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“Estasi della Beata Albertoni”

Franco Di Pofi

ByFranco Di Pofi

6 Aprile 2023
Estasi della beata Albertoni F.Di Pofi 1piano 390 minEstasi della beata Albertoni ©F.Di Pofi 1piano

PERLE D’ARTE NELLE CHIESE DI ROMA 

Opera di Gianlorenzo Bernini – Chiesa San Francesco a Ripa

*Premessa*
Estasi della beata Albertoni F.Di Pofi 1piano 390 mindi Franco Di Pofi
C’è una fontana ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti.
Famosa, la prima volta, quando tifosi – vandali della squadra di calcio Feyenoord – la danneggiarono; la seconda pochi giorni fa.
I cosiddetti ecologisti le hanno versato liquido nero. L’artista che l’ha scolpita: Pietro Bernini. Ho voluto, parlando di opere di Gianlorenzo Bernini, dare a Pietro quel che è di Pietro. Sì! Pietro è il padre di Gianlorenzo.
Pietro è stato un valente scultore, ma, davanti alle opere del figlio, viene da esclamare, parafrasando Omero, “non fu sì grande il padre”. (¹) D’altronde Pietro si accorse presto di avere un figlio che lo avrebbe superato di molto.
Il suo bimbetto di 10-12 anni che giocava con il marmo e lo scalpello, eseguì la sua prima opera: “Giove e la capra Amaltea “.(²)
Gianlorenzo, pur nelle logiche incertezze, dimostrò, già, le doti che ne avrebbero fatto un Genio della scultura.
Io non ho mai provato la sindrome di Stendhal, non sono mai svenuto, ma posso assicurare che, difronte alle opere di questo immenso artista, sono rimasto…incantato.
La capacità di rappresentare le storie, che gli artisti del barocco raccontano, è straordinaria.
La capacità di dar vita a personaggi, attraverso i loro sentimenti, è stupefacente.
Un critico d’arte ebbe a dire che Gianlorenzo modella il marmo come se fosse “pongo”. Altri che dà al marmo la morbidezza della pelle femminile. A me, e non appaia una bestemmia, stupisce più di Michelangelo.
Le opere straordinarie del Buonarroti sono meravigliosamente statiche,classiche. È la grande Maniera del ‘500. Gianluigi è cresciuto con una cultura manierista, nella bottega del padre, ma aggiunge il sentimento, il pathos, lo spettacolo, il teatro.
È Bernini! È il barocco.

*La chiesa*Estasi della beata Albertoni DiPofi 390 min

In una delle tante piazzette di Trastevere, invase da macchine in sosta, sorge la chiesa di San Francesco a Ripa,nello stesso luogo dove nel secolo XI era ubicata la prima con annesso un ospizio-ospedale. Nel 1219 vi soggiornò, più volte, Francesco durante le visite al papa. Oggi vi è custodita la cella del Santo e la pietra dove posava il capo. È un santuario.
La facciata barocca, costruita tra il 1682 e il 1689, è semplice. È a due ordini con lesene che dividono il piano superiore dall’inferiore. L’interno è a tre navate con tre cappelle nelle laterali.
La scoprii per caso andando al cinema di Nanni Moretti. La chiesa è a trenta passi e, essendo in anticipo sull’orario del film…entrai. Percorsi la navata centrale, girai lo sguardo verso sinistra e, per la prima volta, viddi:

*L’estasi della beata Albertoni*

Ludovica Albertoni nacque a Roma nel 1473 da una famiglia patrizia. Rimasta orfana a 2 anni, venne allevata dalle zie paterne; sposò un nobile ed ebbe tre figli. Molto religiosa; frequentava la chiesa di S.Francesco a Ripa. Rimasta vedova a 32 anni, rinunciò ai suoi beni in favore delle figlie e spese la sua vita ad assistere i bisognosi, i malati e le ragazze in difficoltà. Dopo la morte fu oggetto di culto e Clemente X lo rese ufficiale nel 1671. Nello stesso anno la sua famiglia decise di dedicarle una cappella nella chiesa che Ludovica amava tanto. Tale cappella è molto piccola e nascosta in fondo alla navata di sinistra, ma l’incarico di renderla “grande” fu affidato a Gianlorenzo Bernini. Se siete, minimamente, appassionati d’arte, vi consiglio di entrare; basta una monetina di 50 centesimi e vi si para, innanzi agli occhi, un magnifico spettacolo.

