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Tra ondate di caldo e spazi verdi urbani

Verde urbano per la vikta delle cittàVerde urbano per la vikta delle cittàVerde urbano per la vikta delle città

La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale, tra 2013 e 2021, passa da 2.85% a 2.93%

di Giuseppe Sarracino

Difendere il verde pubblico. Green.it
Difendere il verde pubblico. ©Green.it

Si racconta che un uomo saggio, al quale era stato chiesto che cosa avrebbe fatto sapendo di non avere che un giorno di vita, abbia risposto “Pianterei un albero”.

Forse se  avessimo ascoltato con la dovuta attenzione la risposta di quell’uomo, oggi non ci troveremmo di fronte ad un deterioramento della qualità della vita di gran parte dell’umanità e forse non  saremmo cresciuti pensando di essere i proprietari e dominatori della Terra.

Le ondate di caldo che si ripetano da tempo  con maggiore frequenza, fanno sentire tutta la loro pericolosità soprattutto nelle aree urbane, poiché le numerose superfici impermeabilizzate assorbono le radiazioni solari e surriscaldano gli immediati dintorni privi di qualsiasi tipo di vegetazione, provocando un forte  innalzamento della temperatura i cui effetti si ripercuotono  soprattutto sulle popolazioni più deboli.

I dati denunciati in questi giorni da autorevoli fonti scientifiche, riguardanti le migliaia  di  decessi provocati dall’elevate temperature sono drammaticamente sottovalutati. A fronte di adeguate scelte strategiche per ridurre il riscaldamento  terrestre, si continua a optare per soluzionisbrigative e semplicistiche, quali uso di condizionatori,  di climatizzatori e ventilatori i cui effetti apportano un momentaneo  sollievo,  mentre  il loro continuo  uso comporta un  maggiore  consumo di  energia e quindi un aumento  delle emissioni inquinanti e  quindi il surriscaldamento del Pianeta.

Di fronte a tale drammatica situazione,  occorre fare in fretta e  fare bene, considerare il caldo come una “malattia” che colpisce una città e quindi adottare misure adeguate alla gravità del “paziente”. Interventi  che non si possono  ridurre, come spesso avviene,  ad  una semplice riparazione o un piccolo abbellimento estetico delle città ma  al contrario occorre una  strategia di rigenerazione urbana dove il verde assuma un ruolo primario per il miglioramento della qualità della vita dei  cittadini.

Tutti gli studi scientifici, dimostrano che gli alberi, molto semplicemente, rappresentano la tecnologia più efficace a nostra disposizione per proteggere le città  dal calore e anche quella più economica.  Attraverso i naturali processi di respirazione e fotosintesi, gli alberi aiutano a combattere il riscaldamento climatico assorbendo l’anidride carbonica e contribuendo alla pulizia dell’aria attraverso l’incamerano inquinanti. In altre parole  più alberi nelle città, vuol dire maggiore termoregolazione ambientale offerta ai centri abitati.

A tale proposito, il  Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR),  attraverso la Misura 2 – Componente 4 – Investimento 3.1 “Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano” prevedeva il finanziamento  di un programma di interventi di forestazione urbana, periurbana ed extraurbana da 330 milioni di euro, destinati a 14 città metropolitane.  

Il decreto del Ministero Transizione Ecologica del 30 novembre 2021 poneva tra l’altro la necessità di  “una gestione efficace delle aree verdi, anche in termini di una maggiore diffusione delle stesse sul territorio urbano e periurbano, nonché corposi interventi di rimboschimento e azioni per invertire il declino della biodiversità e il degrado del territorio, prendendo ad esempio il patrimonio verde costituito dai parchi naturali.”

L’obiettivo entro il 2024 era quello della   “messa a dimora di almeno 6,6 milioni di alberi individuando specie coerenti con la vegetazione naturale potenziale secondo il principio di utilizzare “l’albero giusto nel posto giusto” in termini ecologici, biogeografici, ecoregionali e di risposta alle diverse esigenze ambientali per ciascuna area metropolitana”.

Siamo a metà anno 2023 e il numero di nuovi alberi intorno  e dentro  alle città beneficiarie del finanziamento è quasi nullo, se si esclude quanto fatto con la brillante idea,  dell’utilizzo di milioni di semi e piantine al posto  della messa a dimora degli alberi.

La questione del verde, come questione strategica per il risanamento ambientale delle nostre città rimane ancora al palo.

