E’ stato un grande padre nonostante gli impegni

Col padre nei campi 1953 350 minCompagnoni col padre nei campi - 1953

 PROTAGONISTI

La politica ce lo ha concesso a piccole dosi, ma sufficienti a trasmetterci valori per cui non finiremo mai di ringraziarlo e di ricordarlo 

I figli: La politica è stata la sua vita.
Col padre nei campi 1953 350 minUna grande esperienza in un partito che gli ha dato una grande opportunità. Nel corso del tempo con lo studio, la costanza, la forza di volontà, con la sua forte personalità, è diventato egli stesso una opportunità per il suo partito.

Ha iniziato nel ’53 entrando nel Parlamento giovanissimo, portando con se non “il puzzo delle saraghe”, come ironicamente sostenevano i suoi avversari, ma tanta voglia di fare, con poco più di 8000 preferenze da persone che lo hanno sostenuto sulla fiducia, ha concluso la sua attività parlamentare 19 anni dopo forte di oltre 30.000 preferenze, da elettori che ha conquistato con i fatti, con i risultati. Ha quadruplicato preferenze che il partito non aveva mai ottenuto nella nostra provincia, conquistando dopo due mandati alla Camera, il collegio senatoriale sino ad allora vacante, confermato poi nel 1968.

Una candidatura questa, concessa a furor di popolo e che per alcuni aveva il sapore del contentino, tanto per sopire gli animi dei suoi tantissimi sostenitori e delle sezioni nell’intera provincia. Prese questa decisione con serenità e con tranquillità perché sapeva di potercela fare!
Non gli servivano i sondaggi di opinione, l’elettorato con cui viveva quasi in simbiosi, lo conosceva perfettamente, era consapevole di quello che aveva costruito e del forte consenso di cui godeva dopo l’approvazione della Legge 327.

Nel 1972 dopo quasi venti anni di intensa attività parlamentare, per non mettere in difficoltà quel partito che gli aveva dato la possibilità di essere quello che tutti abbiamo conosciuto, ha dimostrato ancora una volta di che pasta era fatto, facendo un passo indietro, mettendosi da parte. Per ripartire subito con lo stesso entusiasmo, l’impegno e la passione che ha contraddistinto tutto il suo percorso politico a dare il proprio contributo di idee ai vertici della Alleanza Nazionale dei contadini, organizzazione che aveva contribuito a creare a Frosinone, continuando a lavorare in favore della collettività, fin quando la salute glie lo ha consentito.

Con una formazione scolastica ferma alla terza elementare, negli anni della maturità è stata forte la voglia di recuperare, di imparare, di leggere di tutto, dai romanzi alle letture più impegnate.
Notti insonni a studiare, a scrivere interrogazioni, a preparare interventi in aula, a trovare soluzione al tortuoso iter di leggi complesse, la cui applicazione portava benefici a quei contadini cui si rivolgeva e che si fidavano ciecamente delle sue parole. Se le cose non fossero andate come previsto, potevano rischiare tutto. E quindi necessitavano risposte, concrete, risolutive ed era lì immerso nel mondo della legge che gli era oscuro, nel complesso meccanismo delle regole parlamentari o nei meandri della lingua italiana che era l’unico strumento che poteva renderlo competitivo, nell’arte della dialettica che faceva la differenza nei contraddittori più aspri, contro avversari politici che parlavano tanto ma comunicavano poco.
La gente pendeva dalle sue labbra perché parlava con autentica passione, nella loro lingua, si faceva capire, le sue battaglie politiche miglioravano le condizioni di vita dei contadini, era uno di loro.

Dei suoi comizi purtroppo non rimangono filmati, solo foto.
Ricordiamo l’accurata modulazione dei toni, a volte stentorei, a volte suadenti, tipici della sua oratoria, quasi a sottolineare plasticamente il suo pensiero e rendere più chiari, espliciti e comprensibili i concetti espressi. Per non parlare della gestualità, della mimica. Come un attore consumato sapeva tenere il palcoscenico, anzi il palco, quando non era il cassone di un camion o un muretto di recinzione.

