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Giorgia Meloni mena il can per l’aia

Aldo Pirone

ByAldo Pirone

16 Agosto 2023
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La questione del salario minimo si presta a qualche osservazione


di Aldo Pirone

Tralascio tutte le corbellerie ideologiche portate avanti da una miriade di economisti cosiddetti liberali che quando lo Stato è chiamato a legiferare in favore dei lavoratori invocano sempre il mercato, il pericolo del lavoro nero e tante altre calamità, mentre quando quel medesimo Stato interviene quotidianamente e sotto diverse forme a dare aiuti spesso a go go a lorsignori è considerato normale. Basti dire in proposito che nell’Europa dell’Ue, anche quella liberal liberista, sono 22 gli Stati che prevedono il salario minimo.

Se poi si ha paura – come dice ipocritamente la Meloni – di fare un danno ai lavoratori spingendo al ribasso i salari va ricordato che la proposta delle opposizioni (M5s, Pd, Avs, +Europa, Azione) all’art. 1 dice: “salvo restando i trattamenti di miglior favore”. Come si è sempre fatto in passato nella contrattazione sindacale. Il testo della proposta è stato pubblicato fra gli altri dal “Sole 24ore” dell’1 luglio scorso:

La stessa Confindustria dice di non avere problemi a discuterne. “Tutti i contratti di Confindustria – ha rilevato il Presidente Bonomi – anche nelle qualifiche più basse, sono superiori ai 9 euro lordi: è il segno evidente che la contrattazione tra noi e il sindacato è virtuosa, porta a maggiori benefici a lavoratori e imprese”.  Già, ma il problema, appunto, sono i circa 3 milioni e mezzo di lavoratori che non rientrano in questa casistica confindustriale.

La forza della proposta delle opposizioni – tra l’altro ha fatto bene Renzi a tirarsi fuori da questa compagnia insalubre, anche perché lui più che opposizione è una sorta di squadretta di riserva del governo – sta nel fatto di intrecciare salvaguardia della contrattazione sindacale e intervento legislativo.

Giorgia Meloni, sempre molto attenta a quel che passa nella mente e nella pancia del suo elettorato allargato, ha capito, a differenza di molti suoi ottusi pretoriani e alleati, che non bisognava, come su altre questioni sociali, opporre un secco rifiuto pregiudiziale. Visti i sondaggi era meglio assumere l’atteggiamento della scettica e non negarsi al confronto politico. E intanto manovrare per portare alle lunghe la discussione, nonostante che in commissione lavoro alla Camera se ne sia parlato per ben 4 mesi con moltissime audizioni comprese quelle del Cnel diretto da Brunetta cui si vorrebbe da parte meloniana attribuire nella discussione il ruolo di suprema Corte sempre per prendere tempo e tirarla per le lunghe.

L’11 agosto il confronto fra governo e opposizioni è arrivato e l’impressione è che la Meloni continui, in sostanza, come si dice in gergo, a “menare il can per l’aia”. Fanno bene le opposizioni a incalzarla sbugiardando ogni sua obiezione pretestuosa. E fanno bene, almeno la maggioranza di esse, a portare il confronto nel paese raccogliendo le firme sulla petizione appositamente e unitariamente promossa.

C’e, poi, il solito benaltrismo che è stato mobilitato dai contrari al salario minimo. Qualche volta, purtroppo, alberga anche in qualche mente inconsapevole della sinistra.

Nessuno dice che il salario minimo è esaustivo del tema lavoro. Certamente si accompagna a quello dell’abbassamento strutturale del cuneo fiscale, del riconoscimento per legge della rappresentanza sindacale, di un nuovo statuto dei diritti dei lavoratori, del prelievo fiscale, degli investimenti per l’occupazione, del reddito di cittadinanza ecc.. Ma per ora è l’anello da afferrare per muovere tutta la catena. 

Sapendo che si sta parlando di 9 euro lordi che al netto di tasse e contributi recedono a circa 6-7 euro netti a una cifra mensile intorno ai 1.200 euro; nella ipotesi migliore. Un salario di sopravvivenza con cui non si va certo in vacanza al “Twinga”.      

L’altro elemento da osservare è che una ricostruzione unitaria e di governo del fronte delle opposizioni deve partire anche dai singoli temi, in particolare da quelli sociali più sentiti dall’opinione pubblica e da coloro, i più abbandonati e tartassati delle fasce popolari, che bisogna riportare alle urne infondendo nuova fiducia e speranza di poter cambiare le cose.

L’intesa sul salario minimo va bene, ma anche sul resto – iniziativa diplomatica per la Pace, transizione energetica  e ambientale, Pnrr, riforma fiscale, sanità, welfare – urge affrettarsi per un’intesa perché rispetto alle necessità del paese e alle aspettative degli italiani si è indietro, molto indietro.


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Aldo Pirone

ByAldo Pirone

Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda

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