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Un congresso gattopardesco

BandierePD popolo 390 min

PARTITI. IL CONGRESSO DEL PD

Ricercare una marcata qualità politica di sinistra

di Ermisio Mazzocchi
BandierePD popolo 390 minL’Italia ha bisogno di una sinistra moderna e riformatrice per l’emancipazione e l’elevazione dell’intera società italiana. Il PD, che ne sarebbe dovuto essere l’espressione più rappresentativa, ha a poco a poco perso la sua funzione di forza politica moderna che ripudia ambiguità, combatte le discriminazioni, difende i diritti civili e persegue una politica di inclusione.

Il congresso del PD, per la sua impostazione procedurale, si sta rivelando inadatto a ridare una nuova dimensione al partito.
Esso si è ridotto, in definitiva, a essere una semplice sfida tra contendenti alla segreteria con una prassi tradizionale, priva di un confronto per una reale costituente finalizzata a segnare un vero rinnovamento.
Di fatto si può dire che si svolgerà un congresso gattopardesco.

Il PD avrebbe dovuto assumere i connotati di un “Moderno Principe” con il compito di costruire dalle fondamenta una società degli uguali e dei diritti. Esso, al contrario, a poco a poco, ha mutato la sua natura originaria, divenendo il partito di riferimento dei ceti sociali più garantiti e ha finito per essere identificato come il partito dell’estabilishment istituzionale.
In definitiva ha confidato sul fatto che le nuove forme del capitalismo globale rappresentano una sequenza di progressive conquiste.

E ha commesso l’errore di ritenere la globalizzazione una possibilità di ricevere benefici dal commercio mondiale.
La modernizzazione è divenuta per la sinistra progresso e non si è tenuto conto di quanto essa sarebbe costata in termini di disuguaglianze e di privazione dei diritti.
Una scelta che ha in sé dei motivi validi, ma che ha lasciato inalterato il “modus vivendi” di un capitalismo globale incontrastato con il massimo dello sfruttamento.
In tal modo si finisce per accettare le regole di un capitalismo ritenuto non più di stampo ottocentesco e oppressivo, ma motore di un progresso liberale e aperto alle aspirazioni individuali sempre più inclusivo.
Non è così nella realtà. I risultati non sono quelli immaginati.

Si consente il permanere dell’esistenza del “mondo di sopra”, impegnato a mantenere e migliorare il proprio status privilegiato, e del “mondo di sotto” in lotta perenne per la propria sopravvivenza.
Sono questi gli aspetti evidenti di un processo che va via via traducendosi in un’esplosione esponenziale della dinamica dello sfruttamento con la creazione di profitti smisurati i quali non generano alcuno sviluppo, ma solo il dilagare delle diseguaglianze e delle sofferenze.

La sinistra, oggi, deve riposizionare la sua funzione in modo da essere in grado di “vedere” i nuovi conflitti, i nuovi bisogni e rigenerarsi per divenire strumento necessario nella realizzazione di una comunità dei diritti e della democrazia.

Il PD non ha avuto la consapevolezza che si sarebbe dovuto orientare nella costruzione di un nuovo progetto dell’assetto socio – economico del Paese.
E non ha avuto, allo stesso tempo, la cognizione di essere dentro un nuovo corso della storia del mondo, il quale avrebbe richiesto un partito di sinistra orientato ad adeguare gli strumenti utili a rigettare e a fronteggiare le spinte liberiste e le maglie soffocanti della globalizzazione.

Il problema della redistribuzione della ricchezza e del funzionamento dei livelli sociali, ma soprattutto di quello della classificazione e del rapporto con le inedite forme organizzative del capitale finanziario non è stato affrontato né risolto.

Sono cambiati i paradigmi e i destinatari di una politica di sinistra, la quale, proprio in presenza di tali fenomeni, ha dimostrato di non riuscire ad adeguarsi e a rispondere ai problemi delle ingiustizie e della miseria e di non essere a difesa dell’equità e della giustizia.

I propositi, che sono venuti meno nelle aspettative del congresso, di rigenerare l’identità del PD avrebbero dovuto portare a rivisitare la sua funzione e la sua organizzazione.

Sarebbe stato necessario che la stessa fase costituente, ormai del tutto abbandonata, approdasse a un nuovo partito dai contenuti in corrispondenza delle modificazioni prodotte dalla globalizzazione e dal cambio nei rapporti nella struttura organizzativa del lavoro.

Fondamentale per un PD, partito della sinistra, adeguare, anzi rivoluzionare dalle fondamenta, la sua capacità di coinvolgimento, di orientamento, di partecipazione, in modo da esser referente di quel mondo che si trova dalla parte più debole e meno protetta dalle violenze rivolte contro i diritti umani.

Una sfida aperta che richiede un soggetto politico che costruisca l’impianto per una cultura di liberazione e di eguaglianza.

Potrebbe essere il PD a determinare un processo storico in chiave progressista della sinistra italiana.

Ma il suo congresso, spogliato della sua vera funzione, non sembra condurre a quella auspicabile e necessaria identità politica di partito della sinistra.
Ci sono, tuttavia, spiragli che possano permettere una più marcata qualità politica di una sinistra che assolva realmente alla funzione di forza per un rinnovamento democratico della società italiana.
Un’opportunità da cogliere per sollecitare la partecipazione rivolta a favorire un ampio confronto al fine di rendere possibile una vincente affermazione delle tesi della sinistra.
Un compito indispensabile che dovrà essere assunto da quanti vogliano adoperarsi nel raggiungimento di questi obiettivi.

Sarà, pertanto, necessario ritornare su tali temi per contribuire a garantire il futuro del Partito Democratico nell’interesse del Paese.

24 dicembre 2022

 

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Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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