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Un inedito di Aldo Moro. Intromissioni americane

aldo moro 350

STORIA

Si mossero forze internazionali, servizi segreti occidentali e forze conservatrici italiane

aldo moro 350di Aldo Pirone Nel quarantacinquesimo anniversario del rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse avvenuto il 16 marzo 1978, molte le commemorazioni e ricostruzioni della tragica vicenda, come di consueto. Ma la vera novità di quest’anno è un articolo inedito dello statista di cui dà notizia il “Quotidiano nazionale”. Questo articolo che doveva essere pubblicato il 7 gennaio di quell’anno, gli fu rifiutato da “Il Giorno”, con cui Moro collaborava e allora diretto da Gaetano Afeltra, con la motivazione che era troppo duro con gli americani. Il testo dello scritto stava ancora nella borsa di Moro all’atto del rapimento. Non sono riuscito a leggerne il testo integrale ma solo quello, un po’ approssimativo, che ho trovato nel sito  https://www.msn.com/it-it/notizie/italia/l-articolo-di-aldo-moro-comunisti-al-governo-america-d%C3%A0-consigli-ma-limita-la-politica/ar-AA18GOBy

Ma perché Moro si era deciso a rispondere pubblicamente al maggiore alleato dell’Italia contrario alla politica del Presidente della DC di apertura ai comunisti? Secondo il giornale lo spiega lo stesso Moro parlando di “consigli” americani che non erano stati dati in via riservata ma pubblicamente. A ciò, che non era affatto un “consiglio” ma una vera e propria pressione indebita attraverso cui – dice lo statista dc – “Può determinarsi però un’atmosfera internazionale più pericolosa”, Moro quasi contrappone l’atteggiamento del Pci che “ha percepito con la consueta lucidità il carattere delicato di questo nodo [internazionale n.d.r.] e vi ha corrisposto con una scelta, quella di accettare la Nato, frutto più che di vocazione, di rigoroso realismo politico in uno spirito di lealtà del quale non vogliamo dubitare”.

Non so se Moro avesse in mente, nel florilegio delle pressioni indebite, anche le dichiarazioni del cancelliere tedesco Schmidt rese note nel luglio 1976 in cui si esplicitava che nel vertice di Portorico Usa, Germania, Gran Bretagna e Francia avevano deciso di non dare prestiti all’Italia se il Pci fosse andato al governo o ad altre pressioni e dichiarazioni consimili di governanti americani, sta di fatto che il Presidente democristiano, superando la sua naturale prudenza, aveva deciso di rispondere a suo modo pubblicamente. Ne fu impedito dalle preoccupazioni atlantiste, a quanto pare, del direttore de “Il Giorno”.

Al di là di ogni considerazione giudiziaria e da detective investigativi, e dopo decenni di indagini, 5 processi, e 3 commissioni di inchiesta parlamentare, del “caso Moro” è chiara la sostanza politica. Lo fu da subito all’opinione pubblica e a grandi masse di lavoratori: un vero e proprio colpo di stato con cui bisognava impedire ai comunisti di accedere al governo per via democratica. Un colpo che avrebbe segnato negativamente il decorso della democrazia italiana negli anni a venire. A questo fine si mossero forze internazionali, servizi segreti occidentali e forze conservatrici italiane. Le BR furono solo uno strumento “tecnico” sapientemente eterodiretto. Anche ai sovietici l’accesso dei comunisti al governo per via democratica non piaceva, la consideravano in qualche modoun esempio “eversivo” per il loro sistema e per i loro alleati nel Patto di Varsavia.

La mattina del 16 marzo giorno del rapimento – per dire degli ambienti conservatori eversivi nostrani – si riunì al Viminale un Comitato di crisi. Tra i vertici militari molti erano affiliati alla P2: il generale Santovito, capo del Sismi, il servizio segreto militare (tessera P2 1630), il generale Giulio Grassini, capo del Sisde, il servizio segreto civile (tessera P2 1620), il generale Raffaele Giudice, capo della guardia di finanza (tessera P2 1634), il generale Donato Lo Prete, capo di stato maggiore della Gdf (tessere P2 1600), l’ammiraglio Giuseppe Torrisi, capo di stato maggiore della Marina (tessera P2 1825), l’ammiraglio Marcello Celio, vicecapo di stato maggiore della Marina (tessera P2 815). Facevano parte della loggia di Gelli anche il segretario generale del Cesis (coordinamento Sismi e Sisde), Walter Pelosi e altri ancora.

Potevano costoro trovare il povero Moro? Direi proprio di no, non ne avevano la vocazione.

Infatti non lo trovarono.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Aldo Pirone

ByAldo Pirone

Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda

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