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Un voto senza precedenti. Da capire sul serio

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DOPO IL VOTO 2022

Alla ricerca di cause, di soluzioni, di che fare

aulacamera 2Elezioni politiche 2022, vince il centrodestra, grazie all’apporto di Fratelli d’Italia della Giorgia Meloni in un quadro di astensionismo record, “ha votato il 63,91%, il dato più basso di sempre”, riferisce il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. 16 milioni di astenuti come riporta il Corriere della Sera¹. Fd’I cresce di oltre 5 milioni di voti rispetto al 2018 e arriva la al 26% , l’intero centro destra si assicura il 44%, ma in Parlamento avrà un rappresentanza pari alla maggioranza assoluta, grazie al Rosatellum, la legge elettorale con cui si è votato. Giudicata pessima da tutti, ma senza qualcuno che pigliasse l’iniziativa di cambiarla.

Chi terrà conto dell’altro 56% a cui non resta altro che fare opposizione? Dove? Forse soprattutto nel Paese.

L’unico aspetto rassicurante è che i vincitori non hanno la maggioranza di 2 terzi per cambiare da soli la Costituzione.
Questa legge elettorale è da cancellare. In nome della governabilità diventata un feticcio non si può uccidere la rappresentanza. Essa si che è un valore, ma orami da troppo tempo la si mortifica. Riduzioni di sedi istituzionali (basti pensare a quella farsa delle elezioni di 2° grado per formare i consigli provinciali), riduzione di eletti (vedi il nostro Parlamento in nome della lotta per i risparmi, mentre crescono le spese militari e si sprecano le risorse più varie a partire dal gas tanto per citarne una, oggi protagonista), attacco alle proteste ed alle assemblee, associazioni che si identificano nel solo presidente e senza organi democraticamente eletti, prive di qualsiasi vita democratica.

Una novità importante, c’è. La prima volta di una donna in Italia che diventerà Presidente del Consiglio. Non sottovalutare. Primo, perché le donne riescono a rendere evidente la loro determinazione e la loro coerenza, vengono individuate come reali forze di cambiamento. Sono la speranza.

Secondo, perché ci riesce una donna di destra? Si riuscirà a saperla cogliere come una sfida alle donne di sinistra? Le donne sono state generose e altruiste in tutte le loro battaglie a partire da quelle di genere, ma non solo. Berlinguer riconobbe loro come forza di cambiamento, ma perché in chi si richiama ai valori della sinistra non c’è stato mai un vero concreto rispetto e riconoscimento di fiducia nelle loro capacità di guida?

Ciò che colpisce di più della figura di Giorgia Meloni, all’estero, non è l’essere donna, ma rappresentare l’estrema destra: una circostanza unica nella storia italiana dal dopoguerra ad oggi. Marine Le Pen, in Francia, non c’è riuscita. Alcuni nomi confermano questa straordinaria unicità del voto italiano: la tedesca Angela Merkel, che ha guidato la Germania per oltre vent’anni, Margareth Thatcher, primo ministro per oltre dieci anni nel Regno Unito, oggi ruolo presieduto da Liz Truss, mentre Ursula von der Leyen rappresenta oggi l’UE come presidente della Commissione Europea. Negli ultimi anni hanno conquistato maggiore celebrità alcune donne “simbolo”, per carisma e leadership, tra queste la premier finlandese Sanna Marin, la lituana Ingrida Šimonytė, e la neozelandese Jacinda Ardern. Nell’Est Guardando verso Est si scorgono altri nomi, poco conosciuti in Italia ma molto popolari nei rispettivi Paesi. La presidente georgiana, Salomé Zourabichvili, che guida il Paese verso l’Unione Europea e la serba Ana Brnabić: donna, omosessuale e proveniente dal SPB, una costola neoliberale nata dal principale partito di destra serbo.

Astensionismo in Italia. Perché così alto? È la prima domanda a cui trovare una risposta con la decisione di chi se la vuole porre seriamente per mettersi in discussione davvero. Perché così tanti italiani hanno deciso di non andare a votare? Assistiamo da anni a una continua discesa: i cittadini hanno perso la fiducia nelle Istituzioni? Il ministro D’Incà volle un’inchiesta coordinata dal professor Bassanini in essa si fa luce soprattutto sul fenomeno dell’astensionismo involontario, rappresentato dalle persone che hanno difficoltà di mobilità (4,2 milioni al di sopra dei 65 anni, di cui 2,8 milioni con gravi difficoltà di movimento) e da coloro che per ragioni di lavoro o di studio nel giorno del voto si trovano lontani dal Comune di residenza (4,9 milioni di elettori).

