Altra lettera aperta al deputato Dario Iaia

Taranto. Noi non dimentichiamo i complici del nostro genocidioTaranto. Noi non dimentichiamo i complici del nostro genocidioTaranto. Noi non dimentichiamo i complici del nostro genocidio

Non rispondere ad una lettera perchè inviata agli organi d’informazione


di Associazione Genitori tarantini

Il muro di gomma

Avvocato Dario Iaia, deputato di Fratelli d’Italia,

il caso ha voluto che le nostre strade si incrociassero, qualche sera fa; ne abbiamo, quindi, approfittato per chiederle se avesse avuto modo di leggere la lettera che avevamo a lei indirizzato.

Lei ha onestamente ammesso di averla letta, ma di aver ritenuto di non rispondere in quanto la stessa era stata inviata anche alle testate giornalistiche. E’ stata una risposta che ci ha sconcertato, qualcosa che ci ha fatto pensare ad una sorta di omertà nei confronti della opinione pubblica. “Perché,” ci siamo chiesti, “qualcosa che riguarda la comunità tarantina debba restare una lettera privata?” Non lo abbiamo mai fatto, deputato Iaia. Ogni nostra lettera è sempre stata pubblica, come pubbliche dovrebbero essere le risposte da parte di rappresentanti delle Istituzioni, quando non investono le sfere private.

Dunque, secondo lei, a una lettera pubblica non si deve rispondere!

Dissentendo da questa sua posizione, ci permettiamo di inviarle un’altra lettera (che anche questa volta verrà inviata in copia agli organi di informazione) per ricordarle quanto detto, qualche sera fa, di persona, nella convinzione che, anche in questo caso, andremo a sbattere contro quel muro di gomma di cui sembrano fatti i politici italiani, anche e soprattutto quando si parla di Taranto.

Lei, molto gentilmente, ha osservato che noi facevamo riferimento a fatti accaduti nel 2012 e che la situazione e di molto cambiata, quest’anno. A parte il fatto che noi ci siamo soffermati sulla preoccupazione tuttora dichiarata dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, la più alta istituzione del pianeta in tema di salute) per quanto ancora succede, a Taranto, le abbiamo anche riportato alcuni passaggi della Commissione per i diritti umani dell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite, la più alta istituzione in assoluto a livello mondiale) che nel 2022 (l’anno scorso, deputato Iaia, non undici anni fa) ha inserito Taranto tra le “zone di sacrificio umano”, create dalla collusione tra Governi e industrie.

E quale è stata la sua risposta? “Evidentemente, voi non avete letto il rapporto di Legambiente di quest’anno!”

“Legambiente”? Legambiente è una associazione, non una Istituzione, deputato Iaia. L’ISS (Istituto Superiore di Sanità, i cui operatori sono medici, tecnici, ricercatori, studiosi, esperti) è una Istituzione. L’ISS fa riferimento al Ministero della Salute, altra Istituzione. Con tutto il rispetto che si deve ad una associazione, crediamo che, in certi campi, è meglio affidarsi alle istituzioni. Per quanto riguarda ambiente e salute, è assolutamente necessario consultare le istituzioni di riferimento.

Abbiamo richiamato alla sua mente il processo “Ambiente svenduto” e le motivazioni del collegio giudicante nelle quali si legge che anche ad AIA completata il rischio sanitario resta inaccettabile. Lei, però, ha insistito sul rapporto di Legambiente!

Oggi, l’acciaieria è al minimo di produzione, ma, nonostante questo, i picchi di benzene (cancerogeno di classe 1, colpevole di leucemie, secondo i medici e i ricercatori, gli studiosi e gli esperti) sono all’ordine del giorno, come quotidiani sono gli slopping, deputato Iaia. Non nel 2012: oggi! Per esempio, la notte del 31 luglio si è registrato un record assoluto per Taranto: 85 microgrammi a metro cubo (media oraria). E ancora, fra le ore 3 e le ore 4 del 14 agosto la centralina del quartiere Tamburi in via Machiavelli ha registrato due valori particolarmente elevati di benzene, rispettivamente di 50 e 28 microgrammi a metro cubo (medie orarie). Alle ore 5 la nube di benzene si è spostata sul resto della città facendo registrare un valore di 15 microgrammi a metro cubo (media oraria) in via Alto Adige.

Lei ha poi tenuto la sua lezioncina sulla cosiddetta “decarbonizzazione”, dichiarando che ci vorranno, però, almeno sei o sette anni per raggiungerla. Ed è arrivato a fare anche un accenno sulla produzione ad idrogeno, alimentando la pubblicità ingannevole ad uso e consumo del popolo italiano. Premesso che anche la produzione con forni elettrici è inquinante, dichiarare che si potrà realizzare non prima di sei o sette anni significa che per tutto questo tempo si continuerà a produrre a caldo, aumentando il tonnellaggio annuo fino a vette più che doppie rispetto ad oggi. Con buona pace del rapporto di Legambiente (che, tra l’altro, sicuramente per colpa nostra, non abbiamo trovato). A quel punto, un signore che stava assistendo alla discussione è intervenuto dicendo: “Sei o sette anni? I tarantini stanno morendo oggi!” E questa è la sola verità inconfutabile, deputato Iaia. Non, come ci ha detto lei, “la nostra verità”.

Infine, non aveva senso dirci che sull’immunità penale reintrodotta da questo governo pochi hanno capito cosa davvero significhi. Già aver reintrodotto l’immunità penale è un delitto, qualsiasi sia il significato, deputato. Del resto, perché riproporla, se tutto sembra andare bene, come dice il rapporto di Legambiente?

Deputato Iaia, anche questa volta le chiediamo di risponderci, utilizzando gli stessi organi di informazione, per trasparenza.

Potremmo anche accogliere la sua dichiarata disponibilità ad incontrarci, ma solo in un incontro pubblico, anche se, in realtà, immaginiamo benissimo che anche in questo caso andremmo a sbattere contro quel muro di gomma che, come già richiamato ad inizio missiva, i politici italiani amano indossare, in alcuni drammatici momenti della vita della Repubblica italiana.

Noi siamo fatti così: siamo per la massima trasparenza.

Siamo fatti male.

Ci saluti il ministro salentino Raffaele Fitto e il suo emendamento al decreto “Salva infrazioni”. Lui e lei, deputato, siete due fulgidi esempi di come i politici si battono per la difesa e il rispetto del proprio territorio.


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