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A Lino, un amico che da dieci anni manca

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ByIgnazio Mazzoli

1 Luglio 2021 , , , ,
linogiordano 370 minPasquale Giordano

 PER NON DIMENTICARE

Ricordando con Letizia. Vichi e Veronica

di Ignazio Mazzoli
linogiordano 370 minAmico, compagno di ideali politici e sociali, giornalista, scrittore, Pasquale Giordano, il 4 luglio del 2011, a settant’anni, lasciava per sempre Letizia sua moglie, Vichi e Veronica con le loro famiglie, ma anche tanti amici come me. Era stato sconfitto da un male incurabile. Soffriva per il male e per le conseguenze che gli procurava. I medici che lo avevano in cura gli avevano modificato profondamente anche il suo regime alimentare, cioè un segno inequivocabile della sua normalità di sempre che si aggiungeva ad altre rinunce, rendendolo terribilmente malinconico e forse senza speranza. Così è stato. Doveva essere sfinito e aveva confidato a Letizia, che instancabile si prodigava nella ricerca di medici e terapie, “Letì’ lasciami andare, non ce la faccio più”.

Voglio ricordarlo a 10 anni di distanza da quel 4 luglio. Non scrivere una biografia, ma aiutare me e chi gli ha voluto bene a conservarlo nella memoria. Ad avere presente le cose che ha fatto e come le fatte: a me pare che lo meriti il suo scrivere, il perché scrivere e come scrivere.

La sua presenza entra nella mia vita, cioè ho occasione di conoscerlo, dopo il suo matrimonio con Letizia Galella nel 1968. E’ la solida e duratura amicizia fra mia moglie Liliana e Letizia che determina questo incontro e costruisce un legame nuovo per me.
Pasquale, che tutti chiamavamo affettuosamente Lino, prima di arrivare a Frosinone lavorava all’INPS di Novara dove era arrivato dalla “sua” Napoli, che tale rimarrà sino alla fine.

Frosinone gli cambierà la vita. Non per modo di dire. I suoi convincimenti ideali e politici, di comunista trasformano la sua casa in un luogo di incontri assai interessanti dove si incontravano sensibilità politiche diverse e rappresentanti di partiti antagonisti a cominciare dai suoi cognati democristiani per finire ai suoi amici, come me, comunista ed altri amici che appartenevano alla sinistra ciociara. 

Che bella scuola di fair play nel discutere, non che mancasse la passione e qualche nota di troppo nelle voci, a cominciare dacopertina 350 min Lino che era non facile di carattere e sicuramente non arrendevole soprattutto sulle questioni che considerava di principio, ma sempre una grande attenzione agli argomenti prevaleva su tutto. Da quel crogiuolo alcuni anni più tardi l’avvocato Dino Galella fratello di Letizia, brillante avvocato e intelligente uomo politico democristiano trarrà lo spunto per dare vita ad una larga maggioranza al Comune di Frosinone in cui per la prima volta, nell’era del centro sinistra di ferro, vengono coinvolti anche i consiglieri del PCI. Una esperienza breve, sei mesi dalla fine 1987, ma interessante e mai attentamente valutata. Chissà perché? Allora ci fu anche un’altra novità: fu sindaco del Capoluogo una donna: Miranda Certo. Non era solo dibattito e conversazione, da Lino. Uomo di cultura, amava tantissimo la musica: suonava la chitarra, conosceva moltissime canzoni, scriveva poesie e in un libro “Il cerchio, l’archivio, la memoria” raccolse tante “cose” di sé.

A Frosinone avvenne qualcosa che davvero cambiò il corso della vita di Pasquale Giordano. Incontrò il giornalismo e ne fece il suo lavoro. Erano gli anni Settanta, quante cose si muovevano in un clima di grande fermento riformista, quello vero nelle decisioni e nei fatti: riforma sanitaria, statuto dei diritti dei lavoratori, per citare i provvedimenti più rilevanti ed anche a Frosinone si respirava un’aria diversa. Per la prima volta c’era finanche la redazione di un giornale di sinistra: il diffusissimo Paese Sera. La direzione di questa “pagina” era affidata ad una “vecchia quercia” del giornalismo “Enrico Franco”. Lunga esperienza in Italia, all’estero e tanta voglia di battagliare per la verità e rivelare gli altarini fino ad allora coperti.

Nel 1974 la vecchia quercia incontra il giovane Pasquale, che aveva un sogno. Fare il giornalista. Già dieci anni prima, nel 1964, scrisse, con un altro autore, Ugo Leone, una monografia sulla storia del sindacato e vinsero un premio. Nella Redazione di Frosinone di Paese Sera il sogno si realizza, diventa realtà quotidiana e, anche con un futuro.
Lino è sicuramente sulla sua strada, quella che forse aveva tante volte immaginato senza trovarla ed imboccarla. Da quel 1974 la percorre con decisione e con un forte impegno di grande qualità, nella scelta dei contenuti ed in una forma accessibile a tutti, ma sempre con l’occhio all’obiettivo senza mai dimenticare da che parte stare.

