Una crisi di governo: paternità e regia

Draghi se ne va 380 minDraghi se ne va ©orizzontescuola.it

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Per ora solo alcune riflessioni, ma tanti i padri e un solo regista

Draghi se ne va 380 min

di Ermisio Mazzocchi
Sono molte le considerazioni che si possono fare su quanto è avvenuto in merito alla conclusione del governo Draghi.
Ci sarà modo per riprendere questi argomenti. Per ora mi limito ad alcune riflessioni.

E’ d’obbligo la premessa.
Draghi indicato dal Presidente Mattarella costituisce, come sappiamo, un governo di emergenza con la partecipazione di tutti i partiti, tranne FdI, auto escluso.

La posizione e le divisioni di 5S sono note. Ma, penso che sullo svolgimento dei successivi avvenimenti ci siano state molte forzature, quelle di 5S e calcoli di convenienza da parte di molti partiti in particolare di Lega e FI ed errori di valutazione da parte di altri e dello stesso PD.

Si deve prendere atto che 5S, dopo la scissione Di Maio, tenta di riportare il Movimento a un ruolo centrale della politica italiana e presenta legittimamente a Draghi un pacchetto di proposte che Conte ritiene essenziali per il paese.
La proposta non riceve da parte di Draghi nessuna risposta. I motivi di questa posizione di Draghi possono avere diverse interpretazioni.

Ma il dato di fatto è che si accelera l’iter della crisi.
In politica non avviene nulla per caso ed è nelle cose che da parte di Lega e FI ci sia stato un calcolato disegno fortemente di convenienza per interrompere l’esperienza Draghi, ma soprattutto dare un messaggio di un centrodestra compatto e speculare alle posizioni di 5S e per mettere in un angolo il PD.

Per alcuni aspetti il PD, il quale mantiene una posizione sempre coerente con la scelta di pieno e totale sostegno a Draghi, non ha valutato adeguatamente gli effetti delle posizioni di 5S e dell’azione di sganciamento del centrodestra.
Il 25 settembre si vota e le liste si presentano entro 40 giorni vale a dire a partire dal 15 agosto.
Credo che bisogna essere chiari: la campagna elettorale è una sfida acerrima tra sinistra e destra. Il resto è di contorno.

Lo scontro è tra due culture politiche che fanno parte della tradizione politica del paese, inconciliabili e incompatibili.
Decisive sono le alleanze per formare una coalizione con un candidato Presidente.
La destra Lega, FI, FdI appare pur con le sue contraddizioni, unito e con una maggiore facilità a individuare un candidato a Presidente e, stando ai sondaggi da considerare con cautela, essi da mesi danno la destra complessivamente tra il 45% e il 47%.

La sinistra si presenta più frantumata e rissosa.
Il PD che aveva valutato come possibile alleato 5S, si trova senza consistenti alleati sia a sinistra che al centro che è qualcosa oggi di indistinto e non strutturato.
La sua forza, sempre secondo i sondaggi, si aggira tra il 21% e il 22%.
Esso deve da subito costruire alleanze che siano in grado di recuperare il rimanente 30%.

E, in questo caso non esistono le liste civiche di tipo amministrativo che possano essere di supporto.
Inoltre il PD deve dimostrare una grande capacità per indicare il candidato Presidente, il quale sia di alto profilo politico e di grande credibilità.
Una ricerca tutta da iniziare tra molte difficoltà senza cadere nell’imporvvisazione.
Potrebbe prendere in considerazioni la candidatura dello stesso Mario Draghi sia perché il PD ha dimostrato nei suoi confronti una infinita lealtà sia perché sarebbe apprezzato da aree del paese della media e alta borghesia e da forze imprenditoriali, finendo per essere una garanzia per il paese.

Una ipotesi con molte incognite, ma deve essere questo l’obiettivo del PD per avere una credibile possibilità per vincere le elezioni?
Se queste sono scelte fondamentali di carattere “organizzativo”, rimane essenziale, a mio parere, la collocazione politico-culturale. La coalizione con il PD è una coalizione di sinistra per i suoi contenuti, per la sua cultura, per la sua tradizione.

L’Ulivo non è riesumabile, ma certo è che oggi gli schieramenti sono più netti e sono in un contesto nazionale ed europeo tale da richiedere una loro precisa identità.
Una condizione necessaria per riconquistare quel 40% di astenuti che faranno la differenza in questa campagna elettorale.
Gli elettori, il popolo italiano vogliono certezze, rassicurazioni, tranquillità, lavoro e pace.
Il loro voto sarà per chi più risponde a queste richieste e lo si può avere se essi comprenderanno chiaramente chi sei, cosa fai e con chi stai.

E non si tratta solo di programmi elettorali.
Spetta al PD, se ne ha la forza, di edificare una coalizione che abbia la capacità di presentarsi agli elettori con una sua identità programmatica per governare e per una società democratica e progressista.
Le vie di mezzo non ci sono.

22 luglio 2022
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Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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