Che cosa mi piace quando clicco “Like”?

In merito invece al contenuto più schietto e finemente polemico di quanto scrive, credo che tralasci altre possibili motivazioni rispetto al fatto che i likes superino comunemente le “condivisioni”. Ad esempio, se dovessi ricondividere tutti gli articoli e interventi in cui vengo quotidianamente taggato su facebook, la mia bacheca non sarebbe altro che una mostra delle opinioni e delle iniziative (politiche, umanitarie, culturali, comunicative, tutte cose belle e giuste per carità) altrui, con l’effetto controproducente di indurre i miei contatti a non leggere o a non soffermarsi sui singoli contenuti, a causa del gran numero degli stessi.
Inoltre, qualche contatto potrebbe convincersi che la mia presenza su questa piattaforma abbia più una funzione pubblicitaria delle altrui iniziative (cosa che, si badi, è perfettamente legittima, tanto che alcuni così praticano la loro attività social) che di proposta periodica di miei contenuti o spunti.
Certo, da persona convinta della pluralità delle opinioni e dei punti di vista, in considerazione di quella sua – ripeto – garbatissima sollecitazione, condividerò volentieri e più spesso gli articoli in cui sono taggato. Mi resta solo un dubbio più largo e che richiederebbe un tipo di analisi più approfondita sulla comunicazione social. Ed è questo: visto che la vocazione delle piattaforme più conosciute e seguite rispecchia l’ideologia dominante nella nostra epoca ovvero la dimensione maggioritaria dell’esistenza (chi ha più voti prende tutto, chi ha più soldi prende tutto, chi ha più likes e condivisioni acquisisce visibilità e di conseguenza più successo), la possibilità di infondere consapevolezza e capacità critica nei lettori attraverso gli stessi strumenti che ne uniformano opinioni, gusti, comportamenti e consumi è davvero così efficace?
Frosinone 30 giugno 2020

