Il lavoro va pagato e l’inflazione combattuta

Lavoro alla catena di montaggioLavoro alla catena di montaggio

Sono doveri da adempiere per “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale“. Art 3


di Donato Galeone*

Mattarela celebra il 2 giugno 2023

Le ultime giornate di maggio e la prima decade di giugno ci hanno evidenziato innanzitutto – pur nella diversità dei contenuti, dell’autorevolezza delle persone e dei luoghi – una declinazione della “convivenza sociale” ripresa e sottolineata dal nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla vigilia del 2 giugno, con il richiamo alla prima parte della Costituzione: “sulla centralità della persona, il riconoscimento della sua integrità e inviolabilità – congiunti – al primato dell’uguaglianza tra gli esseri umani, la dignità la libertà, la solidarietà, i diritti e i doveri che caratterizzano  la struttura democratica dello Stato nato dalla Liberazione del 25 aprile, quali valori che appartengono a tutti i cittadini”.

Nel contesto dei principi costituzionali – sappiamo bene – che la Repubblica assegna, essenzialmente, “il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale – con il lavoro – che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

E il ricordo di Don Lorenzo Milani – a 100 anni dalla sua nascita – ci dice, anche oggi, di riflettere e agire sulla “questione lavoro” e sui nuovi problemi sociali che si presentano gravi e insoluti: dal lavoro precario e occasionale di basso salario agli immigrati; dall’invecchiamento alla crescita della non autosufficienza nella condizione di povertà; dalle nuove disuguaglianze, essenzialmente, nel “lavoro che cambia e che manca” – per i giovani e meno giovani –  che  nel tempo non lontano potrebbe  creare maggiore povertà pur assistita in nome di “una uguaglianza tra poveri disuguali” che è già presente e, crescendo, sarebbe la “peggiore disuguaglianza sociale” che nessuna legge di sostegno  o ammortizzatore derogabile potrebbe sostenere.

Oltre cinquanta anni fa Don Milani sosteneva che le grandi sfide richiedevano una “cultura innovativa e creativa” sia nella proposta politica che sindacale per essere “protagonisti in piena autonomia nel pensare e nell’agire” in una società in rapida trasformazione, nella dimensione europea e globale, e nel contempo osservava, che tra le finalità dei gruppi imprenditoriali nazionali o multinazionali sono, prevalenti, gli “interessi propri e la competitività non solo con le parole”.

E proprio sulla “scuola, la formazione continua e la informazione” – in quanto sinonimo di aperura alla realtà – che Don Milani diceva ai suoi ragazzi di Calenzano e Barbiana: “dovete impadronirvi delle parole, del senso delle parole, perché attraverso il controllo delle parole, i prepotenti vi dominano”.

 Papa Francesco, il 20 giugno 2017, ha definito l’impegno di Don Milani una “testimonianza cristiana universale alimentata dall’amore per Cristo, per il Vangelo, per la Chiesa, per la Società e per la Scuola che sognava sempre più come un ospedale da campo per soccorrere i feriti e per recuperare gli emarginati”.

Si…siamo in tanti a ritenere che il messaggio di Don Milani, oltre che universale è anche rivoluzionario, perché “impadronirsi delle parole” significava ieri, nel concreto quotidiano da alfabetizzare, ma significa oggi – ancora di più e urgenza – l’alfabetizzazione di ritorno continuo verso “le gestioni delle innovazioni tecnologiche, la digitalizzazione e la intelligenza artificiale” – in tutte le realtà sociali e le attività produttive – ampliando la voce e la parola dei cittadini e dei lavoratori nella dimensione italiana ed europea.  

 Si… da italiani-europei, così come è stato ribadito a Berlino il 27 maggio dal Congresso della Confederazione Europea dei Sindacati (CES): si… per “il futuro del lavoro fondato su un europeismo concreto quale chiave di un modello sociale che va oggi promosso e sostenuto” sia dal neo eletto Giulio Romano della CISL   in Segreteria ETUC,ma certamente e, anche, con “manifestazioni europee” di lavoratori e cittadini davanti alle sedi di Bruxelles e Strasburgo.

Molto atteso, dopo un mese, il pomeriggio del 30 maggio a Palazzo Chigi alle ore 15, 30 per l’incontro della CGIL, CISL, UIL e le altre organizzazioni e, dopo un paio di ore, il Governo incontra le associazioni dei datori di lavoro.

Appare chiaro a tutti che il Governo – se vuole rendere concreto il dialogo sociale – deve definire   un percorso condiviso con le parti sociali su una “agenda che tiene insieme investimenti certi e riforme non solo annunciate” e nel merito del cosiddetto cuneo fiscale e contributivo stabilire che “gli interventi vanno resi completamente strutturali e rafforzati”.

Chiarezza massima, anche, sulla introduzione di altro cosiddetto illusorio “salario minimo” da quantificare: si tratta, semplicemente, di “rendere erga omnes” – come fu fatto con legge  nel 1959 – tutti i livelli salariali di  oltre il 98%  dei contratti collettivi di lavoro settoriali, comprese le parti normative in vigore,  sollecitando, ancora una volta, il completamento dei rinnovi  contrattuali da tempo scaduti o in scadenza, al fine di adeguare, ad oggi, i cosiddetti salari minimi contrattuali anche con  legge dello Stato.

Sappiamo bene – lo sa anche il Governo, le Forze Politiche e i Parlamentari – dal 1959 e in questi ultimi 60 anni le contrattazioni del lavoro sono state conquistate e sottoscritte dai sindacati dei lavoratori più rappresentative come prevede la nostra Costituzione oltre gli accordi interconfederali degli ultimi anni – in merito alle proposte sulla “rappresentatività unitaria delle organizzazioni sindacali”. 

Quei contratti sono depositati presso il CNEL (Consiglio Nazionale della Economia e del Lavoro) come lo sono certificati oltre “200 cosiddetti contratti pirata” che prevedono salari minimi sempre più bassi, in maggioranza nel settore commercio e turismo, di misura anche meno del sostegno al reddito concesso dalla cassa integrazione salariale o del reddito minimo di cittadinanza.

Qui non si tratta neppure di un salario minimo ma di un “dumping contrattuale” volutamente profittevole che il CNEL dovrebbe volta a volta verificare – certificando – “soltanto i contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni presenti nel CNEL e tutti quei contratti con gli stessi salari minimi definiti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative di imprenditori e lavoratori”.

Ecco che dal dialogo e confronti riavviati a Palazzo Chigi a fine maggio – che continueranno ai tavoli non solo ministeriali di Governo con le parti sociali – per non essere solo formali incontri su tematiche sociali e del lavoro scarsamente incisive su responsabili e attese questioni più volte annunciati – urge dare concretezza graduale con provvedimenti condivisi, certi e visibili, mediante “una energia vitale che va velocemente reintrodotta nel motore dell’Italia” (Mattarella).

Si tratta, quindi, di superare – agendo con azioni giorno dopo giorno – ogni ritardo cumulato da bassi livelli salari mediante il “lavoro contrattato adeguatamente e partecipato responsabilmente nei luoghi di lavoro e territori” mirando, sempre, verso il pieno sviluppo della persona umana, favorita da “un salario equo che va riconosciuto e  salvaguardato dalla inflazione crescente” da contrastare, subito, con provvedimenti urgentissimi.  

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

Roma, 11 giugno 2023

CGIL

CISL

UIL

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