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Non arrendersi ai sondaggi propagandati

Vai a votare Fondazione Gramsci Emilia e Romagna 390 min 1Vai a votare ©Fondazione Gramsci Emilia e Romagna

VOTO 2022

I prossimi giorni decisivi per spostare il voto degli elettori disinteressati alla politica. Astenersi oggi sarebbe suicida

di Ermisio Mazzocchi
Vai a votare Fondazione Gramsci Emilia e Romagna 390 min 1L’astensionismo è andato crescendo in Italia a partire dagli anni settanta quando si cominciò a denunciare la corruzione di quasi tutti i partiti politici.

Le elezioni dal 1948 al 1976 vedono l’affluenza degli elettori alle urne con un’incidenza assai rilevante del 92%, che diminuisce sempre più a partire dal 1979.
Così che dall’iniziale astensionismo del 6,6% degli elettori alle politiche del 1976 si è arrivati oggi alla non partecipazione al voto di circa il 30%.
Un fenomeno che interessa tutte le consultazioni, europee, parlamentari, regionali e amministrative degli ultimi anni, in cui vi è stato un continuo calo di partecipazione al voto, sempre più vistoso nelle ultimissime tornate elettorali.

La progressiva crescita dell’astensione si manifesta come prodotto della perdita del valore della politica. Il vuoto della sua qualità e una manifesta autoproduzione del ceto politico.
Un distacco che ha i connotati della protesta nei confronti di chi ha deluso attese e speranze, provocando un rifiuto del sistema partitico, tanto da indurre a riversare i consensi verso formazioni politiche che dicono di respingere quel sistema.

Il pericolo di un’astensione di maggiori proporzioni che nel passato potrebbe essere il risultato di una incomprensione delle ragioni della caduta del governo Draghi e del voto anticipato.
Se in questa campagna elettorale del 2022 non saranno evidenti progetti di concreta e credibile realizzazione per risolvere una crisi economica e sociale di vaste proporzioni, si approfondirà il solco del distacco dalla politica e l’astensionismo sarà più massiccio per una generale sfiducia nei confronti dei partiti e delle istituzioni.

I sondaggi ci dicono che 1 su 4 non andrà a votare e si potrebbe avere un’astensione di circa 14/16 milioni di elettori.
Una particolare attenzione indirizzata a sconfiggere l’astensionismo ha una sua maggiore motivazione nella provincia di Frosinone.

Nelle elezioni politiche del 2018 l’astensione fu del 30% e questa si è confermata anche nelle ultime amministrative del comune capoluogo.
Una costante il calo dei votanti che si manifestò alle regionali del 2018, in cui nella provincia di Frosinone si ebbe un’astensione di circa il 32% (votarono 298.839 elettori su 442.959 pari al 67,4%) e all’Europee del 2019 (votarono 291.174 elettori su 418.116 pari al 60,07%) le astensioni sempre nella medesima provincia arrivarono al 40%.
Appare del tutto evidente che occorra compiere uno sforzo eccezionale per combattere l’astensionismo, soprattutto rivolgendosi a quelle fasce sociali più deboli, più in difficoltà che manifestano la loro delusione verso una politica insensibile ai propri problemi.

Ed è significativo, secondo alcune indagini, che il 48% degli elettori chieda che il partito per cui vota mantenga le promesse fatte in campagna elettorale, rimanendo, in ogni caso, alta la sfiducia verso la politica.
Molto si deciderà in questi ultimi giorni di campagna elettorale e sarà determinante la capacità dei partiti e dei candidati di presentare la loro proposta per il governo del paese in modo più consistente e rispondente alle esigenze dei cittadini.
Questo comporterebbe una maggiore fiducia nelle istituzioni.

Obiettivo prioritario è quello di avere una partecipazione al voto molto ampia, la quale consentirebbe di estendere un consenso elettorale al PD e alle forze progressiste in modo da impedire alla destra di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi.

Intensificare il lavoro di propaganda e di sostegno ai candidati dello schieramento progressista rivolto a recuperare gli indecisi e gli indifferenti verso il voto, consentirebbe di abbassare il livello dell’astensione. Questo impegno potrebbe certamente garantire il risultato di modificare anche radicalmente gli equlibri che gli attuali sondaggi oggi descrivono, e che, come dice Letta, consentirebbero la nascita di un esecutivo sovranista a guida Meloni. Da evitare con decisione e con grande convinzione.

Il voto degli indecisi, che oscilla sempre tre il 35 e il 40%, potrebbe essere assicurato se in questi giorni si riesce da parte dei candidati progressisti e del PD a motivare le ragioni della richiesta di andare a votare.
Ragioni che devono essere ancorate a proposte concrete per il futuro dell’Italia e rispondenti alle esigenze di vita quotidiana e di prospettiva seria e solida pere i cittadini del territorio di ogni parte del paese.

Ed è proprio sulle questioni territoriali, dal lavoro all’ambiente, che si gioca buona parte della partita, spostando consensi e convincendo gli astensionisti. Il punto focale per questo obiettivo è proprio il collegio uninominale dove il confronto è serrato tra i contendenti e vince l’uno o l’altro.
Su 221 collegi ce ne sono 69 (45 alla Camera e 24 al Senato) per il centrosinistra contendibili sulla base di 5mila voti alla Camera e 15mila al Senato, collegio per collegio. Lo spostamento del 4% annulla la maggioranza assoluta della destra.

Un risultato possibile se si riesce a contenere al massimo l’astensionismo, perché è in quell’area che si possono trovare i voti indispensabili al necessario spostamento. Un lavoro che deve concentrarsi in realtà come quella della provincia di Frosinone, in cui l’astensionismo del 30% rappresenta quella parte di società in sofferenza, che più delle altre è travolta dalla crisi economica e che ha perso fiducia nelle istituzioni e nei partiti.

La destra intende sfruttare le paure e le incertezze delle aree sociali più svantaggiate, indebolite dalla crisi e timorose di pagarne il prezzo più alto. Le sue proposte e la sua politica amministrativa sono del tutto inefficaci e improduttive come l’esperienza del frusinate dimostra.
In molti comuni della provincia amministrati dalla destra, come Anagni, sono continui i conflitti e perenne l’immobilismo.
Una destra inaffidabile e arrogante può essere ridimensionata se le forze progressiste e lo stesso PD entreranno in sintonia con le realtà del territorio provinciale in cui il futuro è incerto e oscuro.

I prossimi giorni saranno decisivi per spostare il voto degli elettori disinteressati alla politica e sollecitare le migliori risorse dell’intera società.
Solo così essi possono farsi partecipi del progetto delle forze democratiche e progressiste per assicurare un futuro di certezze e di crescita dell’intero Paese.
Votare e fare votare.

8 settembre 2022

matitavai a votare liberacittadinanza 650 min

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Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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