PD. Congresso inconcludente?

Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

27 Novembre 2022 ,
partito democratico bandiera350 250

PARTITI. CRONACHE&COMMENTI

Un congresso amputato che non produrrà alcun cambiamento necessario

di Ermisio Mazzocchi
partito democratico bandiera350 250Il processo costituente del congresso del PD, dichiarato e approvato dalla Direzione nazionale, non ha avuto l’esecuzione che avrebbe dovuto avere.
Sarebbe stato necessario aprire una fase Costituente rivolta a definire nei contenuti e nell’organizzazione l’identità del partito e a produrre una nuova cultura politica rispondente alle grandi trasformazioni in atto nella nostra società.

Il fine da raggiungere sarebbe stato la costruzione di un impianto politico-programmatico allo scopo di avviare un riassetto strategico del ruolo del PD nella consapevolezza di contrastare una destra nazionalista, populista e reazionaria, e, unitamente, fronteggiare una crisi socio-economica profonda e drammatica.

Il PD avrebbe dovuto definire la sua matrice di partito progressista, riformista e di centrosinistra, in grado di raccogliere, rielaborare e innovare l’eredità della cultura socialista , comunista e cattolica appartenente alla tradizione democratica e antifascista dell’Italia repubblicana.

Nulla di questo si è fatto né tali finalità sono state oggetto di un confronto di ampio spessore politico culturale.

Si ha, purtroppo, l’impressione di assistere a una riedizione di una formula consultiva limitata alla semplice nomina di un segretario.
Un congresso costituente, in definitiva, non può e non deve identificarsi con il cambio di un segretario.
Il ridurre il tutto, inoltre, come è avvenuto negli ultimi congressi, solo e unicamente a una “conta” di appartenenza ai vari capicorrente genera un vincolo che esaurisce ogni possibilità di dialettica interna libera e democratica e mortifica la partecipazione e la ricchezza di elaborazione.

La fase costituente avrebbe potuto consentire di avere una partecipazione sostanziale, concreta, non formale e non ridotta ai solo gazebo.

Risulta evidente che l’esperienza del passato non si sarebbe dovuta ripetere perché essa oltre a non aver permesso la definizione di una qualità del Partito Democratico non ha neppure consentito l’elezione solida e duratura di un segretario.

Il congresso costituente avrebbe dovuto avviare una rigenerazione del partito dalle fondamenta nei suoi contenuti identitari e garantire il rinnovamento dei gruppi dirigenti, coinvolgendo tutta la filiera organizzativa dai Circoli all’Assemblea nazionale.
E sono del tutto insignificanti le modifiche dello Statuto che sembra siano state apportate al solo scopo di permettere a qualcuno/a di partecipare alla gara per l’elezione del segretario anche senza possedere la tessera del partito.
Evocare una costituente senza attuarla finisce per dissolvere i tentativi di definire un nuovo progetto del partito e per privarlo di una sua “sostanza” politica necessaria a intraprende un cammino che ridia al paese certezze e giustizia sociale.

Sarebbe stata indispensabile una partecipazione coinvolgente degli iscritti sulla base di un documento che ridisegnasse l’identità del PD.
La fase di approfondimento è quasi annullata, compressa in un tempo ristretto e in procedure rivolte più a favorire le candidature che a definire i caratteri del nuovo partito.
E’ prevalso il solo e irrazionale interesse per l’identificazione del segretario e si è commesso il grande errore di abbandonare un percorso di confronto ampio e profondo su cosa il PD debba essere.

Le primarie sostituiscono il vero congresso e riducono la vita di partito a una dinamica essenzialmente autoreferenziale dal momento che gli iscritti fanno una prima “scrematura” dei candidati a segretario sulla base di un loro programma.

E’ un congresso privo di passione, di tensione ideale, di interesse culturale, elementi questi che avrebbero dovuto costituire l’anima di un PD rinnovato.
Non abbiamo bisogno di un partito guidato da un “capo” che detti le sue condizioni.
In definitiva ci si è rifugiati in un conformismo di vecchie procedure che di fatto aggirano la questione fondamentale che riguarda la nuova connotazione del Partito Democratico.
In questo modo si è preclusa la possibilità di un confronto popolare, ampio, diffuso.

Si è, allo stesso tempo, impedita ogni forma di partecipazione costruttiva degli iscritti che avrebbero dovuto essere i veri protagonisti, i fondamentali interlocutori per realizzare un partito rinnovato nei contenuti e nelle sue forme organizzative.

Così non si va da nessuna parte e si rischia di esaurire tutto il patrimonio ereditato dalla tradizione politico-culturale che era stata l’architrave che aveva sorretto il PD dal momento della sua fondazione.

Si è persa un’ occasione unica, quella di riproporre una sinistra in grado di essere referente di una politica rinnovata nel suo progetto con l’obiettivo di favorire un progresso fondato sui valori insostituibili del lavoro e della democrazia in sintonia con le aspettative del popolo italiano.

In quella che oggi appare una esclusiva gara di pretendenti alla segreteria nazionale, nulla vieta di inserire documenti tali da favorire una discussione la più ampia possibile non legata esclusivamente alle dichiarazioni di intenti dei candidati a segretario.
Questo favorirebbe una maggiore partecipazione e una convinta condivisione dei progetti idonei al rinnovamento del partito.
Si rafforzerebbe in tal modo il suo ruolo e si darebbe ad esso una maggiore credibilità.

Il PD, nonostante le sue carenze e i suoi errori, rimane la forza politica più importante a difesa dei principi costituzionali fondativi della Repubblica democratica.

27 novembre 2022

 

 

 

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Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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