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Politicismo male senile dei post comunisti

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Un esempio il fu “lider Maximo” ce lo offre parlando del lutto nazionale varato dal governo…

di Aldo Pirone

Tommaso Labate e Massimo D’Alema

Anche D’Alema ieri, intervistato sul “Corriere della sera” da Tommaso Labate, fa le sue considerazioni su Berlusconi. Complessivamente è un’intervento che la dice lunga sul perché la sinistra post comunista, in cui D’Alema svolse un ruolo di innegabile leadership, non ha saputo contrastare il berlusconismo.

D’Alema non ha torto quando osserva che il cavaliere nel ’94 al momento della sua discesa in campo nell’agone politico “Era riuscito a catalizzare il voto conservatore e a riempire il vuoto lasciato dalla caduta del Caf (Craxi, Andreotti, Forlani, ndr). Nel nome dell’anticomunismo ma anche presentandosi come ‘il nuovo’ contro la vecchia politica dei partiti. Una miscela geniale di tradizione e innovazione”.

Solo che questo movimento del conservatorismo e del reazionarismo italiano è una vocazione permanente di quel grumo politico sociale di forze, insieme, borghesi e popolari. Lo fu nel Risorgimento col “gattopardismo” meridionale dei latifondisti e della borghesia nascente e, soprattutto, si esplicò alla grande nel fascismo mussoliniano nel suo iter dalla fondazione “diciannovista”, antiborghese e repubblicana a quella della conquista del potere dittatoriale, di classe, reazionario e monarchico.

Il conservatorismo e il reazionarismo italiani usano, nei momenti di crisi “organica” del paese, presentarsi come sovversivi mentre sono solo eversivi. La crisi del sistema politico basato sui partiti di massa, fu uno dei momenti in cui Berlusconi e il berlusconismo si infilarono affinché “tutto cambi per non cambiare nulla”, anzi diventasse peggiore. Senza dimenticare anche che tutto questo aveva le sue connessioni con quello che era già accaduto a livello internazionale con il venir meno del sistema comunista.

Bastava rifarsi alla concreta e sofferta esperienza del Pci, alla lezione di Gramsci e, a ncor più, a quella politica di Togliatti per capirlo. Altro che “miscela geniale”. Ma gli eredi di Berlinguer erano in tutt’altre faccende affaccendati. Per la verità D’Alema tentò di riprendere con successo, (1996 l’alleanza dell’Ulivo) la sostanza della vecchia politica delle alleanze del Pci ma collocandola all’interno di un politicismo esasperato e una subalternità al dominante pensiero neoliberista che non sono mai riusciti a contrastare efficacemente nella società il berlusconismo mentre hanno solo devitalizzato via via la sinistra allontanandola dai suoi ancoraggi ideali, sociali e culturali.

A Labate che gli ricorda come sia stato criticato a sinistra per essere considerato “l’uomo dell’inciucio con Berlusconi” D’Alema replica stizzito che questi critici “mancavano di qualche lettura di Gramsci sull’importanza del compromesso in politica”.

Molto ci sarebbe da dire sull’effettivo pensiero di Gramsci in proposito e, se si vuole, anche su quello di Togliatti e della sua azione politica concreta per non considerare l’acida osservazione di D’Alema altro che un parlare a vanvera. Del resto un esempio di “compromesso” come lo intende lui, il fu “lider Maximo” ce lo offre dicendo del lutto nazionale varato dal governo Meloni per un condannato per frode fiscale, e senza considerare tutto il resto, “Non credo che debba essere materia di polemiche”.

Non solo di polemiche ma di rivolta morale e politica. È anche su questo che passa la differenza tra la politica e il politicismo dalemiano.

Apposta il berlusconismo ha vinto.


Massimo D’Alema e Berlusconi

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Aldo Pirone

ByAldo Pirone

Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda

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