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“Il Crocifisso” di Guido Reni

Franco Di Pofi

ByFranco Di Pofi

27 Dicembre 2022
Guido reni crocifisso di san lorenzo in lucina 390 min

BELLE ARTI

Perle d’arte nascoste nelle chiese di Roma

di Franco di Pofi
Da piazza Venezia, per via del Corso, dopo un centinaio di metri, a sinistra una piccola piazza: S.Guido reni crocifisso di san lorenzo in lucina 390 min Lorenzo in Lucina.
Una parte di essa è occupata dall’omonima chiesa. Questo tragitto lo feci molti anni fa ; mi spinse la curiosità di vedere “la graticola” sulla quale S. Lorenzo subì il martirio. Mi avvicinai al portale e notai che una parte in vetro consente di vedere l’interno. Così, prima di entrare, guardai e fui colpito da un Crocifisso posto in fondo alla navata centrale. L’amico che era con me, mi distrasse, guidandomi verso la navata destra dov’era la graticola. Qualche minuto ed eccomi ai piedi del Crocifisso.
Lessi: dipinto di Guido Reni. Sarebbe diventato uno dei miei preferiti. Colsi dell’impressioni da profano, in larga parte confermate, dopo aver approfondito la materia.

La chiesa
Il culto cristiano, prima del lV secolo, veniva esercitato in case private. Spesso, su di esse vennero costruite le chiese. Sulle stanze della “matrona” Lucina, venne costruita, nel 440 d. c. La chiesa o basilica di S. Lorenzo. Come tutte le chiese paleocristiane, essa fu restaurata in varie epoche, pur conservando notevoli tratti della costruzione originale. Fu arricchita di magnifiche opere d’arte.

Guido Reni
Uno dei più grandi pittori del ‘600. Nel 1601 si trasferì da Bologna a Roma dove s’ imbatte’ in Caravaggio. Ne viene influenzato. In una buia cappella di S. Maria in Trastevere, vi sono due tele di Guido che, viste da profani, potrebbero apparire dipinti di Caravaggio. Questi lo convinse a non proseguire nell’imitarlo. Fu così che Reni divenne… Reni. La sua pittura è nobiltà, fierezza, dolcezza, grazia. A differenza di Caravaggio, Guido è convinto che il pittore deve, si, imitare la realtà, ma idealizzandone le forme e cercando, sempre, il bello. Il Merisi dipinge la natura come si presenta, anche con i difetti, Reni ricerca la bellezza ideale. Il Cristo della chiesa di San Lorenzo ne è la testimonianza.

Dipinto nel 1638, pochi anni prima di morire, in discordanza con altri Crocifissi che rappresentano Gesù morto con la testa reclinata, l’artista lo rappresenta negli ultimi istanti della sua vita terrena,seguendo, pedissequamente, il vangelo di Matteo.
“a mezzogiorno si fece buio fino alle tre del pomeriggio, il velo del tempio si squarciò, la terra si scosse, i sepolcri si aprirono…” Alle tre Gesù gridò “Dio mio perché mi hai abbandonato”. Guido Reni imprime nella tela quest’immagine.
Il capo reclinato da una parte, gli occhi rivolti al cielo. Lo sguardo è intenso, doloroso, la bocca grida invocante.

Qualcuno sostiene che Gesù è in estasi; l’estasi è pace, è dolce rapimento. Qui l’artista rappresenta il massimo del dolore fisico e morale. Chiara Lubich, fondatrice delle “focolarine”, descrive così Gesù Crocifisso : “il volto di Cristo in croce è la sintesi di tutte le prove. Infatti ogni dolore fisico, morale e spirituale, non sono che un’ombra del suo immenso dolore.” Reni ha rappresentato tutto ciò, con un pennello, nella sola espressione del viso. Una mia impressione, non suffragata da nessuna lettura, è che il grande artista abbia voluto dividere il dipinto in due parti. Nel volto è un uomo che, come tale, soffre e muore. Il corpo è già divino. Bellissimo, statuario, senza nessun segno delle tremende torture subite. Sbalza da un fondo oscuro, pochi bagliori in lontananza mostrano la città di Gerusalemme. Ma è il colore del marmo che Reni da al corpo di Cristo a rendere la scena luminosa e suggestiva.Sono i colori tenui che caratterizzano i lavori di Guido, evidenti nell’azzurrino del perizoma, che diventa più scuro, per un sapiente gioco di luci ed ombre, nel fiocco alzato dal vento.

Un noto critico d’arte ha scritto: “il Crocifisso di Guido Reni esercita un’attrazione magnetica”.

È questa che mi spinge ad entrare nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, ogni volta che sono nelle vicinanze.

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Franco Di Pofi

ByFranco Di Pofi

Nato a Ceccano il 16 maggio 1943, residente a Roma dal 1968. Sposato, due figli e cinque nipoti. Diploma di geometra conseguito presso l'istituto tecnico "Leonardo da Vinci" di Frosinone. Frequenta la facoltà di sociologia negli anni '70 e facoltà di lettere ad indirizzo storico artistico negli anni '90. Conosce francese e inglese, cominciato a studiare quando avevo già 50 anni. Funzionario Regione Lazio in pensione. Attivista politico nel P.S.D.I. dal 1963. Membro esecutivo provinciale giovanile (Frosinone). A Roma nel dicembre 1968 continua l'attività politica. Membro esecutivo provinciale, membro comitato centrale. Incarichi di governo: consigliere VIII circoscrizione, vicepresidente ospedale S.Eugenio, consigliere casa di riposo s. Francesca Romana. Interessi: storia dell'arte, letteratura, musica classica e operistica, teatro, cinema. Sport praticati: calcio, karate, sci. Ancora attivo nel tennis.

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