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Serve una nuova Conferenza sulla sicurezza europea

Accordi di Helsinki 1975 minAccordi di Helsinki 1975 Il primo da sinistra è Willy Brandt ©Wkipedia

CRONACHE&COMMENTI

La nuova Conferenza dovrebbe essere un modello anche per il resto del mondo

di Aldo Pirone
Accordi di Helsinki 1975 minL’obiettivo principale e urgente del momento è quello del cessate il fuoco in Ucraina e di trattative di pace risolutive del conflitto in corso. Una guerra scatenata dall’aggressione di Putin e non giustificata dagli errori pur gravi e miopi precedenti compiuti dagli occidentali americani ed europei: espansione della Nato a est che ha stimolato il risveglio del nazionalismo grande russo.

Appare sempre più evidente, però, che la soluzione della guerra ucraina non possa prescindere da un accordo complessivo sulla sicurezza in Europa che, finalmente, metta ordine e fine al periodo seguito all’implosione dell’Urss e all’avanzata a est della Nato.

Nel 1975 ci fu  sulla sicurezza in Europa che fece il punto sullo stato del nostro continente, riconoscendo i confini e gli stati (Rep. Federale di Germania e Repubblica federale Tedesca) scaturiti dalla seconda guerra mondiale. Quella Conferenza era stata sosla Conferenza di Helsinkitanzialmente preparata dall’Ostpolitik del socialdemocratico Willi Brandt. All’evento parteciparono tutti gli Stati europei di allora, meno l’Albania e Andorra, più gli Usa e il Canada. Si svolse, inoltre, fra luglio e agosto un paio di mesi dopo il tracollo americano in Vietnam. I princìpi concordati furono: 1) Eguaglianza sovrana, rispetto dei diritti inerenti alla sovranità; 2) Non ricorso alla minaccia o all’uso della forza; 3) Inviolabilità delle frontiere; 4) Integrità territoriale degli stati; 5) Risoluzione pacifica delle controversie; 6) Non intervento negli affari interni; 7) Rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, inclusa la libertà di pensiero, coscienza, religione o credo; 8) Eguaglianza dei diritti ed autodeterminazione dei popoli; 9) Cooperazione fra gli stati; 10) Adempimento in buona fede degli obblighi di diritto internazionale.

Allora, qualche commentatore osservò che l’Urss di Breznev cercava la sicurezza mentre gli Stati Uniti pensavano ai diritti umani come elemento scardinante del Patto di Varsavia. Tuttavia, tra non pochi scossoni, dentro il Continente (l’avvento di Solidarnosc in Polonia, piazzamento dei missili SS 20 sovietici e risposta con i Cruise e i Pershing della Nato) e fuori (rivoluzione sciita in Iran, intervento sovietico in Afghanistan e in Africa, continuazione del conflitto israelo-palestinese, avvento della Thatcher in GB e di Reagan in Usa) quell’assetto resistette fino all’implosione dell’Urss. Poi, cominciò un’altra storia a est, nei territori del socialismo realizzato e nel mondo.

La guerra in Ucraina rende evidente la necessità di una nuova Conferenza sulla sicurezza europea che prenda atto della situazione cambiata nell’ultimo trentennio. È una consapevolezza proveniente da più parti.

Quali potrebbero essere i princìpi e i beni che tali assise dovrebbe assicurare agli europei? La sicurezza per tutti gli Stati basata sul diritto alla sovranità e all’indipendenza di ciascuno, indipendentemente dal proprio regime interno.

I partecipanti potrebbero essere più o meno gli stessi sotto il patrocinio dell’Onu.

Si dice che la guerra scatenata da Putin abbia effetti non solo europei ma mondiali. La nuova Conferenza europea dovrebbe essere – quando e se andrà in porto assicurando i beni di cui sopra che sono inseparabili dalla pace – un modello anche per la sistemazione dei conflitti aperti nel resto del mondo: sia quelli di guerra guerreggiata sia quelli che lo potrebbero divenire.

L’Unione europea dovrebbe essere in prima linea nel postulare la necessità di una nuova Conferenza europea sulla sicurezza. Se si limita solo all’inasprimento delle sanzioni, non solo economiche, all’invio di aiuti militari ai resistenti ucraini e alla doverosa assistenza ai profughi – com’è stato ribadito nel vertice di Bruxelles di venerdì scorso – non si va lontano.

Soprattutto non si va verso una pace duratura.

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Aldo Pirone

ByAldo Pirone

Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda

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