Ma non basta a capire. Infatti le ricerche sociali e i sondaggi mettono l’accento soprattutto sull’astensionismo volontario che varia da elezione a elezione e può dipendere da almeno tre fattori:

Primo: le precarie condizioni economiche e la marginalità sociale delle persone che versano in queste condizioni (disoccupati, lavoratori esecutivi, ceti produttivi in forte difficoltà come pure i cittadini meno abbienti che vivono in povertà assoluta o al di sotto della soglia di povertà relativa) e non si sentono rappresentate da nessuno, sono sfiduciate e si autoescludono. Il disagio è scomparso dalle cronache ufficiali delle Istituzioni e della maggior parte dei Partiti.

Secondo: il pronostico del risultato elettorale che come in questo case attuale ha funzionato come propaganda gratuita alla Giorgia Meloni incoronata, dalla grande informazione italiana, Presidente del Consiglio già molti mesi fa; ma anche spesso, si genera uno strano effetto difronte alle previsioni, quello che una parte degli elettori rassegnati alla sconfitta del proprio partito o coalizione si mostra poco motivata ad andare a votare, considerando inutile il proprio voto, cosa che penalizza ulteriormente le forze politiche destinate alla sconfitta.

Terzo e ultimo: la crescente distanza di molti cittadini dalla politica che da un lato rappresenta sempre meno un attributo dell’identità individuale (quando nel passato per la maggior parte dei cittadini era il tratto identitario prevalente); dall’altro ha alimentato sentimenti di disillusione e sfiducia causate dalla serie ininterrotta di aspettative disattese. Ricordiamo un dato, dal 1994 in poi abbiamo sperimentato in Italia qualsiasi formula di governo, di centrodestra, di centrosinistra, di soli “tecnici”, di larghe intese, e quelli guidati da leader o forze politiche che si sono affermati all’insegna del cambiamento. Nessuna maggioranza di governo ha poi vinto alle elezioni successive come pure la maggior parte dei leader politici ha beneficiato di una iniziale fase di fascinazione seguita, invariabilmente, da un crollo della popolarità. La delusione ha quindi contribuito ad ingrossare le fila dell’astensione ma anche, tra coloro che votano, a ricercare costantemente il nuovo.

Se tutte queste motivazioni hanno un fondamento la domanda NUMERO UNO diventa: allora perché hanno votato la Meloni? Altrimenti sono tutte astrazioni. Bisogna partire da qui se si ha voglia di capire.

Qualcuno maliziosamente cerca di individuare un connotato, l’Italia è “Un paese di destra”. Che sciocchezza metafisica, un connotato antropologico senza concrete spiegazioni e motivazioni.

In politica ci sono sempre ragioni concrete che determinano gli atti.
Senza capire si esaltano fatti inspiegabili. Ripeto, così l’informazione ha fatto la propaganda gratuitamente alla Meloni e alla destra in generale. Le tattiche elettorali non sono cause, ma solo concause accessorie.
Il fatto che conta: Il voto premia chi ha fatto opposizione, magari solo verbale, ma opposizione in nome di chi sta nel disagio sociale ed economico. E, in nome della Pace come sistema di convivenza fra diversi non solo di etnie, ma anche di sistemi economici (multilateralismo). Anche in una maggioranza larghissima come quella che ha sostenuto Mario Draghi c’è sempre modo di distinguersi e difendere la propria autonomia di giudizio. Questo non è avvenuto.

Con il Conte 2 non sarebbe successo². Ma, con Draghi sì, perché il 25 settembre è un segnale anche contro di lui, come dimostra il voto a Conte e alla sua campagna elettorale.

Il neoliberismo imperante, adottato anche dalla sinistra italiana ha mortificato menti e cuori. Una sola voce si è levata a giudicarlo per tutti i suoi limiti e violenze, una sola voce ha invitato a contestarlo, una sola voce ha indicato le speranze e i valori umani da rispettare per tutelare le persone, donne e uomini. Per salvare la natura, a chi ha a cuore la sorte dell’umanità, solo Papa Francesco ha saputo e sa parlare.

Chi vuol essere Progressista davvero, innovatore, forza di cambiamento deve riscoprire le responsabilità gravi di questo sistema economico che produce pochi ricchissimi e oceani di sfruttati. “Occorre rianimare l’economia in una economia diversa – sottolineava Papa Francesco nella sua lettera per l’incontro di Assisi del 24 settembre scorso – quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”.