Giordano si legge volentieri e quando si staccano gli occhi dal giornale rimane sempre in testa quel qualcosa che ti ha voluto dire.
Dopo due anni, l’aspetta una nuova tappa, Paese Sera lo vuole a Roma e lui si trasferisce. Ricordo come prese a occuparsi della cronaca politica della Capitale. Materia non facile, a tratti ostica perché confusa, piena di trabocchetti, con accadimenti non sempre immediatamente interpretabili. Il dibattito politico in Campidoglio era acceso, ma non solo lì, anche in città fra la gente: le vecchie maggioranze intorno alla DC stavano per chiudere la loro esperienza. Il Pci aveva proposto Giulio Carlo Argan, critico d’arte e docente, primo sindaco non democristiano della Roma repubblicana, dal 1976 al 1979, a cui seguirà il primo sindaco comunista della Capitale, Luigi Petroselli.

PaeseSera prima pagina 24set89 350 minLe cronache ed i commenti di ogni seduta del Consiglio comunale del Campidoglio, pubblicati da Paese Sera, portano la firma di Pasquale Giordano. Ricordo che i dirigenti comunisti di Roma e del Lazio in quegli anni destinavano la loro prima attenzione a questi articoli, che nelle loro rassegne stampa figuravano sempre in testa. Non si trattava solo di cronaca e neppure solo commento, c’era sempre il messaggio originale che le voci in dibattito avevano prodotto. Che attenzione e che puntigliosa fatica. Il commento era sempre e solo la conseguenza logica di affermazioni fatte e sentite.

Il mio amico, Pasquale segue con grande attenzione le posizioni e le scelte di Petroselli. Capisce che i comunisti stanno costruendo una nuova fase della vita dell’amministrazione Capitolina. Ogni intervento di Petroselli ha in sé, sempre, proposte per la città, da far conoscere e messaggi di dialogo o distinzione per ognuna delle forze politiche. Negli articoli di Paese Sera c’è tutto quanto serve a rendere comprensibile gli intendimenti del nuovo che sta per nascere.
Sento anche oggi di poter dire con assoluto convincimento che nell’elezione di Petroselli a sindaco di Roma c’è stato anche il sostegno convinto di un’opinione pubblica che l’informazione di Paese Sera ha costruito giorno dopo giorno grazie al lavoro di Lino. Bravo.

Tutto questo è alla base del suo incarico, prestigioso, di Capo Ufficio Stampa Roma del Campidoglio dal 1977 al 1979.
Da 1979 al 1989 si dedica a Paese Sera, il giornale che cercherà di salvare dalla chiusura con infinita dedizione e senza deflettere sui principi. Rifiutò di rivolgersi a Silvio Berlusconi che avrebbe potuto investire rilevando quella testata. Ma che sarebbe diventato Paese Sera? NO. Così Repubblica nel 1987 riporta il suo pensiero «Passaggio di consegne a Paese Sera. Cambia il direttore, e l’improvviso terremoto al vertice potrebbe preludere alla fine dell’autogestione e alla vendita del quotidiano. Potrebbe chiudersi quell’ era di emergenza cominciata nell’ aprile dell’83 e cominciarne una meno precaria. Ci sono contatti in corso, almeno tre, ammettono in via del Tritone. Ma di più è impossibile sapere. Berlusconi? Lo escludo nella maniera più assoluta, dice Pasquale Giordano presidente del consiglio di amministrazione del consorzio tra giornalisti e amministrativi che gestisce il quotidiano» E nell’89 finisce la bella storia di Paese Sera.

Ma non finisce qui l’esperienza giornalistica di Lino Giordano. Dagli anni ’85 al maggio del 1991 collabora con la RAI inIncontra paolosesto rit InPixio min postazioni diverse, scrive testi con Andrea Barbato, ha impegni di direzione in RAI3.

Lino amico. Si scopriva e si ritrovava negli incontri di casa. Tanti ricordi in via Courmayeur a Roma e al lido Arcobaleno al mare di Terracina. Un ospite attento e premuroso insieme a Letizia. Capodanni trascorsi insieme come molte vacanze estive. Occasioni per scoprirsi a vicenda. Convincimenti, hobby, piccole manie, il liquido delle chiacchiere che solidifica nel tempo e ti fa dire siamo amici. Amava Il riposino, ma non voleva crollare su una poltrona, si ritirava nella sua stanza.

