Il gesto solidale di una donna straordinaria

Da Omegna un racconto di partigiani che è Storia d’Italia

di Maria Grazia Alemanni

Omegna – particolare

Incontro Maura nella sua casa a Omegna, dopo una paziente ricerca anagrafica. E’ la nipote dei Bariselli, partigiani noti nel Cusio per aver perso entrambi i figli maschi nel corso di imboscate da parte dei nazifascisti tra il ’44 e il ’45.

Per questo sulla stampa locale del maggio del 1946 compaiono tra le famiglie – gli altri erano i Tosetti e i Femia di Crusinallo – che si erano offerte di ospitare i bambini del Cassinate. La ragione addotta dall’articolo de Il risveglio ossolano del 29 maggio 1946 era “perché hanno perso entrambi i figli partigiani”, ma quella che mi dice Maura quasi mi disorienta: “c’erano i letti dei miei zii liberi” e allora si potevano ospitare due bimbi sfortunati, che così avrebbero  vissuto un periodo di svago al lago, posto che sicuramente non avrebbero mai visto, lontani com’erano..

Avevo letto le vicende degli zii, allora poco più che adolescenti: LA SAGRA DELL’INFAMIA” – Chesio, 09 maggio 1944    https://novara.anpi.it/storia/maggio.html

Caduti: Elio Sanmarchi, Nardino Bariselli, Enrico Bionda, Nicola D’Angelo, Rodolfo Moranti, Giovanni Sozzi.

Un altro tragico fatto avvenne all’alba del 09 Maggio. Alcuni giorni prima, le staffette avevano avvertito il Comando partigiano della rinascente brigata “Beltrami” che reparti repubblichini della “Tagliamento” si erano venuti ad aggiungere a quelli già di stanza ad Omegna e Gravellona rinforzando i posti di blocco allo sbocco della Valle Strona. Il giorno 8 maggio sembrava che quell’insolito movimento avesse preannunciato un rastrellamento nella vicina Valsesia. Infatti, nel pomeriggio del giorno 08 maggio i reparti della “Tagliamento” lasciavano Omegna spargendo la voce che si sarebbero diretti verso la valle tenuta dai Garibaldini.

Al primo allarme il Comando della “Beltrami” aveva lasciato Chesio e si era trasferito in località Loccia sistemandosi in alcune baite abbandonate, per evitare ai valligiani di Chesio rappresaglie da parte del nemico. Ciò nonostante era necessario che gli addetti al vettovagliamento scendessero ogni giorno in paese per i rifornimenti. Proprio in quel periodo il Comando era rimasto isolato dai gruppi armati dislocati sul Mottarone, in Camasca e nella zona di Casale Corte Cerro. Contrariamente alle previsioni, una compagnia della “Tagliamento” arrivava a Chesio guidata da uno dei soliti traditori. Bloccato il paese, abbarbicato sulla sponda più ampia della Strona, iniziava il rastrellamento. La pattuglia formata da sei partigiani (Nandino Bariselli, Enrico Bionda, Nicola D’Angelo, Rodolfo Moranti, Elio Sanmarchi, Giovanni Sozzi) risaliva alle baite. Elio Sanmarchi apriva la fila della piccola colonna partigiana, intonando una canzone e gli altri gli tenevano dietro. Fu proprio Elio ad accorgersi, troppo tardi, dell’imboscata. Nell’atto di imbracciare il fucile veniva colto da una raffica di mitra e cadeva fulminato.

Neppure i cinque compagni di Elio riuscirono a raggiungere un riparo; furono circondati, spalla contro spalla tentano una disperata difesa; rimasero tutti feriti e furono costretti ad arrendersi. I cinque partigiani feriti, vennero trascinati in un locale dell’osteria della borgata e sottoposti a torture: non parlarono, non rivelarono i nomi dei loro compagni, né ove erano accampati e neppure la consistenza dei reparti della “Beltrami”.

Nardino Bariselli (*) rifiutò la benda agli occhi e, rivolgendosi ai militi che compongono il plotone d’esecuzione, gridò: «Voglio che mi guardiate e voglio guardare i miei assassini». Raffica di mitra.”

Ecco, “lo zio Nardino”, quello di cui Maura conserva una foto che fa troppa impressione per essere diffusa, ma che aveva colpito la sua immaginazione, quando, bambina, la nonna Angelina le aveva raccontato il momento in cui lo aveva trovato, lassù in cima alla salita di Chesio, quel giorno, con il viso irriconoscibile. Avevano poi riportato giù il corpo con un carrettino della cartiera. Ogni anno, il 9 maggio, era tornata , dapprima a piedi e poi quando non ce l’aveva fatta più, con l’automobile, o facendosi accompagnare a Chesio per rivivere quel momento e per farlo ricordare a tutta la famiglia, ovvero alla figlia Mariangela e in seguito alla nipote Maura e poi  ancora a suo figlio.

“La nonna per me era un idolo…Il nonno non ha fatto quello che ha fatto lei.”

Angelina era una donna tenace, “che non aveva paura di niente”, anche se la vita non le aveva risparmiato il dolore più atroce, quello della perdita dei figli. Era un’operaia della Fuerter che si era sempre distinta  dapprima nelle lotte sindacali per la riduzione dell’orario di lavoro: “Si lavorava per dieci ore ma ne venivano pagate sei”, poi per il suo antifascismo e infine per l’impegno diretto nella Resistenza come staffetta tra Crusinallo e la zona di Novara col nome di battaglia di “Raffaella”.