Una destra diversa basta? Proprio no. Quindi? Riorganizzare e rigenerare le forze progressiste.

Il Pd è sotto accusa. Oggi tanti gridi di dolore e poca autocritica. Farà l’opposizione, speriamo. L’opposizione non si improvvisa.
Questo partito prima di investire un nuovo Segretario si chieda: Chi sono? Bobbio disse: solo se sai chi sei, saprai che fare e con chi farlo.
Oggi c’è un florilegio di definizioni: PD è un partito fallito; c’è chi dice mai nato; per altri è una maionese impazzita. Parole, tutte parole. Ci vuole un partito. con una linea politica chiara e comprensibile alle forze sociali che si vogliono rappresentare, un costume, una morale. Essere d’esempio. Meno parole, più fatti, più sana condotta. Devono fare pulizia. Quello che è accaduto a Frosinone può insegnare qualcosa? L’indecoroso dopo cena di cui tutta Italia ha parlato, evoca nelle menti e nelle riflessioni per le cose dette e per le ricostruzioni giornalistiche, ben altre iniquità.

Radicarsi con un’azione politica sul territorio costante e quotidiana il primo dovere. Nei luoghi di lavoro, saper cogliere tutto ciò che cambia, avere sempre una posizione, cogliere il nuovo, ma soprattutto saperlo costruire e non averne paura. Questo partito ha deciso di andare a congresso, ci piacerebbe conoscere come vorrà definire la sua politica, la sua organizzazione, la sua democrazia interna.

Come discuteranno? A che servono le primarie se gli iscritti non discutono tesi alternative di linea politica. Votare alla mutigna non è democrazia. Abbiamo già assistito ad alcune dichiarazioni nei talk show ed ecco che riappare la voglia di “pedigree”. C’è chi lo fa con garbo e chi con meno garbo. Appare per costoro importante ricordare la provenienza dal PCI. C’è chi ritiene di definire il PD l’erede del PCI. Una pretesa smentita dai fatti perché le diverse aspirazioni riformistiche di DC e PCI non sembrano incontrarsi, per intanto.

Chi si dichiara erede del PCI tenta un’appropriazione di identità. È solo un ulteriore manifestazione della sagra delle sigle per cercare tifosi da arruolare. Ma questa è stata la politica di tutti questi anni e questo voto del 25 settembre ha dimostrato che è PERDENTE. Il PCI è irripetibile. Se c’è un partito che vuole essere di sinistra, sia sinistra e non centro mascherato. Già ci sono Calenda e Renzi con i loro miseri risultati.

Certamente qualcuno viene dal PCI, spesso i più di loro se ne dimenticano, dimenticano i grandi insegnamenti di come fare politica negli interessi delle forze sociali da rappresentare (lavoratori, chi vive nel disagio sociale, gli ultimi), come organizzarsi, come avere alleati. Il PCI era un maestro di alleanze, ne era l’ossatura che assicurava successi corali a tutti i progressisti grazie al suo legame con i lavoratori, i territori, la domanda di una società più giusta.

 

NOTE
1 – Nel 2018 si è recato alle urne il 72,94% degli aventi diritto. Il 25 settembre 2022 il crollo è verticale: -9,03% in cinque anni. Le elezioni hanno fatto registrare il nuovo clamoroso record di astensione che ha raggiunto circa il 37%, corrispondente a oltre 16,5 milioni di elettori assenti, in crescita di 9 punti rispetto al 2018 (oltre 4 milioni di astensionisti in più): è la cronaca di un’astensione annunciata, verrebbe da dire parafrasando Garcia Marquez. Da tempo l’astensionismo viene definito dai media «il primo partito del paese», e ciò è innegabile da un punto di vista numerico, ma attribuire la diserzione delle urne prevalentemente alla protesta nei confronti della politica appare riduttivo perché le ragioni sono assai variegate. L’astensione più alta di sempre: 16,5 milioni di italiani non hanno votato- Corriere.it https://www.corriere.it/elezioni/22_settembre_26/astensione-piu-alta-sempre-165-milioni-italiani-non-hanno-votato-784734c8-3d67-11ed-823a-d6cc1a3a6eda.shtml
 
2 – Interessante giudizio di Tommaso Cerno, direttore del giornale cartaceo e on line, “L’Identità”.

 

Aggiornato il 1° ottobre 2022 ore 10.22

 

 

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ByIgnazio Mazzoli

Nato nel 1943. Fondatore e direttore di UNOeTRE.it. Risiede a Veroli in provincia di Frosinone. Lazio. Italia.

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