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Lettera aperta al deputato Dario Iaia

Taranto. Noi non dimentichiamo i complici del nostro genocidioTaranto. Noi non dimentichiamo i complici del nostro genocidioTaranto. Noi non dimentichiamo i complici del nostro genocidio

Lei necessita di un promemoria, per le prossime occasioni in cui si parlerà della provincia tarantina


di Associazione Genitori tarantini

Taranto terradisacrificio 390 min
Ringraziamo lo sconosciuto autore della fotografia trovata su Facebook

Signor Dario Iaia, deputato di Fratelli d’Italia,

preoccupati, i suoi colleghi le chiedono se davvero a Taranto la situazione sia così drammatica come la raccontano dai banchi dell’opposizione; lei li rassicura dichiarando che poco e niente c’è di vero su quanto si racconta.

Probabilmente, lei necessita di un promemoria, per le prossime occasioni in cui si parlerà della provincia tarantina.

Nel 2012, a seguito di allarmanti relazioni prodotte da periti nominati dal Tribunale di Taranto, la Magistratura ordinò il sequestro senza facoltà d’uso degli impianti di produzione a caldo perché incompatibili con la salute e la vita di cittadini e lavoratori (stessa motivazione che portò alla chiusura dell’area a caldo dell’acciaieria di Genova-Cornigliano, i cui lavoratori vennero tutelati dal famoso accordo di programma); nel 2020, al termine del processo denominato “Ambiente svenduto”, i giudici ordinarono la confisca degli stessi impianti. (L’emendamento Fitto, contenuto nel decreto Salva infrazioni, precede la possibilità di vendita degli impianti anche in presenza di sequestro e confisca, con buona pace dei Magistrati e del loro lavoro).

L’immunità penale (o scudo penale) venne concessa ai manager dell’acciaieria tarantina nel 2015, quando era sotto amministrazione straordinaria; in seguito, tale scudo venne in soccorso anche dei nuovi gestori privati. Il governo in carica, alla vigilia dell’epifania di quest’anno, ha inteso riproporre questa immunità,  consentendo all’azienda di continuare a produrre senza doversi preoccupare dei pericoli per l’ambiente e la salute umana e senza, perciò, preoccuparsi di avviare misure di riparazione del danno.

Nel 2019, la CEDU dichiarava lo Stato italiano colpevole di non aver tutelato la vita privata e famigliare dei tarantini, condannando l’Italia a porre rimedio nel più breve tempo possibile alla situazione creata; nel 2022, per le stesse motivazioni, l’Italia subiva altre 4 condanne da parte della CEDU. Nel frattempo, tra le due sentenze, l’Italia, attraverso Invitalia, entrava in società con ArcelorMittal, continuando a concedere a quest’ultima finanziamenti senza limiti per continuare a produrre nella stessa maniera e con gli stessi danni, se non più gravi, ad ambiente e persone.

I continui allarmi lanciati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (istituzione tecnica, non politica) sono stati ignorati dai governi precedenti e da quello attualmente in carica. Non superare i limiti di legge può convincere qualche italiano della bontà degli impianti; ma i limiti di legge sulle emissioni inquinanti sono di due/tre/quattro volte superiori a quelli che, secondo l’OMS, sono da considerare pericolosi per la salute umana. E i tecnici, ce lo consentirà, qualcosa più dei politici la sapranno, deputato Iaia.

La produzione dell’acciaieria di Taranto è ai minimi storici, con conseguente riduzione di problemi sanitari legati a tutti i tipi di tumore (che restano ben al di sopra della media regionale), ma si sta ancora verificando un numero insopportabile di leucemie, tumori legati alle emissioni di benzene (classificato come agente cancerogeno di categoria 1/A, produttore in particolare di leucemie).

La multinazionale ArcelorMittal è più propensa a rispettare la legge del Far West che le leggi italiane; così, a Taranto, anche la dignità dei cittadini viene derisa (questo anche per colpa di governi, compreso l’attuale, pronti ad accettare di tutto pur di non vedere andar via il più grande inquinatore del mondo).

E infine, deputato Iaia, se ancora i sui colleghi dovessero chiederle di Taranto, si ricordi di citate il rapporto della Commissione per i Diritti Umani dell’ONU (la più alta istituzione del pianeta), pubblicato a gennaio del 2022 (lo scorso anno, deputato Iaia).

Noi, per non sapere leggere e scrivere, le inviamo quanto riportato in tale rapporto a proposito delle cosiddette “zone di sacrificio”.

“…

29. La perdurante esistenza di zone di sacrificio è una macchia sulla coscienza collettiva dell’umanità.

Spesso create dalla collusione di Governi e imprese, le zone di sacrificio sono l’opposto diametrale dello sviluppo sostenibile, danneggiando gli interessi delle generazioni presenti e future.

Le persone che abitano le zone di sacrificio sono sfruttate, traumatizzate e stigmatizzate. Sono trattate come usa e getta, le loro voci ignorate, la loro presenza esclusa dai processi decisionali e la loro dignità e diritti umani calpestati.

Le zone di sacrificio esistono negli Stati ricchi e poveri, nel nord e nel sud, come descritto negli esempi seguenti.

Le descrizioni delle zone di sacrificio aggiuntive sono contenute nell’allegato I.

45. L’acciaieria Ilva di Taranto, in Italia, da decenni compromette la salute delle persone e viola i diritti umani scaricando enormi volumi di inquinamento atmosferico tossico.

I residenti nelle vicinanze soffrono di livelli elevati di malattie respiratorie, malattie cardiache, cancro, disturbi neurologici debilitanti e mortalità prematura.

Le attività di pulizia e bonifica che avrebbero dovuto iniziare nel 2012 sono state posticipate al 2023, con l’introduzione da parte del Governo di appositi decreti legislativi che consentono all’impianto di continuare a funzionare.

Nel 2019 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha concluso che l’inquinamento ambientale continuava, mettendo in pericolo la salute dei ricorrenti e, più in generale, quella dell’intera popolazione residente nelle aree a rischio.”

Buona lettura, deputato Iaia. E si ricordi che fare parte delle truppe cammellate non sempre può essere piacevole, in quanto ci si ritrova, a volte, a fare i conti con la propria coscienza.

P.s. Dica ai suoi colleghi e agli italiani che, in barba alla democrazia, l’emendamento Fitto riduce i poteri d’intervento a tutela della salute pubblica solo del sindaco di Taranto (anche dei futuri primi cittadini), creando una discriminazione tra sindaci mai accaduta, da quando l’Italia è una repubblica democratica.

E, come ultima cosa, ci faccia un piacere: dica al signor Fitto che ha dimenticato di inserire nell’emendamento la somministrazione forzata di olio di ricino per i tarantini dissidenti. Sarà, così, un emendamento più a vostra immagine e somiglianza.


Città di Taranto inquinata

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