LAVORO E LAVORATORI
I giovani e la generazione del confinamento locale per il lavoro
di Donato Galeone*

A distanza di qualche anno – il 15 settembre 2021- l’intervento del Segretario Generale Regionale della CISL, Enrico Coppotelli, sottolinea come e quanto “l’occupazione giovanile nella regione Lazio resta una priorità ed è necessario intraprendere azioni veloci e concrete per il futuro dei nostri giovani”.
Il Segretario Coppotelli, ritiene che il lavoro è l’emergenza per il futuro dei nostri giovani e richiama l’ultimo rapporto ISTAT sul benessere in quanto – nella fascia giovanile 18-24 anni – lavora soltanto il 27,4% in provincia di Latina; il 25,8% in provincia di Frosinone; il 24,8% in provincia di Viterbo e il 28,3% in provincia di Rieti mentre nella provincia di Roma raggiunge il 32,8% rispetto alla media nazionale del 29,7%.
Questi richiami e sottolineature numeriche percentualizzati vanno proporzionati nei rapporti di lavoro giovani, comprese le donne, e dovrebbero – come rileva Coppotelli – quantificarsi e articolarsi nelle tipologie contrattuali, sia nei prevalenti contratti a termine determinati e stagionali che a tempo indeterminato non escludendo ma superando, mediante controlli ispettivi continui, quella “occupazione informale” tanto precaria – non tutelata nei diritti previdenziali assicurativi di tutela e sicurezza – quanto discriminata e compensata con livelli retributivi giornalieri di sopravvivenza.
A inizio crisi sia la occupazione informale o l’economia mondiale informale che noi chiamiamo attività produttive con “lavoro in nero” – già nel rapporto del 30 aprile 2018 – la stessa OIL documentava e quantificava in circa la metà dei lavoratori di tutto il mondo che lavorava nella economia informale.
Tra i 71 milioni di giovani disoccupati quasi 156 milioni di giovani lavoratori – in quel confinamento occupazionale – vivevano in condizione di povertà.
La disumanizzante disuguaglianza sociale di confinamento occupazionale e le condizioni di povertà tra giovani lavoratori variava dal 32,9% in Europa e Asia centrale al 93,4% in Africa. Prima della crisi Covid oltre 267 milioni di giovani non lavoravano, non studiavano e tra questi quasi 61 milioni erano disoccupati.
In una realtà economica e sociale mondiale ed europea rapportata alla dimensione conoscitiva nazionale e regionale laziale – sia prima che dopo pandemia Convid 19 – tanto la ripresa della economia che del lavoro assume priorità il “come e quanto” la occupazione giovanile deve rappresentare una sfida globale e territoriale locale di interesse politico fondamentale da tripartire con Governi, datori di lavoro e lavoratori.
Riconoscendo , peraltro, che la occupazione giovanile richiede una condivisa integrazione mediata e capace di coordinare le politiche economiche e degli investimenti pubblici e privati, con le misure e le missioni approvate e da gestire anche con il PNRR, mirando verso una “politica attiva del lavoro” per favorire quell’incontro adeguato tra domanda e offerta occupazionale – quantitativa e qualificata – nella stabilità di un rapporto di lavoro contrattato e partecipato.
Il Segretario Coppotelli ricorderà bene che già nel novembre 2020 Regione Lazio e CGIL-CISL.UIL si confrontavano – con intese propositive – per ricostruire il futuro del Lazio, nella condivisione possibile sia nei primi passi decisivi sulla emergenza che sulla necessità di un nuovo modello di sviluppo per superare gli effetti sociali ed economici causati anche dal Covid 19.
E con un comunicato del 5 marzo 2021 – entrando nel merito della “gestione delle politiche attive del lavoro” Regione Lazio e CGIL-CISL-UIL- convenivano di dare inizio a un percorso formativo estensivo e generalizzato verso una ”buona occupazione di giovani, donne e persone con disabilità, compresi i disoccupati ed i percettori di ammortizzatori sociali”.
Si trattava di una intesa su un percorso che andava definito e verificato nelle fasi operative con monitoraggi sia ex ante che ex post sui risultati per poi proseguire, coerentemente, oltre la emergenza Covid 19 mediante la definizione concertata – delibera DGR ottobre 2028 – del “patto per il lavoro e piano di sviluppo strategico del Lazio”.
Anche a distanza di appena un mese – aprile 2021 – con reciproca responsabilità politica e sociale, tra sindacati dei lavoratori e associazioni imprenditoriali, mediante un documento programmatico in cinque punti, si condivideva di mirare al superamento della critica fase attuale della economia e del lavoro regionale sollecitando un confronto in Regione Lazio, con priorità verso “l’azione centrale sul lavoro dei giovani e donne mediante piani di investimenti infrastrutturali nel Lazio e sollecitando le annunciate riforme, necessarie e indispensabili, per gestire agevolmente le sei missioni programmate del PNRR”.
Ecco, quindi, che non si partirebbe dall’anno zero in questa fase di ripresa graduale della economia e del lavoro laziale, riproponendo la giusta e urgente attenzione – come sollecitato dal Segretario Regionale CISL Coppotelli – con priorità e ascolto – su il valore umano ed economico della “occupazione giovanile territoriale nelle province laziali”.
(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Dalla marina di Leporano, 20 settembre 2021
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