Maura mi dice che la nonna spesso tornava a casa con i segni delle percosse che riceveva durante le lotte sindacali, mentre il marito era quasi sempre imprigionato per impedirgli di esprimere le sue idee politiche

La notizia dell’uccisione di Rolando le viene data dall’amica e compagna nella lotta antifascista e nell’impegno dei Gruppi di Difesa della Donna, Gisella Floreanini, che così lo racconta “ La Bariselli  è un personaggio unico, anche se lei crede di non aver fatto nulla , ancora oggi. Alta, magra, combattiva, senza mai un tentennamento, aveva cominciato a organizzare scioperi alla Fuerter [..] Angela Bariselli e il marito avevano due figli e sono morti tutti e due combattendo. Per il secondo è toccato a me andare a dare la notizia alla “Raffaella”. Salgo in bicicletta  poi la vedo al solito angolo di strada, faccio a piedi l’ultimo tratto cercando di nascondere l’emozione. Lei appena mi vede mi fa nel suo duro dialetto omegnese “ Di’ la verità che l’è mort “E poi abbracciandomi “Che colpa abbiamo se li abbiamo educati nella nostra idea”.(Antonella Braga, Gisella Floreanini, ed. Unicopli,Milano 2015, pag. 61)

Maura mi racconta che la nonna  aveva cercato più volte di dissuadere i figli dal salire in montagna coi partigiani, consapevole com’era dei rischi che si correvano. Lei stessa ne correva continuamente, andando e tornando dalla strada per Novara con la sua bicicletta e incontrando regolarmente i posti di blocco dove subiva le perquisizioni. Ma quando i figli, seguendo l’esempio dei genitori, si unirono alle brigate partigiane, non potè fare a meno di portare loro e ai loro compagni i cambi dei vestiti, portando con sé la figlia adolescente.

 Il fratello di Nardino, Rolando Bariselli, cade a Montrigiasco il 16 marzo 1945 in un’imboscata.

Così riportano ancora le testimonianze raccolte dall’ANPI 

 “Montrigiasco, 16 marzo 1945🌹

Caduti: Gabriele Biana, Rolando Bariselli, Martino Barni, Mario Albino Bonicalza, Gianni Gioria, Pierino Manni, Carlo Mozzi, Giuseppe Sacchi, Aldo Sala.

I cacciatori di taglie sono sempre esistiti e non vi è alcun dubbio sul fatto che esistano anche al servizio dei nazifascismi; sono coloro che per trenta denari o per una manciata di sale vendono la vita dei loro fratelli al nemico.

Ciò che accade il 16 marzo 1945 a una pattuglia di garibaldini della ‘“Servadei” è proprio il frutto di una spiata.

La pattuglia, composta da nove uomini, è comandata da Gianni Gioria che, essendo di Dagnente, conosce bene la collina e in particolare le strade e i sentieri del Vergante. E’ reduce da numerose azioni sui due versanti del Mottarone che hanno fruttato un buon bottino di armi e munizioni. Gli altri otto giovani sono: Biana di Crusinallo di Omega, Rolando Bariselli pure di Omega, Barni di Inveruno, Bonicalza di Cassano Magnago, Manni di Ghevio, Mozzi di Pavia, Sacchi di Arona e Sala di Milano.

«Nove ragazzi contenti.. in una mattina splendida… giù per un prato in discesa.. tra castagno e castagno, radure tempestate di primule, violette gentili e odorose… l’aria è tutto un profumo, fresca come se fosse piovuto da poco».

Scendono per raggiungere la strada che da Montrigiasco (frazione di Arona) porta a Ghevio ( frazione di Meina), «con la divisa marrone alla sciatora, mostrine rosse rosse e , sopra il rosso, la stella alpina grigio-argento; ciascuno, attorno alla vita, la cintura con i caricatori di mitra…» e, sulle spalle, più di un’arma, frutto delle azioni riuscite.

Tenere dietro a Gioria, un vero montanaro dal passo sicuro e continuo, non è per tutti facile e, in particolare, per i cittadini che hanno conosciuto la montagna quando vi sono saliti a fare il partigiano.

Ma «tra una stoccata e l’altra, i ragazzoni si tengono su di morale», si fanno delle belle risate e non sentono la stanchezza.
Vanno incontro alla morte. In fondo al prato .

E il padre prende il posto dei suoi figli”.

Dopo la liberazione, nel 1946, Mamma Bariselli diviene consigliera comunale per il PCI.

Ed è probabilmente in quella circostanza che decide di accogliere, nei letti che furono dei suoi due figli, i bambini che avevano sofferto la  paura e la fame sotto le bombe.

Novara, 25 luglio 2023


La Resistenza Italiana

Il ‘900 italiano su UNOeTRE.it


 

Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all’aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it – Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

Sostieni UNOeTRE.it

 

Pagare con una carta

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s’impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore. E’ vietato il “copia e incolla” del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l’articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l’insieme della pubblicazione. L’utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

 

Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all’aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it – Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

Sostieni UNOeTRE.it

 

Pagare con una carta

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s’impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore. E’ vietato il “copia e incolla” del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l’articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l’insieme della pubblicazione. L’utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Grazie per aver letto questo post, se ti fa piacere iscriviti alla newsletter di UNOeTRE.it!

Avatar

ByAutore/i esterno/i

Autori che hanno concesso i loro articoli, Collaboratori occasionali

Privacy Policy Cookie Policy