Ceccano. Le donne di Colle Leo

Bisogno di acquaBisogno di acquaBisogno di acqua

Questo brano tratto dal libro “Gli anni dell’industrializzazione e dell’impegno 1968-1972”

di Angelino Loffredi

Bisogno d'acqua
Bisogno d’acqua ©inabottle.it

Per i dodicimila abitanti delle campagne non era stata ancora costruita una rete idrica comunale.

L’acquedotto rimaneva quello del 1932, con una cabina di sollevamento ed il serbatoio in via S.Stefano. Solo nel 1960 si costruì il serbatoio di Borgo Pisciarello per raccogliere l’acqua proveniente dall’Acquedotto di Capofiume. Nelle campagne si utilizzavano i pozzi. A quell’epoca ne esistevano, fortunata­mente, 1331 ma i particolar modo nelle contrade Acqua Santa e Colle Leo, durante la stagione calda, si prosciugavano.

Grazie alla raccomandazione di Andreotti e di Tanassi, arrivava in aiuto l’autobotte militare che prelevava l’acqua dall’impianto di sollevamento situato sulla Morolense e la distribuiva in alcune località di campagna. L’addetto a questa operazione giornaliera, che si protraeva da luglio a settembre, era un militare che veniva spesato dal comune con un costo complessivo pari a 128 mila lire.

È interessante riportare un episodio accaduto nella contrada Colle Leo che svela chiaramente come attorno ai bisogni fortemente sentiti e alle primarie necessità da soddisfare si inserissero metodi tanto ricattatori e discutibili da essere respinti immediatamente.

Si era sparsa la voce che era prossimo il primo arrivo dell’autobotte militare per distribuire l’acqua agli abitanti della contrada. La mattina del giorno indicato c’è attesa e fermento per l’evento. Di buon ora, le donne munite di conche e di recipienti vari si dirigono al luogo convenuto, ordinatamente formano una lunga fila e fiduciose, tra un discorso e l’altro, aspettano l’arrivo dell’acqua.

Le ore passano e alle undici della «manna» promessa non si vede nemmeno una goccia. L’iniziale allegro vocio comincia a diminuire: subentra un malessere generale, si avvertono stanchezza e sfiducia. Il sole è alto e picchia forte; fortunatamente l’ombra degli alberi posti lungo il ciglio della strada offre riparo e un po’ di sollievo. Nessuna donna però rinuncia e torna a casa.

La razione di acqua è tanto importante da sopportare qualunque sacrificio. Intorno c’è un caldo soffocante e non si ode altro che l’assillante frinire delle cicale. Anche i bambini che festosi e gai hanno seguito le mamme con un fiaschette in mano per contribuire alla provvista d’acqua, sembrano di colpo ammutoliti.

Qualcuno rinuncia e torna a casa dai nonni, altri spossati, cercano frescura nel piccolo fossato.

Ma quando tutto fa supporre che l’autobotte non arrivi più, ecco che da lontano un rumore, via-via sempre più chiaro, ridona di colpo coraggio e speranza alla donne in attesa. È, infatti, il camion militare che arranca faticosamente lungo la salita, avvolto da una nuvola di polvere alzata nella strada bianca, arsa dal sole. Il sogno finalmente si appresta a diventare realtà! Le donne ricuperano i recipienti e fiduciose riprendono il loro posto nella fila; qualcuna richiama con tono fiducioso e allegro i figlioli.

Quando l’autobotte è ormai vicina è possibile intravedere che c’è un’altra persona accanto all’autista: è un civile che le donne riconoscono nel suo aspetto spavaldo e vistoso, per la stessa persona che nei giorni precedenti si era dato un gran da fare per annunciare l’arrivo dell’autobotte.

Costui è impiegato come usciere presso l’INAM: originario di Frosinone è da qualche tempo impegnato nella contrada a promettere cortesie e raccomandazioni perché aspirante candi­dato al Consiglio Comunale per la DC.

Il camion finalmente si ferma ed il primo a scendere è proprio lui, il civile che con fare perentorio si rivolge alle donne in questi termini: «Avete visto, vi ho portato l’acqua; mettetevi bene in fila senza litigare e non prendetevela più con la DC.» La sua prepotenza fisica, le sue affermazioni fuori luogo, ma ancor più la sua inflessione dialettale provocano una immediata azione di rigetto e generano tumulto e rabbia incontrollata.

«Che c’entri tu? Vattene! Chi t’ha chiamato?»

 Queste ed altre più sprezzanti e colorite parole accompagnate anche da qualche lancio di pietra costituiscono la reazione immediata di quelle donne che pazientemente avevano aspettato per tante ore l’arrivo dell’autobotte ma che non per questo erano disposte a tollerare che questo bene primario fosse concesso loro attraverso forme di ricatto!

Sia chiaro che non si trattava di uno scontro politico ma quel comportamento da padroncino, da caporale era la goccia, non certo di acqua, che faceva traboccare il vaso.

Dopo essere state alcune ore sotto un sole cocente, stanche, con le vesti imbiancate e appiccicose di sudore, avevano avuto il coraggio di rifiutare e di tornare a casa con i recipienti vuoti, ma fiere di non aver subito prevaricazioni di nessun genere, di non aver accettato metodi e regole da un figuro estraneo ai loro problemi ed alla loro contrada.

Il giorno successivo il Sindaco Piroli che conosceva bene gli abitanti della zona, per evitare incidenti, diffidò questo individuo a salire sul camion. L’acqua, dunque, mancava nelle campagne, era razionata nel centro urbano ma era disponibile in abbondanza all’interno del Nucleo, poiché direttamente captata dalle sorgenti di Tufano e di Capofiume.

Per tutta l’estate venne posto all’attenzione il tema dei servizi. In alcune contrade: Colle Leo, Colle S. Paolo, Paolina, Celleta, Peschieta la gente chiedeva interventi, partecipava, si impegnava alla lotta. Il movimento di protesta si estendeva e si arricchiva di nuovi temi e in ogni angolo della città si coglieva malumore e molta insoddisfazione.

A Ceccano dopo un periodo di immobilismo e di silenzio, il 1969 rappresenta l’anno della ripresa del movimento. Con la lotta si cerca di ricuperare i ritardi accumulati, di evidenziare le contraddizioni, di chiedere di vivere in condizioni civili.


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Angelino Loffredi

ByAngelino Loffredi

Angelino Loffredi: nato il 2 Luglio 1941 è stato collaboratore di Edicolaciociara.it dal 2000 e poi ha collaborato e collabora con UNOeTRE.it. Diplomato presso l'Istituto Superiore di Educazione Fisica del L'Aquila, è stato dirigente del Pci fino al suo scioglimento con i seguenti impegni nelle Istituzioni: Consigliere Provinciale dal 1970 al 1981, consigliere comunale a Ceccano dal 1970 al 1993, Sindaco di Ceccano dal 1981 al 1985.

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