Nelle notti d’estate a Terracina nella villetta di Lido Arcobaleno c’era un momento magico per grandi e piccini: Lino lamentava la crisi ipoglicemica e ci voleva subito un piatto di pasta. Nella gioia generale era il via dei pasti. Poi sotto la bella veranda dopo avere conquistato due sdraio, tanta tv, il limoncello e ogni tanto un’opinione.
Quanti ricordi in quella casa e quanti affetti, i fratelli di Letizia e i cugini di Lino, Mimma e Ninuccio ironici affettuosi sorridenti, la compagnia per eccellenza. Giordano e Galella che ammucchiate allegre e chiassose!

A Roma con paziente meticolosità Lino aveva raccolto e classificato canzoni, musiche, libri e film: una inestimabile disponibilità per ogni appassionato che arrivi anche ora da Letizia.
Era amante delle novità, fra i primi a volere il computer, lo smartphone, la tv ad alta definizione con diversi provider di programmi sportivi, il calcio e la passione per il suo Napoli indissolubilmente legato al ricordo del grandissimo Maradona, che gli procurava evidenti emozioni, che non nascondeva.

Cacciatore di novità anche fra le pubblicazioni e fra i film. Conservo con molta cura un libro che mi regalò per un mio compleanno, un giallo, il primo libro di Giorgio Faletti*, “Io uccido” uno straordinario giallo, tanto fuori dagli schemi classici del genere, a cominciare dal gran numero di pagine, quanto intrigante per la trama e affascinante per il modo di scrivere.

Amava scoprire il nuovo e lui lo viveva già nel suo stile con cui scriveva. Lino scrittore mi ha affascinato. “Il cerchio, l’archivio, la memoria” è il titolo del suo libro, letto più volte con trasporto, con il piacere di perdermi e di confondermi fra storie d’amore, sfuggenti e intense e una testimonianza di vita tra amici mai da me conosciuti a cui dare volti immaginari. Nella quarta di copertina così si riassume “Un cerchio che parte e si chiude allo stesso punto”, un cerchio che porta in sé l’idea di perfezione ma allo stesso tempo di leggera, potenziale imperfezione perché tracciato a mano libera, la metafora di una vita, quella di Lorenzo. matrimonio Veronica 350 InPixio minCioè lui. C’è una figura importante che domina nel racconto trasfigurandosi fra almeno due ruoli decisivi che si confondono continuamente far quello di ispiratore delle scelte ideali e politiche e quello di guida, al punto che Lorenzo sente il bisogno di costruire la sua autonomia, un passaggio che descrive così «Che fatica chiamare il vecchio per nome. DonLeò era il nome che risuonava più spesso, se ne rese conto d’improvviso. Non ricordava di averlo chiamato altre volte. Mai, fin da quando erano rimasti soli, tredici anni prima. Impossibile legare con la voce ”don” e ”Leonida”. Quando proprio era stato costretto a rivolgersi a lui, lo aveva fatto come ancora usava dalle sue parti, con il ”voi”. (…) Ma quella mattina avrebbe dovuto essere convincente. Si era preparato su tutto, minuziosamente. Gli argomenti, le risposte, le prevedibili obiezioni. E – in un’occasione così importante – avrebbe potuto chiamarlo ancora DonLeò, come faceva da bambino?» L’affrontò «Don Leonida, devo andarmene, tentare. Almeno per un po’. Qui rischio di non combinare nulla. (…) E come se vagassi, non riesco a concentrarmi. Al risveglio sono intorpidito. Per la notte che ho alle spalle e per la giornata che mi sta davanti». E’ il tormento che forse prova ogni giovane che vuole crescere.

Non voglio raccontarlo qui. Leggetelo e rileggetelo questo libro*, si fa divorare per come è scritto: un italiano perfetto, scorrevole, allettante che si fa seguire senza sosta fino alla fine. Ci troverete il Lino che ho conosciuto e avuto come amico.
Ringrazio Letizia e Veronica che mi hanno aiutato a ricostruire, ma sento di aver scritto questo ricordo oltre che per tutti gli amici che come me hanno conosciuto Pasquale, soprattutto per Sofia e Alessandro, per Ginevra ed Edoardo, i nipoti che non hanno avuto il tempo di godersi il nonno e farsi viziare da lui.

*”Il cerchio, l’archivio, la memoria” di Pasquale Giordano edito da Gruppo Albatros Il Filo. www.ilfiloonline.it
Pubblicato a gennaio del 2010
Le foto sono degli album di famiglia

 

 

 

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ByIgnazio Mazzoli

Nato nel 1943. Fondatore e direttore di UNOeTRE.it. Risiede a Veroli in provincia di Frosinone. Lazio. Italia.

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