2020. Un anno di pandemia

Nadeia De Gasperis

ByNadeia De Gasperis

29 Dicembre 2020 , ,
convivereconilcovid19 400 min

2021. Sconfiggermo il Covid 19?

Che immagini ci restano delle comunicazioni ricevute a partire da quella scientifico-mediatica?

di Nadeia De Gasperis
convivereconilcovid19 400 minLa pandemia, una volta sconfitta, sarà stata un terremoto su scala globale di massima magnitudo, che come tale, avrà investito in maniera disastrosa quei Paesi, e i loro territori, che già versavano in condizioni di crisi economica, ambientale, sanitaria e, non ultima, socio-culturale.

Se dovessi tirare un bilancio di questa ecatombe mi viene in mente solo quel contatore aggiornato ogni giorno con agghiacciante freddezza, quella che si conviene alla comunicazione scientifico-mediatica in questi casi, quello dei morti.
A proposito di comunicazione scientifica, è di queste ore un articolo in cui la virologa, dottoressa Capua ammonisce sui rischi maggiori di diffusione del contagio da parte di soggetti affetti da “erre moscia”, “zeppa” e altre alterazioni del linguaggio, quali, le inflessioni dialettali. A questo punto penso di aver esaurito quanto ho da dire sulla vergognosa immagine che ha dato di sé la comunicazione scientifico-mediatica a discapito di chi ha lavorato alacremente dietro le quinte per garantirci, oggi, uno spiraglio di luce in fondo al tunnel.

Tornando a quell’orrorifico numero, 710000, che sono vite, sono affetti, sono figli e genitori e soprattutto nonni, probabilmente non sempre questo numero ha tenuto la misura della tragedia che si stava consumando; quando sono state fatte scelte economiche, a mio avviso discutibili, che potevano essere rinviate, quando si è scelto che andavano chiusi sì, cinema e musei ma andavano tenute aperte le discoteche tutta l’estate per assicurare divertimento e ristoro. Insomma non voglio scadere in sterile polemica, ho tifato per questo governo e per le sue scelte, soprattutto ogni volta che si prefigurava lo scenario terrificante cui avremmo assistito con le destre al potere.

Condanno però aver investito tanto su alcuni settori, come sulla scuola, per poi accorgerci che sui nostri territori non è possibile garantire una mobilità adeguata alla situazione, lo spazio necessario per garantire le misure di contenimento e tutto quanto necessario alla didattica in presenza, per poi tornare alla didattica a distanza e oggi, praticamente dichiararne il fallimento. Perché di questo si tratta, se all’indomani delle festività, senza assicurarsi dell’andamento dei contagi nel lungo termine di almeno una ventina di giorni da queste, si ritiene così necessario dover tornare in presenza per colmare le lacune didattico-educativo-relazionale che a quanto pare, gli insegnanti, anche lavorando strenuamente per garantirne compiutezza, non sono riusciti a soddisfare.

Abbiamo elogiato la magnificienza dello smart working senza contemplarne i rischi, senza monitorare i datori di lavoro nella loro ottemperanza ai diritti fondamentali al lavoro, senza chiederci come le donne, madri lavoratrici potessero affrontare la situazione contingente, loro già vittime di un lavoro che le snobba e le sottopaga. Oggi un contentino verrà dato alle mamme “coraggiose” che al settimo mese di gravidanza riceveranno 800 euro. È così che si rilancia la crescita demografica o assicurando un futuro dignitoso ai genitori che non hanno mancato di coraggio ma di concrete aspettative? Al di là dei contentini che prendono il nome di bonus vacanza, bonus, monopattino ecce cc. esiste un serio piano di rilancio dell’economia e del lavoro quando tutto questo sarà finito?

Abbiamo capito davvero l’importanza dell’ambiente, della gestione dei territorio, della loro manutenzione, durante questo periodo?
Ho vissuto la prima fase della pandemia nella angoscia della inconsapevolezza, eppure i contagi nella mia città viaggiavano sulle decine di unità.
Oggi si sono registrati più di 300 contagi e il nostro sindaco dà bollettini rassicuranti che registrano tanti guariti che annullano i contagiati e ammortizzano anche i deceduti, che ad oggi sono ben 18, un numero che per una città come Sora, a me, sembra una enormità.

Eppure non vedo più file per i tamponi. Vicino casa mia c’è un presidio di una clinica privata che ha fatto la sua fortuna, insieme ad almeno altre tre cliniche, grazie al virus. Perché la gente non fa più tamponi? davvero non ci sono più contagiati? Eppure i comportamenti individuali non sono poi così rassicuranti, così come non erano rassicuranti i programmi che la gente elaborava per le imminenti feste natalizie. In questo periodo queste stesse cliniche sono state foraggiate anche da noi cittadini, quelli più fortunati, che hanno potuto scegliere di curarsi nel privato dove la sanità pubblica falliva miseramente, non garantendo i servizi essenziali, per esempio ai malati oncologici o quelli affetti da alzheimer. La prevenzione? Questa sconosciuta!

Intanto i medici di base hanno dato un assortito esempio di collaborazione; alcuni si sono barricati nei loro studi negando l’assistenza di base, altri hanno fatto in modo di avere da subito le dosi di vaccino antinfluenzale necessarie a tutti i loro assistiti, altri ancora debbono ancora averne, la maggior parte, voglio sperare, ha garantito una assistenza puntuale ai propri pazienti, quella che spesso, anche nelle prime fasi della malattia da covid, ha precluso il ricovero e le conseguenze più nefaste. Ora ci prepariamo alla nuova sfida, quella dei vaccini anticovid. Saremo pronti sui nostri territori? Qualcuno se ne sta occupando? Perché il personale preposto alle vaccinazioni deve ancora essere addestrato? perché non prima? ecco, senza troppe polemiche, spesso la domanda che è risuonata nella mia testa in questi lunghi giorni di alienazione è stata “perché non prima?” 

 

 

 

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Nadeia De Gasperis

ByNadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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