Una luce filtra attraverso una finestra nascosta e illumina la scena. Gianlorenzo pone la beata distesa sul letto nell’atto dell’estasi cristiana, mentre lascia la vita terrena. Dal volto, rovesciato all’indietro, appare l’agonia della morte; le mani portate al petto indicano la visione mistica e l’abbandono a Dio. Bernini ha 70 anni; è la sua ultima opera, ma è una delle più notevoli. Estasi della beata Albertoni DiPofi 390 2 min

È l’ultima illusione. Anche qui inventa una scena teatrale. Al centro la beata, più in alto 7 angioletti, ai suoi lati,la guardano con amore e sembra che l’aspettino per accompagnarla in cielo. L’agonia di Ludovica si trasforma,così, in estasi; sa di essere attesa dal padre celeste. (Credo che pensasse così chi ha dato il nome all’opera)
A completare la scena, Bernini chiama il suo amico Gaulli detto il Baciccio che dipinge il quadro sopra la statua: Maria Gesù e Anna. La tela è,appositamente, più scura per fare da contrasto al bianco del marmo.

Ludovica muore a 60 anni. Bernini la idealizza (Michelangelo nella pietà). Il viso, risaltato dal marmo e dalla luce, è di una bellissima giovane. L’ estasi è palese negli occhi socchiusi e la bocca leggermente aperta.
Se il punto focale dell’opera è l’espressione della beata, il panneggio è l’arredo sono stupefacenti. Il materasso appare morbido su di un blocco di marmo corallo (diaspro di Sicilia) lavorato come fosse un drappeggio. Il cuscino,finemente lavorato, è di per sé un’opera d’arte. La veste di Ludovica è un tripudio di pieghe a significare che il suo corpo è scosso dagli ultimi tremiti nello spasimo dell’agonia. E,infine, le mani! Esse affondano, letteralmente, nel corpo della beata e il marmo divenne…carne.

Note
(1) “non fu sì grande il padre”
Riferimento VI libro Iliade
Ettore,prima di affrontare Achille, solleva il figlioletto Astianatte in alto e dice” fate sì che qualcuno,vedendolo tornare dalle battaglie recando le crude armi del nemico ucciso, dica : Non fu sì forte il padre.
(2) la capra Amaltea
Episodio mitologico: Rea volendo salvare Giove dal padre Crono che mangiava i figli, lo mandò sul monte Ida dove fu allevato da una nàiade e allattato da una capra che si chiamava…Amaltea.

 

 

 

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Franco Di Pofi

ByFranco Di Pofi

Nato a Ceccano il 16 maggio 1943, residente a Roma dal 1968. Sposato, due figli e cinque nipoti. Diploma di geometra conseguito presso l'istituto tecnico "Leonardo da Vinci" di Frosinone. Frequenta la facoltà di sociologia negli anni '70 e facoltà di lettere ad indirizzo storico artistico negli anni '90. Conosce francese e inglese, cominciato a studiare quando avevo già 50 anni. Funzionario Regione Lazio in pensione. Attivista politico nel P.S.D.I. dal 1963. Membro esecutivo provinciale giovanile (Frosinone). A Roma nel dicembre 1968 continua l'attività politica. Membro esecutivo provinciale, membro comitato centrale. Incarichi di governo: consigliere VIII circoscrizione, vicepresidente ospedale S.Eugenio, consigliere casa di riposo s. Francesca Romana. Interessi: storia dell'arte, letteratura, musica classica e operistica, teatro, cinema. Sport praticati: calcio, karate, sci. Ancora attivo nel tennis.

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