Occorre sottolineare che mentre i servizi ecosistemici erogati dal verde, capaci  di soddisfare, direttamente o indirettamente, le necessità dell’uomo e la vita di tutte le specie, sono da tempo riconosciuti a qualsiasi livello scientifico, tali servizi  fanno  fatica ad avere lo stesso valore in ambito giuridico e politico.

Nel nostro paese ci troviamo di fronte ad un quadro regolatorio ancora insufficiente, disorganico e  molto dispersivo con un approccio settoriale e limitativo, in altri termini manca una visione unitaria ed integrata dal punto di vista normativo del ruolo del verde soprattutto nelle aree urbane e periurbane.

Al contrario a livello internazionale ed europeo la sostenibilità ambientale rappresenta la leva principale e trasversale in tutte le politiche pubbliche quali, mobilità, urbanizzazione,  edilizia abitativa, spazi verdi pubblici ecc.

A livello nazionale un tentativo di razionalizzazione normativa doveva essere rappresentato, dalla legge 10 del 2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, una legge nata con l’ambizione di costruire un “sistema di amministrazione del verde urbano imperniato su di una sequenza ordinata e graduale, quasi gerarchica, di funzioni e strumenti, che muove dalla programmazione strategica, progredisce con la regolamentazione e la pianificazione e approda alla gestione, e questo processo veicola dal livello statale a quello locale.”

Invece occorre prendere atto  che  la legge,  si è mostrata troppo timida e dispersiva nell’affrontare in termini quantitativi e qualitativi il verde nelle aree urbane. I dati ISTAT mostrano come nel 2013, anno di entrata in vigore la legge 10/2013, la Superficie di verde urbano nei comuni capoluogo di provincia/città metropolitana, copriva 556.689.933 mq. e la disponibilità di verde urbano per abitante era di 31.3 mq. A distanza di 9 anni dalla sua approvazione, sempre secondo dati Istat, nel 2021 la superfice di verde urbano è  aumenta di appena 15 milioni mq. e  la disponibilità di verde urbano per abitante di appena 1,3mq. si tratta di lievi incrementi quantitativi di verde.

In merito  alla  tipologia di verde che caratterizza le città esaminate, sempre nello stesso periodo, colpisce l’aumento del verde incolto di 8.940.822 mq. e la diminuzione di 18 milioni di mq. di verde attrezzato e aree di arredo urbano che è andato di pari passo con la riduzione della spesa per la manutenzione del verde da parte dei comuni. La densità percentuale di verde urbano sulla superficie comunale, tra il 2013 e il 2021, passa da 2.85% a 2.93%, mentre la disponibilità di verde per abitante sempre nello stesso periodo passa da 31,3 mq. ad appena 32,5 mq. Infine Tra il 2014 e il 2021 le aree naturali protette nei comuni capoluogo di provincia passano da 3.332.303.733 mq. a 3.268.827.228 con una diminuzione di 63.476.505 mq.

Questi pochi dati mostrano che l’Italia rimane ancora molto lontano rispetto ad una crescita quantitativa e qualitativa del verde urbano necessaria per un equilibrio tra cittadini ed ambiente.

La legge 10/2013, presenta limiti e deficienze, sia dal punto di vista organizzativo che funzionale, che di fatto hanno impedito la costruzione di  un “ sistema di amministrazione del verde urbano” in Italia.  Per quanto riguarda gli aspetti funzionali, la legge pur individuando nell’Ente comunale l’interlocutore privilegiato,  attraverso importanti strumenti di programmazione, di pianificazione, di regolamentazione gestionale, come il censimento del verde, il regolamento e il piano del verde,  tali strumenti vengono enunciati  in modo generico e semplicemente  raccomandati  ai  comuni.

Nel nostro paese come si vede esiste  una legislazione in materia ambientale e del paesaggio ancora estremamente frammentata, il verde viene considerato come una entità assestante piuttosto che come il tessuto connettivo sul quale costruire politiche unitarie, le  quali non possono essere  la sommatoria di singoli interventi,  ma al contrario il loro valore deve essere  dato dalle interazioni e dalle sinergie che si producono tra gli stessi interventi.

Questa visione unitaria e sistemica è ormai acquisita, non solo dalla comunità scientifica, ma dalla consapevolezza  della multifunzionalità del verde soprattutto nelle aree urbane.

L’Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini, intende, nel decennale della legge 10/2013 ” Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, avviare una riflessione per la piena attuazione della  legge,  con la consapevolezza che si tratta di una battaglia difficile ma non impossibile in quanto il verde rappresenta una delle leve fondamentali per salvare il nostro Pianeta.

Giuseppe Sarracino, Delegato Regione Lazio. Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini


Il verde nelle città è servizio fondamentale

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