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Le incongruenze di Elly Schlein

Lo sfarinamento del gruppo dem all’europarlamento

di Aldo Pirone*

Elly Schlein Manifestazione contro il JobsAct
Elly Schlein nella manifestazione contro il Jobs Act 2014 ©Fanpage

Elly Schlein dice che la decisione dell’europarlamento di ieri di contemplare la possibilità per i singoli stati di destinare alle armi (Act in Support of Ammunition Production- Asp) i fondi comuni e anche quelli del Recovery fund è “inaccettabile”. Il gruppo socialista ha sì presentato un emendamento per cancellare questa possibilità che gli è stato, com’era prevedibile, respinto, ma poi ha votato l’intera risoluzione.

Il Pd in questo voto si è diviso in tre: un no (Massimiliano Smeriglio), 4 astenuti (Pietro Bartolo, Achille Variati, Franco Roberti, Camilla Laureti) e gli altri 10 a favore.

Una vergogna.

Quando è in gioco una questione di principio non c’è emendamento che tenga o disciplina del gruppo socialisti&democratici cui si appartiene. Del resto già tante volte in passato infranto da altri singoli singoli partiti facenti parte del gruppo per motivi meno nobili attinenti al cosiddetto interesse nazionale. Il principio che Recovery fund e fondi europei possano essere destinati alle armi fa rivoltare lo stomaco. Tanto più che per riempire “gli arsenali” non era per nulla necessario “svuotare i granai”; e mascherarli con gli aiuti, anche militari, all’Ucraina è semplicemente indecente.

Elly Schlein, però, non può cavarsela dicendo che la cosa è “inaccettabile” perché se lo è, eccome se lo è!, lei ha il dovere non solo di smarcarsi ma di condannare senza se e senza ma il sì finale ad Asap della maggioranza degli europarlamentari dem – e del gruppo eurosocialista – e non lasciare su questo “libertà di coscienza”.

Si sarebbe aperto un caso politico? Sì. Perché ora non si è forse aperto a tutto detrimento della neosegretaria dem? A volte oportet ut scandala eveniant proprio per meglio segnare una diversa direzione di marcia.

Lungi da me non considerare che nell’arte della politica si deve anche praticare il compromesso. Esso va valutato caso per caso, a volte è necessario sia nelle fasi di arretramento anche quelle più dolorose che in quelle di avanzata per le forze di sinistra e progressiste. Ma vi sono dei momenti, come quello in questione, dove in ballo ci sono dei princìpi su cui è meglio soccombere a viso aperto per non perdere la faccia al fine di preparare al meglio una riscossa.

Le posizioni incongruenti non servono, sono controproducenti, espongono allo sberleffo e contraddicono in radice anche le migliori intenzioni di cambiamento di un partito come quello Pd al cui interno le resistenze sono assai coriacee. Basta vedere le reazioni ridicole di alcuni perdenti alle primarie di febbraio, affetti da tardo renzismo, al risultato negativo dei ballottaggi nelle amministrative di domenica scorsa.

La Schlein ha detto fin dalla sua elezione che la ricerca dell’unità fra i dem non sarebbe andata a discapito di una chiara definizione della linea politica di sinistra e progressista il che non implica la libertà di coscienza nel voto dei gruppi parlamentari quando in ballo ci sono questioni di principio.

Il risultato è stato uno sfarinamento del gruppo dem all’europarlamento. Ci sarebbe stato lo stesso? Sicuro, ma avrebbe avuto un altro senso senza quella “libertà di coscienza” lasciata dalla Schlein. Avrebbe avuto il segno di una battaglia politica in corso per cambiare una linea sbagliata.

Se si ha intenzione di restare, come dice la neosegretaria Pd nel suo intervento su Instagram di mercoledì scorso, non è questa la strada.

*Aldo Pirone Redattore di Malagoda


Parlamento Europeo

Partito Democratico

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Aldo Pirone

ByAldo Pirone

Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda

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