E’ stato certamente un grande comunicatore, un protagonista assoluto della scena politica di questo territorio, aiutato in questoCon Togliatti a Frosinone 1963 350rit min anche dall’indubbio e calamitante fascino personale.
Quando nelle campagne o nelle vie cittadine passava la macchina della sezione per annunciare il comizio di Angelo Compagnoni, la gente cenava in anticipo e scendeva dalle montagne, magari con i nipoti sulle spalle per ascoltare le sue parole, per informarsi, per imparare. Finiva sempre stremato, sudato fradicio fra abbracci, congratulazioni e mazzi di fiori.
“Tu che di santa intolleranza armato, scagli vèr l’oppressor detti roventi
e sei così meritamente amato da queste oppresse ed angariate genti…….”.

Queste rime scritte in suo onore dal poeta contadino Giuseppe Lauretti di Villa S. Stefano, danno la dimensione del grande consenso che aveva tra “le genti angariate”, del suo grande carisma, dello spessore politico e del pericolo che rappresentava per i “poteri forti” dell’epoca.
Uniche note stonate in un percorso politico e sindacale intenso ed entusiasmante, seppur faticoso:
1 – lo scampato pericolo nel tentativo di colpo di Stato denominato “Piano Solo”, organizzato dal Gen. le dell’Arma dei Carabinieri De Lorenzo nel 1964. Questo piano prevedeva l’internamento di 731 persone tra cui molti dirigenti del Pci e della Cgil, socialisti, intellettuali, storici, in una località segreta della Sardegna. In questa famosa lista di “enucleandi” in buona compagnia con importanti figure della politica e della cultura nazionali, c’era anche il senatore Angelo Compagnoni.

2 – la morte nel maggio 1962 di Luigi Mastrogiacomo, operaio del saponificio “Scala” colpito dai proiettili sparati ad altezza d’uomo dai celerini intervenuti per sedare gli scioperi organizzati per reclamare migliori condizioni di lavoro, in una fabbrica denominata dagli operai “terra senza legge” in cui l’unica legge imperante era quella del padrone Antonio Annunziata e non esisteva alcun diritto sindacale. Un triste episodio della “guerra dei ricchi contro i poveri”. Compagnoni stesso fu ferito al volto dal calcio di un mitra brandito come una clava.

E’ stato un grande padre, certamente poco presente, per ovvie ragioni. Gli abbiamo riconosciuto pienamente questo ruolo, degnamente rappresentato per anni dalla moglie, la sua Nunziatina, che ha svolto “spesso soffrendo in silenzio”, il doppio ruolo genitoriale nel migliore dei modi, quando ha lasciato la politica ed è riuscito a dedicare più tempo alla famiglia.
Quando era a casa scriveva, si documentava, parlava con tanta gente che spesso si presentava timidamente a casa trasformata in ufficio elettorale a chiedere, se possibile, “una buona parola” o più banalmente un biglietto gratuito del treno. Alla stazione di Frosinone, i suoi elettori lo aspettavano e lo reclamavano nelle loro zone, nelle loro case, nelle loro sezioni per parlare o partecipare alle loro iniziative. Allora non capivamo questo impegno e la passione con cui lo alimentava, poi abbiamo capito che non poteva esimersi dal farlo, era un suo preciso dovere nei confronti dei cittadini che nel momento opportuno, avrebbero giudicato il suo operato.

La politica quella con la P maiuscola l’ha fatta lui assieme a pochi altri, oggi la qualità è molto più modesta. Non si sente più il bisogno di conquistare il rispetto e la fiducia degli elettori tracciando un “solco dritto con la zappa”.

Il tempo per la politica, fatalmente lo ha tolto alla famiglia.
Ce lo ha concesso in piccole dosi, sufficienti però a trasmetterci valori per cui non finiremo mai di ringraziarlo e di ricordarlo.

*La famiglia
18.09.2021

 

 

 

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