presso la Biblioteca di Ceccano.

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