Storie del Frusinate
Storie di uomini, sfruttamento e riscatto
di Maurizio Cerroni
Il periodo di cui si parla è quello che va dalla fine del ‘700 fino all’inizio del ‘900. Dunque, qualche secolo prima della bonifica delle paludi pontine del 1930. Dagli Abruzzi agli altipiani di Arcinazzo, dai monti Simbruini, Ernici, Ausoni, dalla valle di Roveto alla valle di Comino, si attraversavano i Monti Lepini, che guardano verso il mare. Per secoli questo territorio è stato segnato dalla transumanza di uomini e merci; in quel percorso si riversavano in migliaia, persone, famiglie, ragazzi, bambini, provenienti da Alvito, Atina, Terrelle, Casalattico, Boville, Veroli, Ferentino, Anagni, dai comuni della val di Comino e del Sorano. Erano zappatori, vangatori, seminatori, falciatori, tagliaboschi, carbonari, uomini e donne e bambini che dormivamo nelle “lestre” o in capanne coperte con ‘stramma”oppure con frasche di ginestra, o in letti per terra fatti di paglia, oppure in letti alti circa tre metri rialzati da terra una sorte di palafitte. Portavano con sé carne essiccata,lardo, cibo a lunga conservazione sotto sale. Si alimentavano grazie alla pesca di pesci d’acqua dolce, l’anguilla, granchi, ranocchi, e qualche uovo di gallina, anche se fondamentale era per loro avere a disposizione qualche animale da latte, mentre qualcuno allevava pure il maiale. Si costruivano forni in pietra e mattoni per cuocere il pane; legumi, di vario tipo erano conservati in recipiente di terracotta. Come sempre, la terra viene d’aiuto al popolo dei contadini, con erbe
di ogni tipo, cicorie varie, e i boschi limitrofi alla pianura pontina,davano, funghi, ghianda e castagna, frasche e legno per ardere il fuoco. Pane a lunga conservazione. Pasta fresca oppure essiccata. C’era molta abilità a conservare i cibi sotto sale o essiccati al vento e al sole. Erano anche abili alla costruzione di barche dette sandali, più piccole per i movimenti della persone, e
Tali erano le condizioni basiche in cui si trovano a lottare queste persone per la sopravvivenza, persone che riuscivano ad affrontare le dure condizioni di lavoro grazie alla loro forza di volontà. Inoltre, era fortemente diffuso lo sfruttamento sulle persone fatto dai caporali che lavorano per conto dei grandi latifondisti romani (Torlonia, Orsini, Pacifici, Colonna, Gaetani,
C’era una certa gerarchia in quel tipo di lavoro. L’aratura era guidata dal, ‘capoccia’ che comandava su i “bifolchi”, poi c’era il “butterò”, che custodiva i buoi, poi venivano il “guardiano” e il”fattoretto”. La lunga permanenza a ridosso dei centri abitati dei Comuni che danno sul versante pontino, creava spesso conflitti con le comunità dei residenti e in alcuni casi anche scontri. Quella che si racconta qui è una pagina di sfruttamento e di discriminazione. Una migrazione stagionale che, con il tempo, diventava una migrazione stanziale!
Facciamo un esempio per tutti. Sotto la piana di Sezze, il popolo delle “capanne” arrivò a 4 mila unità, ed erano diventati ormai stanziali; la maggior parte di loro venivano Boville, Veroli, Sora, Arpino, M.S.Campano. A loro, almeno per la propria anima, nel 1830, la chiesa decise di dare una risposta a questa comunità di Ciociari, costruendo la”Chiesa Nuova’. Sempre nella vicina Terracina si stabilizzava in quel periodo una numerosa comunità (Terellani), proveniente da Terrelle. Ancora oggi molti cognomi e feste religiose presenti sono state importate dai comuni Ciociari dalla fascia montana. Non solo cognomi, pure dialetti, riti ancestrali e religiosi, cadenza dialettali, un rimescolo di ricette culinarie, di montagna e di pianura. Questo è stato un rapporto importante dal punto di vista socioeconomico, culturale, antropologico.
Dagli episodi qui raccontati, sono trascorsi alcuni secoli. Però, mi hanno fatto tornare alla mente notizie di sfruttamento,angherie, caporalati simili a quelli di oggi nel vasto sud dell’Agro Pontino nei confronti della comunità Sikh, gli indiani, i pakistani. Parliamo di oltre 60 mila persone che vivono e lavorano nella solo provincia di Latina e che assicurano gli ortaggi, latte, formaggi sulle nostre tavole. Persone di cui spesso vengono dimenticate le condizioni lavorative di sfruttamento, il fatto che sono costretti a dormire nelle stalle o per terra. Veramente sono venute fuori ultimamente storie di schiavitù. Nuove leggi, statali e Regionali, nel corso degli anni, sono state approvate. Tante denunce sono state fatte e tante lotte sono state portate avanti anche attraverso le organizzazioni sindacali. Molto ancora si deve fare per assicurare diritti e dignità per tutti sul lavoro, soprattutto verso i lavoratori stranieri. In qualsiasi contesto, sia esso istituzionale, religioso, sindacale, politico, vale sempre la pena battersi sempre per assicurare a tutti la dignità della persona umana.
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