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Il 30 riprenderà il confronto con il governo

Il Governo Meloni ha convocato per il 30 maggio a Palazzo Chigi CGIL, CISL, UIL


di Donato Galeone

Incontro Governo Sindacati

Il Governo Meloni – convocando per il 30 maggio a Palazzo Chigi CGIL, CISL, UIL – i risponde a milioni di lavoratori, lavoratrici e pensionati,  cittadini persone fisiche, che nelle manifestazioni interregionali del 6 a Bologna, del 13 a Milano e il 20 maggio a Napoli hanno voluto – constatando, anche, la “formale informativa” ai loro Sindacati di domenica 30 aprile e, poi, il giorno successivo  – Festa del Lavoro –  con il decreto sul precario “ lavoro a termine” –  rinnovabile volta a volta –  non  contrattato e partecipato nei luoghi di lavoro e territori.

Nelle manifestazioni interregionali di maggio con CGIL, CISL e UIL – lo ripeto – le migliaia di partecipanti rappresentativi di milioni di persone associate nei loro Sindacati, hanno ribadito e sostenuto le “piattaforme e le richieste” al Governo contro la “precarietà e la necessità umana della centralità del lavoro contrattato e partecipato” e il procedere, responsabilmente,  ai  rinnovi dei contratti da tempo scaduti migliorando, equamente la parte economica e adeguando la parte normativa del lavoro in rapido cambiamento, tenendo in conto –  tanto IL Governo quanto la parte datoriale imprenditoriale – che la “inflazione crescente anche in aprile 2023” – continua a mangiare la busta paga e l’assegno pensione.

Urgenti incontri, quindi, verso la ripresa di un “dialogo sociale sui contenuti” con il Governo mirata all’ incisiva e verificabile “politica dei redditi” mediante una” programmata agenda partecipata” – come viene definita dal Segretario della Cisl Luigi Sbarra – da tempo proposta e sollecitata dalla CGIL, CISL, UIL.

Mi permetto osservare che sono troppi i ritardi e le diverse cause, sia politiche che sociali, non favorevoli al nostro Paese, crescente in disuguaglianza e povertà, tra gli ultimi in Europa, anche, per i livelli salariali e il ridotto potere di acquisto di beni e servizi individuali e famigliari.

Certo è che da oltre un decennio – anzi – da inizio nuovo secolo osservo e vedo, non solo io, sia la insufficienza continua quanto l’attitudine dei “Governi e dei loro Capi”  – non tutti,  che volendo “arrivare primi corrono da soli” escludendo confronti e intese con parti sociali rappresentative, quali “gruppi intermedi organizzati” presenti in una società democratica – “non potranno arrivare lontano” non correndo insieme, pur nel rispetto dell’autonomia e nella responsabilità dei ruoli specifici costituzionali, distinti per interessi, finalità e scopi, nelle strutture istituzionali democratiche del Paese.

Di un “interesse generale del Paese centralità lavoro” verso il bene comune, quale risultante possibile inclusiva dei tanti” interessi parziali “che alimentano una società democratica – altrimenti – emergerebbe   l’idea sbagliata, inaccettabile nella democrazia partecipata, di rappresentare “direttamente ogni corpo intermedio” anche quello di pirateria contrattuale di comodo tra  le più corporazioni egoiste e, con esse, tentare quel rischio di essere l’interprete diretto e autentico dell’interesse generale di una società complessa plurale  e democratica che deve governare i cambiamenti intervenuti in questi  anni nel modo del lavoro.

Tende a prevalere, non solo ma anche in Italia, un neo pensiero liberale rafforzato da un mercato del lavoro libero e incontrollato, senza regole, che conduce verso una inversione della” pratica del lavoro o dei lavori” più come merci nelle varie forme di lavoro chiamato “flessibile ma  è precario” spesso atipico, a part-time involontario, certo a termine e più volte rinnovabile, diverso del lavoro a tempo pieno e senza data di scadenza, chiaramente tanto distinto quanto molto distante e separato dalla dignità della persona.

Per i “contratti flessibili”  – poi – anche di breve durata a tre mesi, proroga a sei o part-time involontario, ogni persona pensa, subito con ansia e immediatamente, ogni giorno, che il contratto possa esser rinnovato e, comunque, diciamocelo senza ipocrisia e con franchezza che la cosiddetta flessibilità è stata intesa e voluta come “libertà di licenziamento” in quanto un contratto a termine che dura pochi mesi può significare e lo può essere, spesso, “non riassunzione”

Anzi si osserva, di fatto,  che in Italia, non solo, la cosiddetta falsa modernizzazione e la economia globale finanziaria, profittevole e speculativa del produrre a bassi livelli salariali, ha avuto e ha oggi – ripeto ancora – un tono prepotente di ritorno agli anni ’50, quando, si riscontrava nelle piazze paesane e nei quartieri popolari, non solo del Sud, tanto i braccianti quanto gli operai giornalieri che si offrivano a fattori e caporali per una lunga giornata di lavoro pagata con poche lire, allora, e oggi con pochi euro, con la intimazione “dell’accettazione o la rinuncia a quella  dura fatica umana sottopagata”.

Questa estrema realtà sociale di povertà relativa verso quella assoluta  in crescita – ai limiti della sopravvivenza – va contrastata verificata e superata con adeguati e incisivi interventi di sostegni individuali  e famigliari territoriali nel “contesto di una politica dei redditi” partendo dal “cittadino persona disabile al disoccupato occupabile” garantendo e non togliendo un “reddito minimo di sostegno” ma orientando il cittadino persona verso un mercato del lavoro nell’ambito di un percorso  programmato di occupabilità vera.

Penso e ritengo, quindi,  che anche  le circonstanziate priorità sociali e umane, innanzi evidenziate, possono entrare nel contesto dell’annunciata discussione generale  programmata del Governo che “riprenderà il pomeriggio del 30 maggio alle  ore 15,45” – per due ore – con le Confederazioni Sindacali del Lavoratori CGIL, CISL, UIL, UGL e, nelle successive ore, con le altre parti sociali rappresentative, dalla Confindustria alle altre associazioni, quali parti sociali di gruppi intermedi, nell’ambito: delle riforme istituzionali, della lotta alla inflazione e costo della vita, delega fiscale, sicurezza lavoro, pensioni e produttività. Il Governo ha anche comunicato che la discussione, avviata a Palazzo Chigi, proseguirà su tavoli e argomenti specifici con e nei Ministeri interessati.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

Roma, 25 maggio 2023


Governo – Sindacati

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